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fronto con il censimento del 1802 esclude la possibilità di pensare alla partecipa-

zione di queste professioni come a un dato eccezionale dovuto alle contingenze,

piuttosto che a un dato strutturale. Infatti, all’inizio dell’Ottocento, i lavoratori

edili sono ancora il 3,25 per cento della popolazione, i falegnami il 2,09, i brenta-

tori l’1,47 e i facchini il 4,16 per cento

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. Pur in una situazione di guerra prolun-

gata, continua a sussistere un’immigrazione che ha instaurato con la città un rap-

porto stagionale o saltuario poiché continua a vedere in essa un centro di risorse,

soprattutto per chi è disposto a lavorare alle fortificazioni o ad arruolarsi.

Parzialmente diversa è l’immagine che ci restituiscono gli Ordinati dove si

apprende che dai «finaggi» della città – non dimentichiamo che appena fuori

dalle mura sorgono il borgo di Po e il borgo del Pallone, parzialmente urbanizza-

ti, e poi l’aperta campagna – provengono contadini e bovari, carri e carrette, buoi

e muli, precettati per trasportare approvvigionamenti alimentari, fieno e legname

Charles Inselin,

Veue de la Ville de Turin et des ses

Environs [...]

, incisione in rame, 1704 (ASCT,

Collezio-

ne Simeom

, D 147).

ni (le percentuali sono calcolate all’interno di ciascuna professione).

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Le percentuali sono calcolate sul totale degli individui maschi maggiori di 10 anni. Le professioni degli immi-

grati che subiscono le maggiori variazioni in termini di individui occupati sono quelle di calzolai e ciabattini che