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insistenti richieste di quest’ultimo per ottenere prestiti. Altri studi, rilevando la
centralità delle fortificazioni cittadine e lo sforzo economico sostenuto per risiste-
marle e rafforzarle, hanno prestato maggiore attenzione all’andamento delle ope-
razioni militari e alla mobilitazione dell’esercito. Altri ancora, analizzando i ten-
tativi di coinvolgere la popolazione nelle operazioni militari attraverso l’istituzio-
ne di una milizia urbana, hanno messo in luce, contro una
vulgata
storiografica
tradizionale, l’impopolarità di tali provvedimenti e come il loro scarso successo
alimentasse a sua volta conflitti e tensioni all’interno della vita sociale della comu-
nità
49
. Accanto a queste immagini della città assediata ve n’è almeno un’altra,
complementare, che si è cercato di far rivivere interrogando il censimento del
1705 e gli Ordinati di quegli anni. La descrizione di alcune componenti della
struttura sociale e professionale della città e del suo territorio ha, infatti, restitui-
to una Torino che, pur provata dagli anni di guerra, già presenta caratteristiche
simili a quelle del secolo successivo.
La ricostruzione delle strutture professionali ha messo in luce un mercato del
lavoro dominato dalle attività artigianali e dai servizi manuali la cui stratificazio-
ne interna non è comprensibile se non assegnando il giusto peso alle variabili di
sesso, provenienza e stato civile degli individui. Negli Ordinati invece si coglie il
susseguirsi quasi ossessivo di disposizioni per riparare le mura, i mulini e i cana-
li, incrementare la produzione di polvere da sparo, spianare le trincee lasciate dai
francesi, seppellire i morti, ammassare sacchi di farina, bestiame, vino e legname,
preparare vasi e contenitori per il trasporto dell’acqua in caso di incendi. Queste
immagini, che puntano l’attenzione sulle operazioni e non su chi ne è incaricato,
sono complementari a quelle del censimento. Infine, l’uso incrociato delle due
fonti permette inoltre di far affiorare il rapporto stretto tra città e territorio, nella
duplice prospettiva di quanti vedono nella città una risorsa e vi accorrono cercan-
do di mettere da parte qualche soldo, e di quanti, precettati, sono invece costret-
ti a partecipare alle operazioni e a mettere a disposizione i loro beni. Ne deriva
una visione della città più ricca, che focalizza l’attenzione sulla popolazione urba-
na protagonista benché esclusa dalle grandi manovre militari. Essa ha molto inve-
stito in termini di scelte personali e familiari nella città; pur reticente ad arruolar-
si nella milizia, è disposta ad assumere un ruolo decisivo nella sua difesa parteci-
pando con le proprie competenze professionali al risanamento e al rafforzamen-
to delle fortificazioni, nonché all’approvvigionamento: contribuisce così a garan-
tire quella resistenza a lungo termine che fiacca le forze francesi e costituisce una
premessa indispensabile alla vittoria finale
*
.
49
Si veda G
UIDO
Q
UAZZA
,
Le Riforme in Piemonte nella prima metà del Settecento
, 2 voll., Modena: Società Tipo-
grafica Editrice Modenese, 1952; G. S
YMCOX
,
La trasformazione dello Stato e il riflesso nella capitale
cit.
* Ringrazio Maria Carla Lamberti per aver discusso con me queste pagine.




