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ghe» del sacro lenzuolo, che evidentemente considerava dotato di poteri tauma-

turgici

80

. Il 29 luglio, scrivendo alla duchessa, espresse il desiderio di rivederla con

la corte a fare le devozioni alla Consolata, ora più frequenti che in tempo di pace,

e il 7 settembre suggerì alla famiglia reale di prendere la Vergine «per guida» nel

viaggio di ritorno a Torino

81

.

Anche San Filippo, la chiesa degli oratoriani cui apparteneva Valfrè, era dalla fine

del Seicento impegnata in un processo di trasformazione strutturale e di amplia-

mento della propria influenza che l’avrebbe portata a diventare una delle più

importanti parrocchie torinesi, seconda solo alla cattedrale di San Giovanni

82

.

Congregazione in sviluppo, distante dal mondo dei regolari per l’assenza dei voti,

l’organizzazione non gerarchica e l’impegno nella vita attiva, l’Oratorio torinese

trasse grande impulso dalla capacità di Valfrè di polarizzare intorno a sé una rete

diversificata di relazioni sociali e di agire in molteplici contesti istituzionali e

devozionali, dalla corte ai ceti aristocratici e popolari, dalle istituzioni diocesane

80

AST, Corte,

Casa Reale

, Lettere di Santi, m. 1, n. 17, 19 giugno 1706.

81

Ibid

., Valfrè alla Real duchessa di Savoia, 29 luglio 1706; Valfrè alle Serenissime Altezze, 7 settembre 1706.

82

Su San Filippo si vedano V

ERA

C

OMOLI

M

ANDRACCI

,

Le invenzioni di Filippo Juvarra per la chiesa di San Filippo

Neri in Torino

, Torino: Albra, 1967; M

ICHELA

D

I

M

ACCO

,

Il «più conveniente decoro» in San Filippo a Torino: alta-

re maggiore e prime cappelle nella chiesa di Filippo Juvarra

, in V

ERA

C

OMOLI

M

ANDRACCI

, A

NDREINA

G

RISERI

(a

cura di),

Filippo Juvarra architetto delle capitali. Da Torino a Madrid

, Milano: RCS Libri, 1995, pp. 269-330; M.T.

S

ILVESTRINI

,

La Chiesa, la città e il potere politico

cit., pp. 1140-1145.

Giacinta Ferrero,

Voto di Vittorio Amedeo II

, olio su

tela, 1851 (Torino, Basilica di Superga).