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Micca era stato vittima, Botta fu colui che ne consolidò definitivamente il mito,

consegnandolo alla storia perché degno di «essere con ogni onore per tutti i seco-

li celebrat[o]». Così come aveva forzato alcune descrizioni del contributo popo-

lare, accentuandole fino al parossismo, la ricostruzione del sacrificio di Micca

architettata da Botta era di pura invenzione e accresceva di gran lunga il numero

di nemici sbaragliati, alludendo a parecchie centinaia di granatieri francesi; il che

gli avrebbe attirato le accuse di travisamento della realtà ed eccessiva magnilo-

quenza degli stessi contemporanei, Manno in testa. Lo storico di Ivrea si era spin-

to oltre e, prima che il minatore di Sagliano compisse il gesto che lo avrebbe con-

sacrato alla storia, gli dava il tempo di raccomandare la propria famiglia al gover-

natore e di lasciare una sorta di testamento: «Questa mia vita alla patria consa-

cro». Botta commentava: «Torino fu salva quel giorno, perché se non era del

generoso Biellese, nessun Eugenio, né nessun Vittorio Amedeo la salvavano, e l’o-

pera loro veniva indarno. Da lui la corona ducale fu conservata, e la regia posta

in capo ai principi di Savoja»

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. Il che equivaleva a dire che dal gesto del minato-

re scaturiva addirittura il destino reale dei Savoia; versione, poi seguita da altri,

Giancarlo Dall’Armi, Monumento a Pietro Micca

davanti al Mastio della Cittadella, fotografia, gelatina a

sviluppo su carta, 1911 circa (ASCT, Fototeca,

Fondo

Dall’Armi

, R0310160).

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C. B

OTTA

,

Storia d’Italia continuata da quella di Francesco Guicciardini sino all’anno 1789

cit., pp. 152-170.