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poi /.ia del 9 giugno 1860
tis.-.i,
infatti, le condizioni
«li produzione e di vendita
di carne equina. Il 9 luglio
il primo spaccio equino è
inaugurato nei pressi della
piazza d'Italia, nel quar
tiere. cioè, in cui le distri
buzioni di carne erano
state più numerose.
Qualche settimana pri
ma però il Comitato della
carne di cavallo aveva
già visto i suoi sforzi co
ronati da successo con
l’apertura di uno spaccio
di carne equina a Nancy.
Da allora l’ippofagia in
Francia ha avuto sempre
più dei simpatizzanti, co
me lo dimostrano le numerose macellazioni di equini:
le statistiche riferiscono che nel 1934-1935 (ottobre-
settembre) in 31 macelli francesi vennero abbattuti
10
*» mila capi, cifra questa non indifferente.
Oltre che la Germania, la Svizzera e la Francia,
an» he altri paesi europei riconobbero ufficialmente
nella prima metà del secolo scorso che la carne equina
costituiva un ottimo alimento. Fra questi ricordo
l’Austria (1847),
il Iìelgio
(1830), la Danimarca, nel
quale Stato l'abbattimento del cavallo per l’alimen-
tazione fu legalmente autorizzato tìn dal 1808 e
oggi la carne equina figura volentieri nelle tavole
dei buongustai.
Si può dire che in Europa solo l’Inghilterra non
ha mai voluto far uso di carne di cavallo. Gli equini
di quel paese, non più idonei al servizio per l’uomo,
sono usati per l’alimentazione dei carnivori, oppure
vcigono esportati vivi nel Belgio e in Francia e
colà macellati per uso alimentare.
\nche in Italia si utilizzano per l’alimentazione le
carni equine, ma però in minor proporzione rispetto
agi altri paesi europei. Da noi si boicotta questa carne,
pe chè, e a torto, la si ritiene indigesta, non nutritiva,
ni; Isana, ma sopratutto ripugnante.
Torino, tenuto conto della popolazione, sta per
consumo alla coda degli altri maggiori centri del
Pa. se nostro. Eppure fu una delle prime città a
rionoscere l'utilità della carne equina come ali
mento.
Circa settantadue anni or sono certo Franco Gin-
Kppe, proprietario di una Sardigna in Miraflori, ve
niva autorizzato ad aprire in Torino uno spacci
carne equina per l’alimentazione dell’uomo. L ’as
sessore Corsi, che faceva parte della Commissione
permanente d’igiene, presa in esame la domanda del
Franco, che chiedeva di poter macellare degli equini
per uso alimentare, nella seduta del 19 dicembre 1864
(come risulta dal verbale redatto dal segretario della
Commissione, Luigi causidico Prato) « dopo aver dato
lettura di un’elaborata relazione dell’ispettore sani
tario, nella quale, premesse accurate nozioni storiche
sull’uso comune che si fa di questa specie di carne in
parecchi paesi civili d’Europa e dimostrata l’insussi
stenza dei pregiudizi popolari relativamente alla salu
brità di questa carne » proponeva di accettare ia
domanda del Franco, suggerendo « alcune particolari
condizioni da prescriversi al concessionario ».
Tra queste condizioni — le quali col volger degli
anni furono poi in gran parte modificate — era
stabilito che gli equini destinati alla macellazione fos
sero accompagnati dal certificato sanitario e che
venissero visitati non solo dopo la macellazione, ma
anche in vita dai veterinari delle barriere; che le
carni fossero bollate a
fuoco,
applicando almeno sei
marchi per quarto ed un marchio ad ogni zoccolo;
che le unghie non venissero asportate finché «vi
fosse ancora un briciolo di carne in vendita »; che il
macellaio
autorizzato
allo
smercio di
carne bovina,
ovina
e
suina
non potesse vendere carne
equina anche
in
spaccio speciale; che le ghiacciaie per la conser
vazione di queste carni dovessero servire esclusiva-
mente per le carni medesime, ecc.
£ siccome il consigliere Sella, nella discussione che
sorse in seno alla Commi—ione d’igiene intorno a
I»




