292
che si appoggiava sulla quasi concomitanza dell’incontro a Carmagnola dei due
cugini
67
. Grazie a una dose di straordinaria retorica Botta inaugurava una nuova
versione dell’episodio, attribuendogli importanza risolutiva. In altre parole, come
avrebbe segnalato Maturi, egli «si compiaceva di porre in rilievo più il sublime
spirito di sacrificio di Pietro Micca che le geniali concezioni strategiche e tattiche
del principe Eugenio di Savoia»
68
. Interpretazione audace, tesa a rilanciare l’ele-
mento popolare e da molti tacciata di anti-sabaudismo. Eppure, proprio alla luce
dello stretto legame dell’autore con il monarca suo protettore, essa non faceva che
confermare l’interpretazione carloalbertina dell’obbedienza devota, al di là del-
l’urgenza invocata di assicurare un risarcimento postumo a chi era fino ad allora
rimasto nell’oblio. Non è infatti un caso che un decennio più tardi la suggestione
del patriottismo innato di Micca e della consequenzialità del suo gesto rispetto
alla venuta di Eugenio di Savoia venisse ripresa e rilanciata nelle tavole di Pom-
peo Litta, consacrate a monumento della dinastia
69
.
Sembravano ormai lontani i tempi in cui il nome di Micca era stato ignorato per-
ché «uomo plebeo», secondo Carutti, e perché le élite dirigenti non avevano inte-
resse a celebrare la figura di un popolano, di un «gregal minatore», come lo aveva
definito il Solaro tacciando il suo atto d’eroismo come un gesto ardito e temera-
rio, incosciente e avventato. Ora, sempre Carutti, «all’ingiuriosa oblivione» di cui
era stato vittima Micca, si era «sopperito coi due monumenti dell’arsenale e del
Cassano»
70
. Soprattutto, proprio a partire dall’età carloalbertina, il mito dell’asse-
dio e quello di Pietro Micca sarebbero rimasti indissolubilmente legati sino a
confondersi e a formare un
unicum
concettuale e programmatico prima ancora
che letterario.
Intanto, accanto alla figura del minatore, faceva per la prima volta capolino un
altro personaggio destinato a grande fortuna iconografica e spesso associato al
primo, la popolana Maria Bricca che, secondo la
vulgata
, aveva guidato i grana-
tieri del generale Dessau all’interno del castello di Pianezza dove erano asserra-
gliati i francesi, attraverso una galleria di cui lei sola conosceva l’esistenza. A dif-
ferenza del minatore biellese però tutti i cronisti dell’assedio, pur citando e
descrivendo l’attacco di Pianezza, non facevano menzione dell’eroina
71
; essa fu
ricordata per la prima volta in un manoscritto redatto centotrent’anni più tardi
72
,
per essere poi consegnata ai posteri dal celebre quadro di Francesco Gonin, già
approdato alla divulgazione dell’iconografia popolare con il dipinto dell’eroe Sca-
paccino, altro importante mito dell’età carloalbertina
73
. Come il carabiniere cadu-
to sotto i colpi dei rivoltosi al grido di «Viva il re!», anche il mito di Maria Bric-
ca (che avrebbe in realtà incontrato maggiore fortuna in occasione del bicentena-
rio) rilanciava un eroismo di matrice popolare che conobbe altri esempi nel corso
del Risorgimento, arricchendosi di nuove sfaccettature
74
. La riproposizione di
Angelo Curti,
Torino liberato. Poema eroico
, 1816;
Giovanni Battista Sezanne,
Papà Michele. Episodio
storico dell’assedio di Torino (1706)
, 1865;
Cenni sto-
rici su Pietro Micca sui quali si svolge il grandioso e
spettacoloso ballo che si rappresenta al Teatro Vitto-
rio Emanuele, 1876
;
Pietro Micca. Ballo storico in 8
quadri
, coreografie di Luigi Manzotti, musiche di Gio-
vanni Chiti, 1876; Quintino Sella,
De Petri Miccae lau-
dibus oratio [...]
, 1880; Alfonso Vercillo,
Pietro Micca –
Cantica
, 1890 (ASCT,
Collezione Simeom
, C 2252, B
612, C 2255, C 2256, C 2259, C 2263).
67
Si trattava della stessa versione di Ottieri: «un certo Pietro Micca della Terra d’Andorno fu sì animoso e sprez-
zante della sua vita» che «andò in aria esso, e i Francesi», una delle tante operazioni «per dar tempo al Principe
Eugenio d’arrivare»: F.M. O
TTIERI
,
Istoria delle guerre avvenute in Europa e particolarmente in Italia per la succes-
sione alla monarchia delle Spagne
cit., pp. 238-239.
68
W. M
ATURI
,
Interpretazioni del Risorgimento
cit., p. 44.
69
P
OMPEO
L
ITTA
,
Famiglie celebri italiane. Duchi di Savoja
, Milano, 1846. Per i riferimenti del testo si vedano le
tavv. XVIII e XXII.
70
D
OMENICO
C
ARUTTI
,
Il primo re di Casa Savoia. Storia di Vittorio Amedeo II
, Torino: Clausen, 1897, p. 326.
71
Ad esempio Ottieri accenna a un villanello che si presentò al principe di Anhalt: F.M. O
TTIERI
,
Istoria delle guer-
re avvenute in Europa e particolarmente in Italia per la successione alla monarchia delle Spagne
cit., p. 248.
72
C. P
AOLETTI
,
Il Principe Eugenio di Savoia
cit., p. 304.
73
Il titolo del quadro è
Maria Bricca, guidando i granatieri piemontesi, sorprende i Francesi nel castello di Pianezza
.
Sul mito di Scapaccino nell’epoca di Carlo Alberto si veda E
MANUELE
F
ACCENDA
,
La costruzione del mito del cara-
biniere nei primi cento anni di vita dell’Arma
, tesi di laurea, Università degli studi di Torino, Facoltà di Lettere,
a.a. 1998-1999, relatore Umberto Levra.
74
Uno per tutti il bersagliere ferito in Crimea che incitò i commilitoni con le parole «Couragi fieui! Lasseve nen
passè d’nans dai zuavi!»:
I Piemontesi in Crimea, 1855
, Torino: Giordana, Gran Didier e Salussolia, 1856, album
presso il Gabinetto iconografico del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.




