queste norme atte a disciplinare la macellazione e la
vendita di carne equina, aveva osservato che l'esposi
zione nei negozi delle teste dei cavalli macellati po
tesse « destare nell'animo dei più una penosa impres
sione, giacché il cavallo è considerato conio un ani
male amico dell'uomo » fu pure proposto che le teste
degli equini non fossero esposte negli spacci. Come
anche si stabilì, su raccomandazione del consigliere
Tronibotto. « che l'uccisione dei cavalli fosse prati
cata coi mezzi più pronti, generalmente in uso nella
Scuola di Medicina Veterinaria ».
La Giunta Municipale, nella seduta del 26 dicembre
1864, approvava le deliberazioni prese dalla Commis
sione permanente d’igiene e, data « l’importanza e
novità della cosa, ravvisava opportuno che il Consiglio
Comunale ne fosse direttamente ragguagliato e inca
ricava l’assessore Corsi di dargliene partecipazione in
una prossima seduta della corrente sezione straor
dinaria E, infatti, il consigliere Corsi di Bonasco
nella seduta del 5 gennaio 1805 partecipava al Con
siglio, in via di semplice comunicazione, che, « me
diante le più adatte cautele state proposte dalla
Commissione di Igiene ed approvate dalla Giunta,
stava per aprirsi un macello di carne di cavallo a
somiglianza di (pianto si pratica in altre città di
Europa ».
Torino è stata certamente una delle prime città
italiane — credo la terza o la quarta — che abbia
riconosciuta l’opportunità dell’istituzione di macel
lerie equine. Ma mentre Milano, Bologna, Piacenza,
Roma ed altre città si sono in breve tempo messe
alla testa del movimento ippofago italiano, il consumo
di carne equina fu sempre nella nostra città, special
mente tino al
11
*
00
, assai limitato per non dire nullo,
forse per la ingiustificata ostilità della popolazione,
la quale preferisce piuttosto cibarsi di altri generi
alimentari meno nutritivi. Ma è sopratutto la ripu
gnanza clic tiene lontana la popolazione dal man-
•Tiare di questa carne.
E che per molti anni sempre scarsa sia stata la
macellazione di equini in Torino lo dimostrano al
cune cifre. Malgrado che non pochi equini macellati
abbiano servito all’alimentazione delle lielve di ser
ragli venuti in città in occasione di qualche festa,
che non poca carne sia stata consumata dai cani,
a Torino furono abbattuti (ricordo solo qualche anno
per non dilungarmi) 69 capi nel 18%, che scesero a
30 nel 1899 per salire nel 11K)1 a capi 131; nel 1904
a 3l*8; nel 1907 a 403; nel 1910 a 738; nel 1911
(anno deU'csposizione internazionale) a 952; nel 1913
a 783. Un radicale aumento si ebbe negli anni della
grande guerra; infatti i capi macellati allumarono
nel 1915 a 1112; nel 1917 a 3814, nel 1918 a 8194,
M
numero quest’ultimo che costituisce per Torino un
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. perchè non fu più tino ad oggi sorpassato.
Si ebbe in quegli anni un notevole incremento nel-
l’ippofagia per il motivo che gli equini non solo non
erano sottoposti a restrizioni nella macellazione come
succedeva per i bovini e gli ovini, ma perchè — e
questo nel 191X — le truppe americane operanti
sul nostro fronte prima di lasciare l'Italia cedettero
i loro quadrupedi con l'obbligo tassativo di abbat
terli. ai macellai di carne equina di Torino, Milano»
di qualche altra città nel novembre e dicembre di
quell’anno a prezzi bassissimi, anziché venderli per
allevamento o riportarli oltre Oceano.
11 1910 segna ancora una buona macellazione (4X6:!
capi) e così anche il 1920 (3281 capi), ma poi nuova
mente tino al 1926 la cifra o non sorpassò o fu di
poco superiore al migliaio. Si ebbe dopo quell’amio
un nuovo incremento nella richiesta di carne equina,
tanto è vero che 2111 furono i capi macellati nel 1934.
21l»7 nel 1935 e 2498 nel 1936. Nei primi IO mesi
del corrente anno vennero abbattuti 1954 capi fra
cavalli, asini e muli.
E bene tener presente che nel dopo guerra, special-
mente nel 1918 e 1920 e dal 1926 al 1935, le macellerie
equine si sono arricchite di abbondante carne di
puledri — carne di sanato equino come usano qui
chiamarla — la quale per il suo colorito roseo, per
la sua sapidità nulla ha da invidiare a quella dei gio
vani bovini e quindi incontra un certo favore nel pub
blico. La macellazione dei puledri, che giustamente
fu chiamata una vera strage degli innocenti, è stata
purtroppo una conseguenza delle tristi condizioni in
cui versò tino a poco teni|K» fa per una quindicina
d'anni la produzione equina nella media e bassa
Valle Padana e particolarmente nel Cremonese. GB
allevatori di fronte al notevole rinvilio del valore
mercantile, che, per cause varie, si abbattè sull’alle
vamento del cavallo, destinavano al mswello i puledri
di tre, sei mesi di età, perchè una tale vendita era
per loro assai più rimunerativa.
A Torino gli spacci di carne equina sono oggi una
trentina, a dire il vero forse troppi se si tien conto del
numero dei capi macellati.
L’igiene ha ormai dimostrato che la carne dei
solipedi non è inferiore alle altre carni per valore
alimentare, che non è per nulla nociva all’uomo
e
quindi è da augurarsi che anche nella nostra città
trovi, più che non ora. una larga diffusione tra 3
pubblico.
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