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nella nomenclatura viaria, negli scenari urbani
83
. A Pietro Micca viene prima inti-
tolato il piazzale davanti alla stazione ferroviaria di Porta Susa (1852-1853)
84
e, in
seguito all’opera di demolizione di una delle più antiche cittadelle d’Europa, la via
diagonale che collega piazza Solferino a piazza Castello. Se i miti attraversarono
la storia urbana di Torino con velocità e intensità diverse (basti pensare alla guer-
ra di Crimea che entrò nella toponomastica quando era ancora in corso), quello
dell’assedio si affacciò tardivamente nei percorsi cittadini. Nell’ottobre del 1856,
150° anniversario, il banchiere Mestrallet faceva dono di due statue marmoree del
principe Eugenio, «valoroso liberatore di Torino», e di Ferdinando Maria duca di
Genova, da realizzarsi a opera degli scultori Simonetta e Dini, per adornare la fac-
ciata del Palazzo civico; il dono fu accolto con grande entusiasmo dalla giunta
municipale, che intendeva così onorare la memoria di «due eroi dell’illustre Casa
di Savoia che in distinte epoche e ben diverse circostanze, seppero difendere con
somma virtù l’indipendenza nostra»
85
. Torino, che nell’armeria reale, tra i dodici
più insigni condottieri d’eserciti della galleria Beaumont ospitò in seguito la rap-
presentazione del principe a cavallo, in divisa di generale austriaco, ricordava
Eugenio di Savoia in anticipo rispetto a Vienna, dove il monumento dello sculto-
re Fernkorn fu inaugurato sul piazzale esterno della Hofburg solamente nel
1865
86
. Le statue vennero collocate negli intercolunni della facciata di Palazzo
civico al posto di due getti d’acqua soppressi: l’inaugurazione fu fatta coincidere
con la festa per il decimo anniversario dello Statuto, nel 1858, quando il munici-
pio decideva di «innalzare il monumento alla memoria del Magnanimo Re Carlo
Alberto»
87
. Lo stesso anno Andrea Gastaldi dipingeva il celebre quadro
Pietro
Micca
, poi esposto nel museo civico
88
, mentre il giovane scultore Giuseppe Cassa-
no esponeva alla mostra annuale della Promotrice di Belle Arti al Valentino un
modello in gesso raffigurante l’eroe. Lo scultore trecatese non ottenne il primo
premio, ma riscosse unanime approvazione e i vertici della Promotrice promosse-
ro una pubblica sottoscrizione, cui si associò anche il Municipio di Torino, per un
monumento che superasse la dimensione quasi privata del cortile dell’arsenale
89
.
L’ulteriore salto di qualità fu l’intervento del re e di Cavour: Vittorio Emanuele,
visitata la mostra in compagnia del primo ministro, espresse infatti il desiderio di
una statua non di marmo bensì fusa in bronzo nell’arsenale e convinse il parla-
mento a stanziare la somma occorrente
90
. Uguale successo riscosse alla mostra del
1858 un modello di Vincenzo Giani raffigurante Balilla, che Vittorio Emanuele II
volle parimenti fuso in bronzo (la legge che stanziava la somma precedeva di quat-
tro giorni gli accordi di Plombières). L’inaugurazione del monumento, proprio di
fronte al maschio della cittadella, ebbe luogo la sera del 4 giugno 1864; a ritarda-
re l’evento contribuirono le lungaggini dovute alla scelta del sito e al compimen-
to del piedistallo. Questo, come si evince dalla fitta corrispondenza tra la giunta
comunale e i vertici delle istituzioni artistiche cittadine (Promotrice e Accademia
83
M
ARIO
I
SNENGHI
(a cura di),
I luoghi della memoria. Simboli e miti dell’Italia unita
, Roma-Bari: Laterza, 1996,
pp. VII-VIII.
84
La piazza cedette molto presto il nome a un altro emblema dell’eroismo sabaudo, divenendo, dopo la seconda
guerra d’indipendenza, piazzale San Martino.
85
ASCT,
Affari Gabinetto del Sindaco
, cart. 4/XLIII (serie rossa), fasc. 1, sottofasc. 17.
86
In una delle targhe in bronzo che lo attorniano vi sono i nomi delle battaglie più memorabili che lo videro vit-
torioso. Nel 1897 fu inaugurato un altro monumento equestre voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe nel
piazzale antistante il castello reale di Budapest.
87
Le iscrizioni sui basamenti vennero commissionate al letterato Davide Bertolotti (
ibidem
).
88
Il quadro, il cui titolo completo è
Pietro Micca nel punto di dar fuoco alla mina volge a Dio e alla Patria i suoi ulti-
mi pensieri
, era considerato agli inizi del Novecento uno fra i più pregevoli delle collezioni civiche. G
USTAVO
S
TRAFFORELLO
(a cura di),
La patria. Geografia dell’Italia
,
Provincia di Torino
, Torino: Utet, 1907, pp. 132-137.
89
Giuseppe Cassano scultore trecatese. 1825-1905
, Trecate: De-Si, 2005, pp. 39-40, 46; ASCT,
Atti del Municipio di
Torino
, 1858, verbale del Consiglio comunale del 29 maggio 1858.
90
Il bronzo necessario fu offerto dal governo, il parlamento stanziò la spesa complessiva di £ 15.000: C. M
ORAN
-
DO
,
I monumenti di Torino
cit., pp. 36-39.




