Table of Contents Table of Contents
Previous Page  66 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 66 / 1801 Next Page
Page Background

Flf. 4§. Riatto di Ghamma • U

m

casa.

R*. 41. Ricatto di Ghamma

chiocciola è praticata

in una specie di tor­

retta, come è indi­

cato nella fìg.28. Essa

fu però aggiunta, in­

sieme alla galleria di legno che vi dà accesso, quando

la casa venne dotata di un nuovo piano e si dovette

provvedere al mezzo per arrivarvi. Tutte queste case

sono separate fra di loro da strette intercapedini. Qual­

cuna delle loro finestre e delle loro porte conserva ancora

l’inferriata e le imposte originali di chiusura colle relative

ferrature (fig. 29).

Fa eccezione a quanto sopra la Casa detta del Prin­

cipe, costrutta da Besso Ferrerò sui posto di altre case

che egli dovette abbattere, la quale servì di residenza al

gastaldo o castellano

del feudatario, ed in tempi procellosi

anche di abitazione agli stessi Signori.

Essa contiene vasti ambienti una volta decorati di

buone pitture e coperti da eleganti soffitti in legno con

travi e travetti sagomati. Di uno di questi, cioè di quello

che molti anni or sono fu portato a Parella nella casa del

Prof. Piero Giacosa, riproduco i disegni eseguiti da

Alfredo d'Andrade (figg. 30 e 31). Dell'altro esistono nella

casa i resti bruciacchiati da un incendio.

La data di fondazione del Ricetto di Candelo deve

essere anteriore al 1374, poiché il 17 settembre di tale

anno veniva stipulato nella Chiesa di S. Maria di Candelo

latto di dedizione del paese di Castellengo alla Casa di

Savoia, e perciò allora Candelo doveva già trovarsi sotto

la giurisdizione sabauda. Così nella vertenza che gli abi­

tanti di Candelo ebbero col Ferrerò dopo che questi era

stato investito da Casa Savoia del fetido di Candelo, gli

abitanti di questo paese affermano nel ricorso da essi

presentato al Conte Amedeo VII, che il Ricetto era stato

costrutto per opera ed a spese loro prima che essi en­

trassero sotto la giurisdizione sabauda e quindi prima

del 1374.

Candelo, che prima dipendeva direttamente da Casa

Savoia la quale vi tenne dal 1381 al 1387 come castellano

un Gaspardo Castellani collo stipendio annuo di 10 fio­

rini d’oro, nel 1386 fu concesso in feudo da Amedeo VII

al nobile piacentino Gherardo Fontana, con atto di inve­

stitura redatto in Borgo d’Ale alla pre­

senza di Ibleto di Challant.

Il

paese rimase sotto tale famiglia

fino al 14%, nel quale anno Besso Fer­

rerò, che era già Signore di Benna, di

Gaglianico e di altre vicine terre, e che

già possedeva metà di Candelo per

acquisto fattone dalla stessa famiglia

nel I486, ne acquistava l'altra metà.

Egli comperò subito alcune case nell'in­

terno del Ricetto, e fattele abbattere, co­

stiusse sul piazzale prospiciente la torre

d'ingresso la casa di cui già parlammo.

Gli uomini di Candelo, temendo che per questo e per

altri suoi atti il Signore volesse erigersi a padrone entro

il loro Ricetto, ne mossero, come dicemmo, lagnanza al

Duca di Savoia, e ne ebbero soddisfazione con sentenza

emanata il 14 gennaio 1499, sentenza riportata in esteso

dal Pozzo insieme cogli allegati. Dal contesto di questi

atti risulta, come dicemmo, la data approssimativa della

costruzione del ricetto e la ragione che indusse gli abi­

tanti a costrurlo, cioè il bisogno di tutelare sè e le proprie

cose dalle angherie dei vicini. Risulta pure che il Ricetto

fu costrutto da 75 famiglie o

fuochi

che vi possedevano

altrettante case allo stesso livello col Signore. E questi

aveva, come ogni altro proprietario, il diritto di possedere

una chiave della porta del Ricetto.

A Besso successe Sebastiano Ferrerò, a cui segui nel

1519 il nipote Filiberto il quale apportò a Candelo infiniti

guai tirandosi addosso Francesi e Spagnuoli che rovina­

rono in parte paese e ricetto. Tantoché nel 1561 gli uomini

di Candelo si rivolsero al Duca Emanuele Filiberto perchè

confermando i loro Statuti, concedesse loro di rifabbricare

(e parti del Ricetto che erano state rovinate. Ed il Duca