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labbra di tutti» (p. III). Nei riferimenti alla dedizione del principe, le 33 campa-
gne di guerra, le sette ferite riportate, i tre cavalli uccisi sotto di sé, le dodici gran-
di battaglie combattute, si preservava il ricordo delle gesta militari del vecchio
Piemonte, intese come capitale irrinunciabile del nuovo regno d’Italia. Affiorava
allora una vena nostalgica, che ricompare soprattutto nel romanzo storico di fine
Ottocento, ma già avvertibile all’indomani del trasferimento della capitale.
La consapevolezza di un’eredità militare e di virtù cavalleresche che non doveva
essere dissipata ma diffusa presso le nuove generazioni informava anche l’opera
storica del generale Alberto La Marmora sulle guerre di Piemonte sino all’
annus
mirabilis
1706. Secondo la formula collaudata dell’
exemplum
militare, egli pre-
sentava ai lettori, in forma di cronaca aneddotica, la vita e le gesta di un protago-
nista della guerra di successione, Carlo Emilio di Parella, personaggio da propor-
re come «esempio alla gioventù militare, massime in un tempo in cui lo spirito
guerriero e l’amor delle armi, tramandatici dai nostri maggiori, e conservati vivi,
come un sacro deposito dal popolo subalpino, sta[va]no infondendosi di bel
nuovo nel petto di ogni altro italiano»
103
. Non stupisce che i temi del 1706 destas-
Giulio Piatti,
Pietro Micca di Andorno dà fuoco alla
miccia
, olio su tela, 1842 circa (Torino, Palazzo Reale).
103
A
LBERTO
F
ERRERO DELLA
M
ARMORA
,
Notizie sulla vita e sulle gesta militari di Carlo Emilio S. Martino di Parel-
la ossia cronaca militare aneddotica delle guerre succedute in Piemonte dal 1672 al 1706
, Torino: Bocca, 1863.




