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romanzi e biografie, e alle classi sociali inferiori: grazie all’adozione di canali e

strumenti eterogenei di diffusione delle memorie risorgimentali, dalla monumen-

talistica alla titolazione di vie, dall’esposizione di cimeli alle commemorazioni

pubbliche, grazie cioè all’uso di un messaggio semplificato e diretto si cercò di

diffondere tale identità tra la gran massa degli italiani ancora da fare

81

. Il messag-

gio si fece ancor più evidente con l’ascesa al potere della Sinistra che inaugurò la

fase conciliatoristica dell’età umbertina, e forgiò il culto della religione laica della

nazione

82

. Al centro della politica culturale post-unitaria stavano ora i «luoghi di

condensazione della memoria», i «paesaggi mentali», per usare le parole di Isnen-

ghi, oltre a eventi e personaggi che si facevano diffusori di una memoria colletti-

va e condivisa. In un breve arco di tempo si avvicendarono numerose iniziative e

operazioni ideologiche in cui il mito dell’assedio venne usato in maniera più stru-

mentale e pervasiva e i suoi eroi si imposero gradualmente nella toponomastica,

Michele Cusa,

Pietro Micca d’Andorno mette il fuoco

alla mina con certezza di perire. MDCCVI

, olio su tela

(Torino, Basilica di Superga).

81

V

ITTORIO

V

IDOTTO

,

Fare la nazione: spazi urbani, monumenti e pedagogia politica nell’Italia liberale

, in «Dimen-

sioni e Problemi della Ricerca storica», 1993, n. 1, pp. 91-110.

82

U. L

EVRA

,

Fare gli italiani

cit., pp. 41-80; B

RUNO

T

OBIA

,

Una patria per gli Italiani. Spazi, itinerari, monumenti

nell’Italia unita (1870-1900)

, Roma-Bari: Laterza, 1991.