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sfondo una Torino in cui si intravvedono ancora i cannoni appostati per la dife-
sa, o quella di Giovanni Gerolamo Fezza del 1719, sempre su disegno di Gram-
pin, che presenta la Vergine del Rosario venerata da san Domenico e santa Cate-
rina, con la raffigurazione della peste e della carestia da cui la Vergine ha preser-
vato i cittadini durante l’assedio, e una piccola veduta di Torino con cavalieri che
combattono sullo sfondo della torre civica
49
.
I
«
FATTI D
’
ARME
»
DI GIUSEPPE PIETRO BAGETTI
. Con la galleria delle Battaglie
Carlo Emanuele III dà per la prima volta cornice organica alla rappresentazione
delle glorie militari della sua casata, precisando le funzioni di questo genere pit-
torico in chiave dinastica e celebrativa e recuperando la traccia di interessi che si
erano manifestati nella committenza di corte già a partire dal regno di Carlo Ema-
nuele I. La battaglia come soggetto pittoresco, così come viene delineandosi agli
inizi del Seicento, non sembra avere goduto, in Piemonte, di particolare fortuna
50
;
diverso invece il caso della raffigurazione a carattere celebrativo, posta ai confini
tra pittura di storia, pittura di paesaggio e scena di genere.
Nel 1582 Carlo Emanuele I commissiona a Palma il Giovane, reduce dall’impre-
sa per la sala del Maggior Consiglio di Venezia, il dipinto con la
Battaglia di San
Quintino
, omaggio alla vittoria conquistata dal padre Emanuele Filiberto sui
campi della Francia settentrionale nel 1557
51
. La grande tela, terminata nel 1585,
era destinata a rimanere nel tempo uno dei punti cardine dell’arredo del Palaz-
zo ducale e il tema delle battaglie, inteso come momento di celebrazione dinasti-
ca e come ricerca di identità storica per lo stato, si sviluppa con percorsi diversi,
come dimostrano da un lato le tre piccole tempere con le glorie di Amedeo VI
ora alla Galleria Sabauda e le storie illustrate
52
, dall’altro i fondali dipinti su cui
si stagliavano i grandi ritratti equestri della galleria che univa gli appartamenti
ducali all’antico castello, descritti da Federico Zuccari: «vi hanno li detti Prenci-
pi a cavallo nel mezo in un paese, nel quale di lontano con figure di mediocre
grandezza si faranno l’imprese che quei Prencipi havranno fatte di prese di città
e castella»
53
.
Nei primi decenni del Seicento le battaglie sono parte integrante dei programmi
decorativi messi in opera dalle maestranze lombarde nel cantiere del castello di
Rivoli e in quello del Valentino; il tema sembra svolgere un ruolo centrale anche
nelle scelte d’arredo. Proprio al Valentino resta memoria di una serie di dipinti
con scene di guerra collocati nell’appartamento di Cristina di Francia e riprodot-
ti in miniatura per gli ambienti del piano terreno; purtroppo, nulla sappiamo
delle quattro tele con le battaglie di Amedeo VI dipinte da Bernardo Castello,
tenute poi in grande considerazione dal cardinal Maurizio
54
. Un caso emblemati-
49
ASCT,
Collezione Simeom
, D 2292 e D 2289. A. P
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con Sant’Antonio) e L. M
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cit., pp. 28 e 91. Riguardo alla devo-
zione per la Madonna della Consolata, si rimanda a C
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oltre il tempo
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(a cura di),
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Isidoro Bianchi di Campione 1581-1662
, Milano: Electa, 2003, catalogo della mostra di Campione d’Italia,
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Incontro di Vittorio Amedeo
II e del principe Eugenio sul Tanaro
e
Assedio di Tori-
no: Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio preparano
il piano d’attacco dalla collina di Superga
, tempera su
cartone (Torino, Palazzo Reale, particolari).




