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Lo stesso tema viene affidato a un artista del calibro di Francesco Solimena per il
primo altare laterale a sinistra della chiesa di San Filippo a Torino. Questa volta,
a impetrare l’intercessione non è più il beato Amedeo, ma san Filippo Neri, e
della battaglia non rimane traccia: sullo sfondo si intravede la città che dopo l’as-
sedio e i disastri della guerra ha recuperato fama e prestigio internazionale dive-
nendo capitale del regno, con Superga riconoscibile sulla collina. L’importanza
della pala è testimoniata dalla commissione della tela: entra in gioco il ricco mer-
cante torinese Gabriele Bogetto che nel 1722 mette a disposizione del padre ora-
toriano Perardi, colto interlocutore di Juvarra, la somma per far dipingere il qua-
dro, per il quale è pagato un forte acconto nel 1723. Il bozzetto della pala, che
riflette scelte cromatiche, composizione e plasticità della redazione finale, si trova
oggi al Museo Civico di Torino
43
.
Se la corte si muove con opere grandiose, la città dimostra altrettanto zelo. Le
preghiere in favore dell’intercessione della Vergine e dei santi protettori di Tori-
no Solutore, Avventore e Ottavio intensificano il culto soprattutto nella chiesa di
San Francesco da Paola, all’Annunziata, in San Filippo e all’Ospedale della
Carità. Il 20 giugno 1706 il Consiglio prende a patrona della città la Vergine della
Consolata: le novene non si contano, le immagini vengono distribuite a migliaia
e, per venire incontro alle esigenze dei soldati impegnati nei servizi dell’esercito,
in piazza San Carlo viene allestito un altare con un dipinto della Consolata,
davanti al quale ogni sera si cantano le litanie
44
.
Il Consiglio ordina che ogni anno il 7 e l’8 settembre, vigilia e festa della Natività
della Vergine patrona della città, sia ricordata la liberazione dall’assedio francese
con il canto del
Te Deum
nella chiesa del Corpus Domini, tempio decurionale
della città, e una solenne processione con la partecipazione della corte e delle
autorità cittadine, culminante nella messa grande alla Consolata. L’impegno della
città si traduce, in occasione del primo anniversario della vittoria, nella commis-
sione di un dipinto per l’altar maggiore del Corpus Domini, per cui vengono pre-
sentati diversi disegni da «pitori acreditati» e una tela di modello del pittore
Gadin. La statua processionale della Beatissima Vergine viene invece affidata il 16
aprile 1707 all’abilità indiscussa dello scultore in legno Carlo Giuseppe Plura. In
giugno le autorità cittadine fanno sapere che al quadro sta lavorando Stefano
Maria Legnani, detto il Legnanino. La statua è compiuta il 12 agosto 1707, ma
dopo dodici giorni il Consiglio annota che «essendo troppo usuale la sola indo-
ratura, si propone di colorire in azzurro la veste, e indorare il manto con orna-
mento di fiori»
45
. Il pagamento della pala d’altare del Corpus Domini, che il 30
agosto risulta inviata da Milano e appesa nella Sala consigliare del Comune, è
invece registrato il 5 settembre 1707.
Il 6 settembre del 1716, il dono da parte della dama d’onore della regina, Enri-
chetta Ponte di Rossiglione contessa di Scarnafigi, di una statua d’argento della
Madonna, del peso di oltre trenta chili, porta lo scompiglio nei preparativi per la
vicina festa della Natività. I padri della Consolata propongono di utilizzare per la
43
Riguardo alla pala e al bozzetto, si vedano M
ICHELA DI
M
ACCO
,
Francesco Solimena. Una pala d’altare per la chie-
sa di San Filippo a Torino
, in A. G
RISERI
, G. R
OMANO
,
Filippo Juvarra a Torino
cit., pp. 270-277, tav. 50; M
ICHELA
DI
M
ACCO
,
Il
«
più conveniente decoro
»
in San Filippo a Torino: altare maggiore e prime cappelle nella chiesa di Filip-
po Juvarra
, in V. C
OMOLI
M
ANDRACCI
, A. G
RISERI
,
Filippo Juvarra
cit., pp. 269-277; M
ICHELA DI
M
ACCO
,
San Filip-
po a Torino: pale d’altare d’
«
eccellente pennello
»
nella chiesa Nuova di Filippo Juvarra
, in
La regola e la fama. San
Filippo Neri e l’arte
, Milano: Electa, 1995, catalogo della mostra, Roma, 1995, pp. 573-574; e S. P
ETTENATI
, G.
R
OMANO
,
Il tesoro della città
cit., pp. 145-146, n. 304, scheda di Michela di Macco.
44
F. R
ONDOLINO
,
Vita torinese durante l’assedio 1703-1707
cit., pp. 374-377 e
passim
.
45
Ibid
., pp. 168-171. Le
Schede Vesme
cit., III, 1968, pp. 840-843, non dedicano che poche righe alla statua proces-
sionale. Si vedano F
RANCO
G
UALANO
,
Documenti biografici su Carlo Giuseppe Plura (1665-1737). La più antica scul-
tura documentata e altri riferimenti
, in «Bollettino SPABA», LII (2000), pp. 119-134 e G
ELSOMINA
S
PIONE
,
Teatri
di Santi nelle chiese
, in G. D
ARDANELLO
,
Sculture nel Piemonte del Settecento
cit., p. 256, n. 14. Nel 1832, infine,
Carlo Felice e Maria Cristina di Borbone donano al santuario una nuova statua d’argento modellata su disegno di
Amedeo Lavy, fusa a Roma (si veda A. V
IRIGLIO
,
Cronache dell’assedio di Torino 1706
cit., p. 89).




