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Distribuzione della popolazione femminile per provenienza e occupazione

*

% torinesi

% immigrati

...............................................................................................................................

Agricoltura, allevamento

1,20

0,86

Artigianato, manifattura

17,47

6,05

Commercio

8,43

3,89

Servizi manuali

57,83

86,61

Servizi non manuali

2,41

0,22

Generici

12,65

2,38

Totale popolazione occupata

100,00

100,00

*

solo individui maggiori di 10 anni

Distribuzione delle popolazione femminile per provenienza e mestiere

*

% torinesi

% immigrati

...............................................................................................................................

Servi, domestici

58,27

84,34

Mercanti e rivenditori generici

7,91

3,36

Lavandai, stiratori

5,76

2,24

Bindellai

5,76

1,34

Sarti

2,88

0,67

Tessitori e lavoranti in stoffe di seta

1,44

0,67

Locandieri

2,16

0,45

Vellutieri

2,88

0,45

Lavoranti in pelli e pellicce

2,16

0,00

Merciai

1,44

0,00

*

percentuali calcolate sui settori di artigianato, commercio e servizi manuali e solo per gli

individui maggiori di 10 anni

Le tabelle segnalano uno sbilanciamento complessivo delle attività femminili verso

il settore dei servizi manuali, che assorbe l’80 per cento della manodopera immi-

grata, prevalentemente concentrata tra servi e domestici, e più del 50 per cento

delle torinesi (serve, lavandaie e locandiere). Inoltre le torinesi controllano il com-

mercio e i mestieri artigianali proprio in quelle attività in cui confluisce anche la

manodopera maschile nativa (vellutiere e tessitrici di seta, nastraie, sarte).

Nel complesso dunque, all’inizio del Settecento, Torino è innanzitutto una città di

servizi a ogni livello in quanto sede della corte e dell’apparato statale, e dunque di

un’élite di funzionari, magistrati e nobili che richiamano individui alle loro dipen-

denze, soprattutto servitori di ogni rango, dai servi «volanti» ai cocchieri, ai mag-

giordomi. Questi stessi gruppi sociali alimentano la «gerarchia delle apparenze»

27

sia nel loro modo di vestire sia negli arredi dei palazzi, ricorrendo a una produzio-

ne artigianale di alto livello (dagli ebanisti, argentieri e tappezzieri ai sarti, vellutie-

ri e parrucchieri). La città è inoltre un centro di produzione manifatturiera; spicca

la fabbrica di stoffe di seta, posta sotto la diretta tutela dello stato e i cui prodotti

sono destinati principalmente all’esportazione, anche se sussiste un certo consumo

tra i gruppi urbani benestanti

28

. Infine, data l’enorme diffusione delle attività arti-

gianali, è facile immaginare uno spazio urbano costellato da una miriade di botte-

ghe, esercizi commerciali, banchi di venditori ambulanti e «rivendaroli» di alimen-

ti che, nei giorni di mercato, affollano i portici e la piazza delle Erbe, su cui si affac-

cia il Palazzo comunale. È nelle piazze e nelle vie del mercato cittadino che offro-

no i loro servizi i numerosi facchini (conosciuti anche come cabassini), uomini di

27

D

ANIEL

R

OCHE

,

Il linguaggio della moda. Alle origini dell’industria dell’abbigliamento

, Torino: Einaudi, 1989.

28

Sulla produzione della seta a Torino si veda G

IUSEPPE

C

HICCO

,

Alla periferia della moda. Mercanti e tessitori nel

Settecento

, in

Storia di Torino

, IV, G. R

ICUPERATI

(a cura di),

La città fra crisi e ripresa

cit

.

, pp. 911-938.