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compagne». Nel quadro a tinte forti tratteggiato da Carutti, con soldati di ambo
le parti alle prese con tizzoni ardenti, piogge di fuoco, fossati colmi di cadaveri in
putrefazione, comparivano anche i poveri, i vagabondi e gli accattoni che, arruo-
lati a piccole squadre nel recupero dei cadaveri, spesso rimanevano a loro volta
sotto le macerie
96
. Era il ricordo dei tanti sacrifici anonimi che avevano costellato
i lunghi mesi in attesa dell’arrivo delle truppe imperiali; tutti, simbolicamente,
riassunti nel profilo del «magnanimo» Pietro Micca. A lui, a differenza di Botta,
l’autore non attribuiva la salvezza di Torino, limitandosi a paragonarlo «ai più
illustri esempi di Grecia e di Roma». La parte più riuscita dell’opera era forse l’af-
fresco vivace degli ultimi momenti del conflitto, quando tutto ormai sembrava
perduto, quando «stettero i cittadini in sospeso come tra morte e vita, gli occhi
tesi, aperte le labbra, i cuori in tumulto». E consisteva nel ritmo incalzante con
cui era scandito l’arrivo risolutore del principe Eugenio, la sua discesa su Torino,
fino alla battaglia finale, descritta con dovizia di particolari, quando il «grido
della vittoria di Torino echeggiò per tutta Europa»
97
.
Nell’epopea del principe la battaglia del 1706 aveva sempre avuto un peso parti-
colare. A differenza degli altri trionfi di Eugenio, questa vittoria non era stata solo
un capolavoro di strategia militare
98
. Il mito della vittoria prosperò insieme a quel-
lo di Eugenio e ne fu in parte alimentato, soprattutto nel periodo risorgimentale,
trascurando la militanza nella nemica Austria: la sua grandezza risiedeva nell’aver
egli salvato Torino e con la città il futuro della dinastia, garantendo un trono al
duca Vittorio. Se alla fine del Settecento i sampaolini ne avevano fatto un perfet-
to piemontese illustre, l’obiettivo di un secolo dopo era di legare eroismo milita-
re e patriottismo dinastico alla tradizione italiana, traendo ispirazione anche dalle
fonti straniere
99
. Non si dimentichi infatti la fortuna tributata alla figura del prin-
cipe Eugenio fuori d’Italia: per la protezione fornita al popolo tedesco dalle inva-
sioni esterne, sia da occidente sia da oriente, egli rimaneva in Germania «vera-
mente popolare» mentre l’Austria conferiva un «tributo di venerazione al
nobile
cavaliere
», per quanto straniero
100
.
Anche Cibrario contribuiva a ricordare il 150° anniversario della battaglia di Tori-
no con alcuni inediti d’archivio
101
. Quasi contemporaneamente usciva a Vienna
l’ampia biografia dello storico dell’illuminismo Alfred von Arneth che nei tre
volumi del
Prinz Eugen von Savoyen
, basati su fonti originali austriache e inglesi,
dipinse Eugenio come rappresentante idealtipico del servitore dell’impero e stru-
mento consapevole di diffusione della cultura tedesca
102
. L’elemento della fedeltà
agli Asburgo, uno dei più ricorrenti nelle descrizioni del principe, ispirò l’edizio-
ne italiana della monografia di Arneth, liberamente tradotta nel 1872 da Augusto
Cossilla, che ridusse il lungo e complesso originale da tre a due volumi, incentran-
dolo sulle campagne delle guerre d’Italia. Il curatore intendeva studiare gli avve-
nimenti della storia antica e non solo recente, tra cui la «bella e nobil vita» di
Eugenio mai descritta a dovere sebbene «il suo nome risuona[sse] tuttora sulle
96
Essi «provocavano con tirare a sorte la sospirata elezione di girsene anch’essi a prendere la loro parte nella dife-
sa della città e nel servizio del loro Real Benefattore».
97
I
D
.,
Storia del regno di Vittorio Amedeo II
, Firenze: Le Monnier, 1863
2
, pp. 286-287.
98
Eugenio aveva fatto quanto i francesi non si aspettavano, sfruttando la situazione a suo vantaggio, attaccando i
nemici nelle trincee; non si era limitato a correre in soccorso di Torino, ma aveva posto fine alla guerra. Senza arri-
vare a sostenere che Eugenio «cambiò la storia del mondo» (C. P
AOLETTI
,
Il Principe Eugenio di Savoia
cit., p.
307), il ridimensionamento del ruolo francese in Italia, il nuovo peso dell’Austria, quello del Piemonte conobbe-
ro un momento di svolta fondamentale.
99
G. R
ICUPERATI
,
Prefazione
cit., pp. VI-VII.
100
D. M
C
K
AY
,
Eugenio di Savoia
cit., pp. 306-307.
101
Lettres inédites du prince Eugène de Savoie relatives aux Campagnes de 1690 et 1706, tirées des originaux con-
servés aux archives de l’Etat et publiées par Louis Cibrario
, Torino: Unione tipografica editrice, 1857.
102
Arneth lamentava l’insufficienza delle biografie, limitate agli aspetti militari: A
LFRED VON
A
RNETH
,
Prinz Eugen
von Savoyen
, Wien: Samarski, 1858; le citazioni sono tratte dalla libera versione italiana di Augusto Cossilla, I
D
.,
Il Principe Eugenio di Savoia
, 2 voll., Firenze: Le Monnier, 1872, pp. VII-XI. L’autore dedicava all’assedio il c. XVI
dove, con i francesi ormai in rotta, faceva esclamare ad Eugenio: «L’Italia è nostra!», pp. 263-284.




