175
ghe» del sacro lenzuolo, che evidentemente considerava dotato di poteri tauma-
turgici
80
. Il 29 luglio, scrivendo alla duchessa, espresse il desiderio di rivederla con
la corte a fare le devozioni alla Consolata, ora più frequenti che in tempo di pace,
e il 7 settembre suggerì alla famiglia reale di prendere la Vergine «per guida» nel
viaggio di ritorno a Torino
81
.
Anche San Filippo, la chiesa degli oratoriani cui apparteneva Valfrè, era dalla fine
del Seicento impegnata in un processo di trasformazione strutturale e di amplia-
mento della propria influenza che l’avrebbe portata a diventare una delle più
importanti parrocchie torinesi, seconda solo alla cattedrale di San Giovanni
82
.
Congregazione in sviluppo, distante dal mondo dei regolari per l’assenza dei voti,
l’organizzazione non gerarchica e l’impegno nella vita attiva, l’Oratorio torinese
trasse grande impulso dalla capacità di Valfrè di polarizzare intorno a sé una rete
diversificata di relazioni sociali e di agire in molteplici contesti istituzionali e
devozionali, dalla corte ai ceti aristocratici e popolari, dalle istituzioni diocesane
80
AST, Corte,
Casa Reale
, Lettere di Santi, m. 1, n. 17, 19 giugno 1706.
81
Ibid
., Valfrè alla Real duchessa di Savoia, 29 luglio 1706; Valfrè alle Serenissime Altezze, 7 settembre 1706.
82
Su San Filippo si vedano V
ERA
C
OMOLI
M
ANDRACCI
,
Le invenzioni di Filippo Juvarra per la chiesa di San Filippo
Neri in Torino
, Torino: Albra, 1967; M
ICHELA
D
I
M
ACCO
,
Il «più conveniente decoro» in San Filippo a Torino: alta-
re maggiore e prime cappelle nella chiesa di Filippo Juvarra
, in V
ERA
C
OMOLI
M
ANDRACCI
, A
NDREINA
G
RISERI
(a
cura di),
Filippo Juvarra architetto delle capitali. Da Torino a Madrid
, Milano: RCS Libri, 1995, pp. 269-330; M.T.
S
ILVESTRINI
,
La Chiesa, la città e il potere politico
cit., pp. 1140-1145.
Giacinta Ferrero,
Voto di Vittorio Amedeo II
, olio su
tela, 1851 (Torino, Basilica di Superga).




