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La scelta di Huchtenburg non sembra quindi cadere a caso: autorevoli modelli
francesi, da cui trarre ispirazione, dovevano essere ben noti al pittore, reduce da
precedenti esperienze parigine e sicuramente aggiornato sui cicli dipinti negli
anni successivi dai colleghi «battaglisti». I successi del re confermavano la bene-
volenza di Dio e le gallerie delle battaglie erano la prova tangibile del giudizio
divino favorevole
6
. Sia al committente sia al pittore dovevano perciò essere note
le pareti dello scalone degli Ambasciatori, affrescate nel 1677-1678 da Adam
Frans Van der Meulen su progetto di Le Brun e su commissione di Colbert con
quattro episodi della guerra d’Olanda (gli assedi di Cassel, Saint-Omer, Cambrai
e Valenciennes), distrutte nel 1752 per volere di Luigi XV e oggi note attraverso
la serie di incisioni di Louis de Surugue e di Charles Simonneau su disegno di
Jean Michel Chevotet
7
. O la decorazione della galleria degli Specchi a Versailles,
realizzata da Le Brun tra il 1678 e il 1681 con una ricchezza di approfondimenti
allegorici senza eguali, e, alle stesse date, il ciclo di Joseph Parrocel nel refettorio
dell’Hotel des Invalides a Parigi, o ancora di Van der Meulen il ciclo delle quat-
tordici battaglie del re ordinate per il castello di Marly a partire dal 1680
8
.
Le dieci battaglie di Huchtenburg raccolgono l’eredità francese nel carattere di
ufficialità, che si fonde con la tradizione di azione della battaglia seicentesca. La
serie comincia con la battaglia di Zenta vinta sui turchi nel 1697 e si chiude con
la battaglia di Belgrado, nuovamente combattuta contro i turchi nel 1717. La bat-
taglia di Torino è firmata e datata 1712. In primo piano si svolge lo scontro di
cavalleria, a destra il principe Eugenio, in sella a un cavallo bianco che calpesta
bandiere e insegne nemiche, incita i suoi alla battaglia contro le linee francesi
nella zona di Lucento. In lontananza si scorge la città di Torino, circondata dalle
colline. L’incisione stampata per il volume di Dumont ripropone fedelmente il
dipinto, che insieme al resto della serie fu il primo nucleo della quadreria vien-
nese del principe Eugenio a giungere a Torino nel corso dell’acquisizione della
collezione da parte di Carlo Emanuele III di Savoia dopo la morte del principe
nel 1736
9
.
Il ciclo rappresenta subito un riferimento in Europa per le gallerie di palazzo
dedicate dai principi alle proprie gesta militari
10
. Lo stesso Carlo Emanuele III,
6
J
OËL
C
ORNETTE
,
Le roi de guerre. Essai sur la souveraineté dans la France du Grand Siècle
, Paris: Payot, 1993,
pp. 130-134.
7
Charles Le Brun (1619-1690). Le décor de l’escalier des Ambassadeurs à Versailles
, Paris: Réunion des Musées
Nationaux, 1990-1991 e P
ASCAL
T
ORRÈS
G
UARDIOLA
,
Charles Le Brun et Adam Frans Van der Meulen: peinture de
bataille et peinture d’histoire dans le décor peint de l’Escalier des Ambassadeurs à Versailles
, in
À la gloire du roi
cit.,
pp. 203-209.
8
Per i grandi cicli decorativi francesi si può far riferimento a N
ICOLAS
M
ILOVANOVIC
,
Du Louvre à Versailles. Lec-
ture des grands décors monarchiques
, Paris: Les Belles Lettres, 2005. In particolare, per la galleria degli Specchi
dedicata alle conquiste del re durante la guerra d’Olanda, si vedano anche C
LAIRE
C
ONSTANS
, L
YDIA
B
EAUVAIS
,
Le
Roi gouverne par lui-même. 1661. Une esquisse de Charles Le Brun pour la voûte de la galerie des Glaces au château
de Versailles
, in «Revue du Louvre et des Musées de France», 1999, n. 2, pp. 56-61; N
ICOLAS
M
ILOVANOVIC
,
Les
plafonds des grands appartements de Versailles: un traité du bon gouvernement
, in «Monuments et mémoires de l’A-
cadémie des inscriptions et belles-lettres», t. LXXVIII, 2000, pp. 85-139; I
D
.,
Les grands décors peints de Louis
XIV. Esquisses et dessins
, Arles: Actes Sud, 2002. Per l’iconografia del refettorio dell’Hôtel des Invalides, ora sala
di Francesco I, si veda M
ICHEL
H
ANOTAUX
,
Le programme iconographique du réfectoire
, in
Peintures murales aux
Invalides
cit., pp. 166-229, mentre per la figura di Parrocel, dopo i numerosi articoli di Antoine Schnapper (1959,
1970, 1980, 1985), si vedano ora gli studi aggiornati di Jérôme Delaplanche citati alla nota 2. Infine, nel ciclo del
castello di Marly Van der Meulen dipinge, a differenza dei quattro dipinti per lo scalone degli Ambasciatori di
stampo più celebrativo, quasi delle scene di genere in cui il re a stento si riconosce tra gli astanti: si veda N. M
ILO
-
VANOVIC
,
Du Louvre à Versailles
cit., pp. 230-236.
9
Le battaglie giungono a Torino nel 1737 in seguito all’acquisto delle collezioni del principe concordato con l’e-
rede Vittoria di Savoia-Soissons. Sul carteggio tra il conte Luigi Malabaila di Canale, ambasciatore sabaudo a Vien-
na, e il marchese d’Ormea, primo ministro di Carlo Emanuele III, relativo alle laboriose trattative, si veda la biblio-
grafia citata alla n. 3, e in particolare C. S
PANTIGATI
,
Le battaglie di Jan Huchtenburgh per Eugenio di Savoia-Sois-
sons
cit. Si veda inoltre la scheda di Karl Gutkas in I
D
. (a cura di),
Prinz Eugen und das Barocke Österreich
cit., p.
201.
10
Numerose sono le repliche autografe (castello di Pommersfelden) e le copie, come quelle commissionate nel 1730
da Federico Guglielmo I di Prussia per Postdam o le sei battaglie di inizio Ottocento a Buchkingham Palace, per
cui C
HRISTOPHER
W
HITE
,
The Dutch pictures in the Collection of her Majesty the Queen
, Cambridge: Cambridge
University Press, 1982, pp. 170-173, figg. 235-240. Il MCAA di Torino possiede una copia antica della
Battaglia di




