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Distribuzione della popolazione maschile per provenienza e mestiere
*
% torinesi
% immigrati
...............................................................................................................................
Avvocati
2,69
0,36
Bindellai
1,62
0,66
Brentatori
0,90
2,77
Calzolai, ciabattini
4,67
6,42
Chirurghi
1,97
1,24
Cuochi, lavoranti di cucina
0,72
1,75
Facchini, cabassini
0,90
4,96
Falegnami, minusieri, ebanisti
1,80
2,34
Funzionari
1,62
0,51
Lavoranti in pelli e pellicce
1,26
1,09
Lavoratori edili
0,90
4,23
Librai e rivenditori di libri
2,15
0,29
Medici
1,62
0,80
Mercanti di stoffe e filati
1,62
1,24
Mercanti e rivenditori
8,80
8,69
Notai
1,26
0,29
Osti
1,26
2,12
Panettieri, fornai
1,08
2,48
Religiosi
7,90
3,50
Sarti
5,92
4,16
Servi, domestici
8,62
17,45
Tollari e rappezzatori di oggetti in metallo
1,26
1,02
Vellutieri
6,82
4,45
*
percentuali calcolate sul totale dei settori di artigianato-manifattura, commercio, servizi
manuali e servizi non manuali e solo per gli individui maggiori di 10 anni
La tabella mette in evidenza che alcuni mestieri sono prevalentemente controlla-
ti dai torinesi: le attività connesse alla lavorazione della seta, dai «vellutieri» (cioè
tessitori) ai «bindellai» (nastrai), alla confezione e riparazione di abiti (sarti), al
commercio specializzato di librai e rivenditori di libri. I nativi compaiono in larga
maggioranza anche nelle attività impiegatizie legate alla gestione dell’apparato
burocratico-amministrativo dello stato; vi sono inoltre medici e religiosi, avvoca-
ti e notai. Infine, la tabella permette di tracciare le coordinate del mercato del
lavoro in cui confluiscono gli immigrati. Nell’artigianato essi sono panettieri e for-
nai, calzolai e ciabattini, lavoranti edili, falegnami. Soprattutto poi si concentrano
nelle attività di servizio, come servi e domestici di vario rango, ma sono anche
«brentatori» (facchini da vino) e trasportatori manuali in genere (facchini e
«cabassini»). Le contingenze belliche che portano al rilevamento del 1705 spin-
gono i compilatori a registrare saltuariamente e con minore attenzione il lavoro
delle donne. La storiografia ha ormai riconosciuto in ciò non certo una loro assen-
za dal mondo del lavoro, anche quello corporato e specializzato
25
, ma una defor-
mazione delle fonti, interessate, come nel caso specifico, a registrare la professio-
ne del capofamiglia e degli altri individui maschi abili al servizio militare.
Per rendere completo il nostro
excursus
sulla città di inizio Settecento è indispen-
sabile presentare brevemente la struttura occupazionale femminile che risente, in
maniera ancora più evidente di quella maschile, di una diversa partecipazione di
immigrate e native al mercato del lavoro
26
.
25
A titolo introduttivo si veda A
NGELA
G
ROPPI
(a cura di),
Il lavoro delle donne
, Roma-Bari: Laterza, 1996.
26
Il dato sull’occupazione femminile è disponibile per meno del 30 per cento della popolazione femminile pari a
629 individui su 1232 maggiori di 10 anni. Mancano le donne per cui non è dichiarato il dato professionale e le
non professioni (mendicanti, invalide, chi attende agli affari domestici).




