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Alberto Krautz, storico tedesco, riferiscono che con

l’intermediario di uu cavallo sacro, gli dei di questi

popoli si incaricavano della direzione della guerra

contro i nemici del loro culto. Queste pratiche reli­

giose essendo di ostacolo alla propagazione del cri­

stianesimo, i papi Gregorio I I I e Zaccaria I (731-741)

proibirono in modo assoluto l’uso della carne equina

come alimento (lettere rivolte a S. Bonifazio, apostolo

di Germania). « Abolite questo costume con tutti i

mezzi possibili, dice Gregorio I I I in una lettera, e

imponete a tutti i consumatori di cavallo una giusta

penitenza; essi sono immandi e la loro azione è

esecrabile ». E Zaccaria I scriveva: « Bisogna evitare

di nutrirsi di castori, di lepri e

più ancora di cavalli

selvaggi

».

Per dieci secoli quest’ordine perentorio dei pontefici

prevalse nello spirito pubblico e passò nei costumi.

Si comprende facilmente l'impressione che dovevano

fare tali anatemi sullo spirito dei neofiti. Allorché

si studia la sorgente prima delle ripugnanze alimen­

tari, la si trova quasi sempre nella religione. L’ese­

gesi antropologica ha dimostrato la connessione delle

ripugnanze alimentari al

totem

(animale o pianta pro­

tettore della tribù che è sacro e da cui dipendono i

membri tutti di questa) e al

tabù

(interdizione non

motivata di fare o toccare qualche cosa) e che nessuna

relazione esse hanno con l’igiene.

Più tardi, quando la lotta contro il paganesimo

cessò, l’effetto sopravvisse alla causa, che a poco a

poco fu dimenticata e la tradizione si trasformò: la

carne di cavallo non era più impura, abbominevole dal

punto di vista religioso, ma restò nello spirito delle

popolazioni come alimento malsano o tutt’al più non

commestibile. Tale la sorgente di un pregiudizio che

si è perpetuato fino ai giorni nostri.

Da allora la storia delPippofagia non divenne che

una lotta continua tra il pregiudizio e il bisogno di

alimenti nei periodi di fame e di guerra. In Europa,

infatti, l’uso della carne di cavallo come alimento

ricomparve nel 1807 «turante l’assedio di Copenaghen,

epoca in cui si accordò pure al restante della Dani­

marca il permesso di mangiarne. Negli anni di carestia

del 1816 e 1817 anche in Germania e nella Svizzera si

riprese a mangiare carne di cavallo. Le società protet­

trici degli animali, allo scopo di sottrarre i vecchi

cavalli a penosi servizi, appoggiarono vivamente il

consumo alimentare della carne equina e nel 1847,

per iniziativa dello Spinola, professore alla Scuola

Veterinaria della capitale prussiana, si aprì a Berlino

la prima macelleria di cavalli. L ’ippofagia ebbe su­

bito in quella città una larga diffusione, tanto è vero

che l’anno seguente esistevano già undici spacci con

una macellazione di circa tremila equini.

In Francia durante il secolo xix si osserva un

continuo alternarsi di autorizzazioni e di proibizioni

per la vendita di carne equina; alternative che dura­

rono fino a che non dubitarono di prendere la testa

del movimento propagandista due eminenti scien­

ziati: Isidoro Geoffroy de Saint-Hilaire prima (1847)

e in seguito Decroix (1860-66), veterinario capo del­

l’esercito, che continuò e portò a buon fine l’opera

cominciata dal Saint-Hilaire.

Del Geoffroy de Saiut-Hilaire sono rimaste note­

voli le « Lettres sur les substances alimentaires et

particulièrement sur la viande de chevai » opera che

come nessun’altra ha contribuito, secondo le parole

di Valentino Dufour (

Une question hutorique,

Paris,

1868), « à doter les populations laborieuses d’un

aliment sain, d’une nourriture substancielle, d’une

ressource dans les mauvais jours ». E si ricordano

ancora i banchetti con carne di cavallo da lui organiz­

zati fin dal 1855 con l’intendimento di riunire attorno

ad una tavola, servita in parte con carne equina,

medici, amministratori, magistrati, militari, uomini

eminenti in tutte le professioni; banchetti che dove­

vano essere manifestazioni dirette contro il pregiudizio

tendente a fare della carne di cavallo un alimento

ripugnante e indigesto.

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Decroix incomincia la sua lotta nel 1860

Algeria, dove egli era stato colpito da un fatto che

si era proposto di mettere a profitto: un cavallo ucciso

d’urgenza per causa di paralisi era stato, dietro sua

proposta, consumato dagli uomini di truppa e tro­

vato migliore della carne dei buoi estenuati serviti

all’esercito. Tornato in Francia, mentre il Saint-

Hilaire tratta la questione in seno alla

Six iété d'Ac-

climation

da lui fondata, egli si rivolge alla Società

protettrice degli animali per dimostrare che l’ippo­

fagia risparmia delle sofferenze ai cavalli, poiché il

proprietario sapendo che ne trae dalla macellazione

un buon profitto, tiene di conto il suo animale sino

alla fine e lo cura meglio. Inoltre l'ippofagia, condu­

cendo al macello i cavalli vittime di infortuni, ab­

brevia le loro sofferenze.

Troppo lungo sarebbe qui tener dietro a tutte le

lotte sostenute dal Decroix, che apportò alla propa­

ganda l’autorità della sua parola, il suo amore entu­

siasta e disinteressato per il bene pubblico, ed in

una parola la certezza del successo. Per opera sua

nel 1865 si costituisce il « Comitato della carne di ca­

vallo », con lui segretario. E allora ogni settimana egli

fa abbattere un cavallo, la cui carne è distribuita alle

madri di famiglia povere aventi molti tìgli e, come il

Saint-Hilaire, anch’egli organizza banchetti ippofa-

gici, uno dei quali è presieduto dal celebre De Qua-

trefages.

Finalmente dopo tante fatiche, dopo numerose di­

stribuzioni di carne ai poveri, dopo avere offerto

500 franchi a chi avesse avuto il coraggio di aprire

a Parigi il primo spaccio di carne equina, dopo essere

pereino riuscito

a

provocare

una

inchiesta

ufficiale

sull’ippofagia in Germania

e

in Austria,

finalmente,

a