144
Distribuzione della popolazione femminile per provenienza e occupazione
*
% torinesi
% immigrati
...............................................................................................................................
Agricoltura, allevamento
1,20
0,86
Artigianato, manifattura
17,47
6,05
Commercio
8,43
3,89
Servizi manuali
57,83
86,61
Servizi non manuali
2,41
0,22
Generici
12,65
2,38
Totale popolazione occupata
100,00
100,00
*
solo individui maggiori di 10 anni
Distribuzione delle popolazione femminile per provenienza e mestiere
*
% torinesi
% immigrati
...............................................................................................................................
Servi, domestici
58,27
84,34
Mercanti e rivenditori generici
7,91
3,36
Lavandai, stiratori
5,76
2,24
Bindellai
5,76
1,34
Sarti
2,88
0,67
Tessitori e lavoranti in stoffe di seta
1,44
0,67
Locandieri
2,16
0,45
Vellutieri
2,88
0,45
Lavoranti in pelli e pellicce
2,16
0,00
Merciai
1,44
0,00
*
percentuali calcolate sui settori di artigianato, commercio e servizi manuali e solo per gli
individui maggiori di 10 anni
Le tabelle segnalano uno sbilanciamento complessivo delle attività femminili verso
il settore dei servizi manuali, che assorbe l’80 per cento della manodopera immi-
grata, prevalentemente concentrata tra servi e domestici, e più del 50 per cento
delle torinesi (serve, lavandaie e locandiere). Inoltre le torinesi controllano il com-
mercio e i mestieri artigianali proprio in quelle attività in cui confluisce anche la
manodopera maschile nativa (vellutiere e tessitrici di seta, nastraie, sarte).
Nel complesso dunque, all’inizio del Settecento, Torino è innanzitutto una città di
servizi a ogni livello in quanto sede della corte e dell’apparato statale, e dunque di
un’élite di funzionari, magistrati e nobili che richiamano individui alle loro dipen-
denze, soprattutto servitori di ogni rango, dai servi «volanti» ai cocchieri, ai mag-
giordomi. Questi stessi gruppi sociali alimentano la «gerarchia delle apparenze»
27
sia nel loro modo di vestire sia negli arredi dei palazzi, ricorrendo a una produzio-
ne artigianale di alto livello (dagli ebanisti, argentieri e tappezzieri ai sarti, vellutie-
ri e parrucchieri). La città è inoltre un centro di produzione manifatturiera; spicca
la fabbrica di stoffe di seta, posta sotto la diretta tutela dello stato e i cui prodotti
sono destinati principalmente all’esportazione, anche se sussiste un certo consumo
tra i gruppi urbani benestanti
28
. Infine, data l’enorme diffusione delle attività arti-
gianali, è facile immaginare uno spazio urbano costellato da una miriade di botte-
ghe, esercizi commerciali, banchi di venditori ambulanti e «rivendaroli» di alimen-
ti che, nei giorni di mercato, affollano i portici e la piazza delle Erbe, su cui si affac-
cia il Palazzo comunale. È nelle piazze e nelle vie del mercato cittadino che offro-
no i loro servizi i numerosi facchini (conosciuti anche come cabassini), uomini di
27
D
ANIEL
R
OCHE
,
Il linguaggio della moda. Alle origini dell’industria dell’abbigliamento
, Torino: Einaudi, 1989.
28
Sulla produzione della seta a Torino si veda G
IUSEPPE
C
HICCO
,
Alla periferia della moda. Mercanti e tessitori nel
Settecento
, in
Storia di Torino
, IV, G. R
ICUPERATI
(a cura di),
La città fra crisi e ripresa
cit
.
, pp. 911-938.




