172
tra i diversi ceti urbani. Come ha scritto Franco Venturi, alla fine della guerra la
Consolata «era effettivamente l’espressione più caratteristica della vita religiosa,
insieme popolare e ufficiale», di Torino e l’aristocratico Alberto Radicati di Pas-
serano (1698-1737), che fino a vent’anni ne fu un fervente devoto, avrebbe trat-
to proprio dall’immersione in questo multiforme «mondo di cerimonie e di
miracoli» l’impulso per la sua rottura libertina e radicale
60
. È possibile che il sug-
gerimento di monsignor Vibò al Consiglio municipale, di evitare processioni e
cerimonie che mettessero in pericolo la cittadinanza, celasse una scarsa approva-
zione per le pratiche cultuali dei cistercensi, ma la forza evocativa della Conso-
lata era legittimata e intensificata dalla risaputa devozione di Sebastiano Valfrè,
di Vittorio Amedeo II e della corte. Il duca, che aveva allora come confessore il
cistercense abate Dormiglia
61
, volle ricordare l’assedio facendo collocare una
serie di pilastrini in pietra con l’effigie della Consolata per 12 miglia lungo la
linea dell’accerchiamento
62
. Valfrè, secondo quanto emerge in una ricostruzione
agiografica settecentesca, aveva talmente raccomandato nei discorsi e nelle pre-
diche di avere fiducia nella protezione della Vergine che il «popolo» aveva attri-
buito alle sue parole il significato di una predizione e perciò a ogni ora del gior-
no la chiesa era gremita di persone che si recavano a venerare l’immagine mira-
colosa
63
. Come un miracolo della Vergine Valfrè interpretava l’incolumità di tutti
coloro che partecipavano alle cerimonie presso la chiesa
64
. La nutrita aneddotica
dell’assedio tramanda innumerevoli atti di fede nei poteri straordinari dell’im-
magine della Consolata, che i soldati portavano con sé e i cittadini appendevano
alle porte delle case
65
. Nel 1730 Alberto Radicati di Passerano, nel suo
Christia-
nity set in a true Light
, avrebbe descritto criticamente il modo in cui «these good
monks» durante i bombardamenti francesi erigevano l’immagine della Madonna
sulla cupola della chiesa affinché ella respingesse con la mano le bombe che sta-
vano per cadere sul tempio
66
.
Il rilievo pubblico della chiesa si consolidò dopo la fine della guerra di successio-
ne spagnola e la pace con la Francia, il cui merito fu attribuito dalla città esplici-
tamente alla Consolata
67
. Ormai dotata di indiscusso potere attrattivo, la chiesa
coinvolse, nella processione solenne del 7-8 settembre 1713 per l’anniversario
della liberazione di Torino, la famiglia reale, con il vescovo di Mondovì Giovan-
battista Isnardi di Castello e i magistrati del Senato e della Camera
68
. Il 21 mag-
gio 1714, infine, il Consiglio municipale, riconoscendo di aver molto beneficiato
della protezione della «Gran Vergine Consolatrice» e «desiderando maggiormen-
te impegnarla nel già assonto patrocinio di questa Città in avenire», la elesse «sin-
golar protetrice» di Torino
69
. Il successo dei monaci di san Bernardo è evidente
nell’ordine dello stesso Consiglio «che la Città vada in corpo ogni anno, e nel
giorno che da detti monaci si solenisa la sua festa, nella detta luoro chiesa a vene-
rarla»
70
. In tal modo, con un lieve slittamento, la Vergine eletta nel 1706 protet-
trice della città divenne la Consolata e la festa del 20 giugno, tradizionale ricor-
Voto del re Vittorio Amedeo II sul colle di Superga nel
tempo dell’assedio di Torino nel 1706
, olio su tela
(Torino, Chiesa di Santa Cristina).
60
F
RANCO
V
ENTURI
,
Saggi sull’Europa illuminista. I. Alberto Radicati di Passerano
, Torino: Einaudi, 1954, p. 41.
61
F.L. S
OLERI
,
Diario manoscritto dal 22 marzo 1682 al 27 febbraio 1721
cit., p. 209.
62
D
OMENICO
F
RANCHETTI
,
Storia della Consolata con illustrazioni critiche e documenti inediti
, Torino: Celanza,
1904, p. 284.
63
Vita del venerabile servo di Dio P. Sebastiano Valfrè della Congregazione dell’Oratorio di Torino. Raccolta de pro-
cessi fatti per la sua beatificazione
, Torino: Vimercati, 1748, p. 219.
64
Ibid
., p. 220.
65
Si vedano la litografia di Leopoldo Wolf (p. 171) e la xilografia di Luigi Vincenti che riproducono tali imma-
gini: R. M
AGGIO
S
ERRA
, R. R
OCCIA
,
1835. Emergenza
cholera-morbus cit., pp. 234-235.
66
A
LBERTO
R
ADICATI DI
P
ASSERANO
,
XII Discourses political and historical. By a pagan philosopher newly converted
,
London, 1730, riportato in F. V
ENTURI
,
Saggi sull’Europa illuminista
cit., pp. 43-44.
67
F.L. S
OLERI
,
Diario manoscritto dal 22 marzo 1682 al 27 febbraio 1721
cit., p. 190.
68
Ibid
., p. 200.
69
ASCT,
Ordinati
, vol. 244, cc. 42-43, verbale della seduta del 21 maggio 1714.
70
Ibidem
.




