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E S T E

A

Popoli anche di an­

tica civiltà sembrano

senza guida e sono

incerti sul loro de­

stino.

Mussolini

Milano, 1S32-X.

Il ministro degli esteri francese Yvon Deibos, parlando domenica

31 gennaio a Chàteauroux, non ha propriamente risposto al discorso di

Hitler per la giusta ragione di non aver ancora potuto meditarlo abba­

stanza, soggiungendo che in politica estera bisogna diffidare delle improv­

visazioni. Questa è una massima aurea; e Deibos ha fatto bene a procla­

marla, perchè i suoi colleghi del Fronte Popolare o non la sanno o non

la ricordano. Per non fare una politica estera spiacevole ai comunisti, e

quindi spiacevole a Mosca, il governò di Blum è spesso esitante a fare una

politica estera genuinamente francese. Mentre Deibos fa la politica estera

della diplomazia, il suo sottosegretario Viénot s'incarica di fare la politica

estera della piazza. Come quel vice-curato, di cui narra Renato Fucini,

che s'era assunto il compito di annacquare i moccoli del suo parroco. Uno

diceva perdio, l'altro aggiungeva bacco.

Ma qualcosa a Hitler Deibos ha risposto. Tanto da far presumere che

le loro politiche non potranno mai accordarsi. Hitler è per la lotta senza

quartiere contro il bolscevismo, e per il bando dell’U.R.S.S. dal concerto

europeo; e, data la strategia bolscevica, non gli si può dar torto. Deibos

invece vuol far largo a quel popolo di circa duecento milioni di natanti,

che ha bisogno e desiderio di pace.

Ora, quel popolo è libero di godersi il suo Stalin, la sua Chepeù, e

tutti i beni del suo paradiso terrestre comunista. Nessuno vuoi privamelo.

Ma gli altri popoli hanno pure il diritto di non volerne sapere della felicità

comunista, e di prendere tutte le misure per impedire che a quella felicità

essi siano condotti per forza, dato che i capi bolscevichi sono convinti

che la loro felicità va imposta agli uomini con qualunque mezzo.

Segni di tranquillità nella penisola balcanica. Il gruppo della Piccola

Intesa non dà più quei segni di inquietudine che attiravano l'attenzione

dell'Europa quando ministri degli esteri di Cecoslovacchia e Romania

erano Benes e Titulescu. Gli stati di questo gruppo, ingrossati da larghe

fette di territori etnicamente stranieri (specialmente ungheresi), si son

trovati naturalmente coalizzati per il motivo comune che li fa opporsi

alla revisione di certi loro insperati acquisti. Hanno seguito la Francia

fin che I'han creduta potenza egemonica in Europa, e han fatto spesso

la voce grossa fin che le son rimasti vicini. Mutata la situazione europea

col crescere della potenza italiana e il rinascere di quella tedesca, perdute

certe speranze etiopiche, sono diventati più calmi, più desiderosi di

(>ensare alla loro organizzazione interna che a fare una politica estera

avventurosa e spavalda.

In quest'aria è maturato il trattato di amicizia bulgaro-jugoslavo, non

•enza tuttavia qualche sospetto rumeno. II documento parla di pace

inviolabile e di amicizia sincera ed eterna. Lasciamo stare la sincerità,

>u cui non discutiamo; lasciamo stare l'inviolabilità, che dipende dalla

'incerità; limitiamoci a sperare che la durata di questa intesa — anche se

non raggiungerà l'eternità — sia veramente cospicua.

Quarto paese confi­

nante con VItalia :

la Jugoslavia."*, or­

mai esistono le con­

dizioni necessarie e

sufficienti di ordine

morale, politico ed

economico per met­

tere

m i

nuove han di

cixia i rapporti fra

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