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fatica e vetturini, spesso ingaggiati a giornata. La composizione professionale della
città segnala soprattutto il particolare rapporto instauratosi tra quest’ultima e il
territorio circostante. Vi arrivano infatti numerosi immigrati richiamati da un mer-
cato del lavoro in forte espansione, ma si trovano a transitare per affari anche com-
mercianti e mercanti. Tutti costoro trovano alloggio, come «pigionanti» o «donze-
nanti» in case private, spesso presso compaesani o parenti, oppure trovano un
letto nelle numerose osterie e locande
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.
A ben vedere, alla struttura del mercato del lavoro cittadino vanno ricondotte
anche le ragioni del successo della città sull’assedio posto dai francesi. Gli stori-
ci concordano nel riconoscere il ruolo centrale svolto dal sistema di fortificazio-
ni, oltre naturalmente alla strategia militare messa in atto da Vittorio Amedeo II.
Del resto, disporre di uomini, animali e materiali per estendere le opere di dife-
sa e, soprattutto, poter intervenire rapidamente là dove sono necessarie ripara-
zioni urgenti, sia nella cinta muraria sia nei mulini o nei canali su cui si affaccia-
no, sono preoccupazioni ricorrenti del Consiglio e del duca. In particolare,
com’è stato osservato, questi lavori costituivano «un compito senza fine che
sarebbe continuato stabilmente per tutti gli anni della guerra, con maggiore
Massimo d’Azeglio,
Studio per «La battaglia di Tori-
no»
, olio su carta applicata su tela, 1841 (GAM).
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F. R
ONDOLINO
,
Vita torinese durante l’assedio
cit
.
; F
ABIO
G
ALVANO
,
L’assedio. Torino 1706
, Torino: Utet, 2005.




