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intensità quando la città era direttamente minacciata, come nel 1690, nel 1693 e

ancora nel 1705 e nel 1706»

30

.

Proprio i dati sulla struttura professionale maschile mettono in rilievo l’importan-

za di quella manodopera ad alta e bassa qualificazione, fatta di lavoratori edili,

falegnami, serraglieri, brentatori (qui impiegati per trasportare l’acqua in caso di

incendio), cui vanno aggiunti trasportatori manuali e manovalanza in genere, in

grado di prendere parte, con le proprie competenze professionali, ma anche con

un lavoro prolungato e faticoso, ai lavori di fortificazione della città. Inoltre, que-

ste attività hanno un interesse specifico in quanto sono il principale sbocco del-

l’immigrazione settecentesca torinese. In altri termini, l’immigrazione si rivela un

punto di forza costituendo un prezioso serbatoio di manodopera.

Molti studi hanno dimostrato che esiste un rapporto stretto tra l’esercizio di alcu-

ne di queste attività, più o meno qualificate, e le provenienze: infatti alcune comu-

nità controllano, attraverso il mestiere, i principali canali di accesso al mondo cit-

tadino. Per l’area piemontese, il fenomeno è stato osservato e descritto lungo

tutto il Settecento fino a Ottocento inoltrato

31

. Osservando le dinamiche matri-

moniali e di composizione delle famiglie nella comunità di origine, questi stessi

studi hanno anche dimostrato che si tratta di un’immigrazione maschile stagiona-

le che fa di Torino una delle tappe frequentate, come per l’immigrazione qualifi-

cata dei muratori e dei falegnami del Biellese, oppure che intrattiene con la città

un rapporto esclusivo, come accade per brentatori, servi e facchini delle valli di

Lanzo

32

.

Interrogando il censimento è facile scoprire che le dinamiche tra provenienze e

professioni sono già pienamente all’opera a inizio Settecento. Più del 70 per cento

di coloro che provengono da Lugano sono lavoratori edili e così più del 17 per

cento dei milanesi e più del 4 per cento dei biellesi. Gli immigrati che provengo-

no da Viù invece confluiscono nella maggioranza dei casi nei servizi di trasporto

e facchinaggio (42,5 per cento); inoltre il 16,44 per cento è servo in città e il 12,33

per cento brentatore. Questa risulta anche l’attività in cui confluisce più del 75

per cento dei nativi di Varallo (in Valsesia).

Gli aggregati familiari cui essi danno vita confermano l’esistenza di canali relazio-

nali fluidi tra città e comunità di arrivo. Infatti, solo un terzo dei lavoratori edili,

dei facchini e dei servi è sposato e vive con la moglie in città in famiglie nucleari,

estese o multiple

33

. I restanti due terzi o sono sposati ma non hanno con sé la

moglie, o (vedovi o celibi) condividono l’abitazione con individui della medesima

origine o mestiere. Una maggior tendenza all’inurbamento caratterizza invece

brentatori e falegnami; il 63,16 per cento dei primi e il 90,63 per cento dei secon-

di è sposato e vive in città con la moglie, percentuali molto simili a quelle riscon-

trate per altri mestieri che sfuggono al nesso provenienza-professione. Un con-

30

G. S

YMCOX

,

La trasformazione dello Stato e il riflesso nella capitale

cit., p. 742. Si veda anche V

ERA

C

OMOLI

M

AN

-

DRACCI

,

La fortificazione del Duca e i mulini della città

, in G

IUSEPPE

B

RACCO

(a cura di),

Acqua, ruote e mulini a

Torino

, 2 voll., Torino: Archivio Storico della Città, 1996.

31

Si veda M

ANUELA

D

OSSETTI

,

Da pianure e montagne: gli immigrati e i loro mestieri

, in R

INALDO

C

OMBA

, S

TEFA

-

NO

A. B

ENEDETTO

(a cura di),

Torino, le sue montagne, le sue campagne. Rapporti, metamorfosi, tradizioni produt-

tive, identità (1350-1840)

, Torino: Archivio Storico della Città, 2002, pp. 245-264; M

ARIA

C

ARLA

L

AMBERTI

,

L’im-

migrazione a Torino nel censimento del 1802

,

ibid

., pp. 265-288.

32

Tra gli studi più importanti, e per rimanere nell’area piemontese, si veda G

IOVANNI

L

EVI

, F

RANCO

R

AMELLA

,

Immigrazione e doppio lavoro lungo il corso della vita. Alcune osservazioni sul Piemonte dell’Ottocento

, in «Annali

dell’Istituto Alcide Cervi», XI (1989), pp. 101-110; G. L

EVI

,

Centro e periferia di uno stato assoluto

cit.; I

D

.,

Car-

rières d’artisans et marché du travail à Turin (XVIII

e

-XIX

e

siècles)

, in «Annales ESC», 45 (1990), pp. 1351-1364;

F

RANCO

R

AMELLA

,

Terra e telai. Sistemi di parentela e manifattura nel Biellese dell’Ottocento

, Torino: Einaudi,

1984; M

ARIA

C

ARLA

L

AMBERTI

,

Immigrate e immigrati in una città preindustriale: Torino all’inizio dell’Ottocento

,

in A

NGIOLINA

A

RRU

, F

RANCO

R

AMELLA

(a cura di),

L’Italia delle migrazioni interne

.

Donne, uomini, mobilità in età

moderna e contemporanea

, Roma: Donzelli, 2003, pp. 161-205; M

ARIA

C

ARLA

L

AMBERTI

,

Immigrazione e mercato

del lavoro in una città di antico regime: Torino all’inizio dell’Ottocento

, in «Bollettino Storico-Bibliografico Subal-

pino», C (2002), fasc. 2, pp. 583-629.

33

Rispettivamente il 32,76 per cento dei lavoratori edili, il 30,96 per cento dei servi e il 38,24 per cento dei facchi-

Giovanni Michele Graneri,

Il pasticcere

, olio su tela

(MCAA).