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queste figure popolari, che si prestavano assai bene a essere rappresentate nell’i-

conografia e nella letteratura di genere, era in effetti un mezzo efficace per pre-

sentare l’epopea dell’assedio ai ceti inferiori. Iniziava proprio allora la fortuna di

un filone che avrebbe attraversato romanzi popolari, canti e carmi, opere teatrali

e le arti figurative lungo tutto il primo cinquantennio unitario fino a Novecento

inoltrato

75

. In quella sede ebbero una definizione paradigmatica due elementi par-

ticolari: l’artificio dell’incontro tra principe e suddito e il consolidamento del pro-

filo italiano di Eugenio.

Louise Lemercier per prima nel 1830 si era spinta a immaginare un incontro avve-

nuto di notte nella cittadella tra il minatore e Vittorio Amedeo

76

. Il modello della

scrittrice, ovvero l’artificio letterario dell’incontro fisico, che risolveva l’esigenza

di semplificare, a uso del popolo, il nesso di identificazione fra trono e sudditi,

ebbe numerosi imitatori. Tra questi il fortunato racconto di Domenico Castorina,

I tre alla difesa di Torino nel 1706

, uscito a Torino nel 1847 che, sul piano della

letteratura di alta divulgazione, rafforzava, attraverso citazioni di storici del

tempo, il nesso deterministico tra assedio e sorti d’Italia

77

. Sulla scorta dei roman-

zi storici di Massimo d’Azeglio e seguendo il modello della Lemercier anche

Castorina immaginava l’incontro tra Eugenio, Vittorio Amedeo e Micca. Non era

sufficiente la descrizione narrativa della triade duca-condottiero-eroe popolare:

era necessario immaginare un incontro che rendesse visibile e concreto il sodali-

zio tra re e popolo. Il racconto riprendeva il repertorio della storiografia ufficia-

le: il valore di Micca paragonato a quello degli eroi della classicità, la salvezza di

Torino e quindi dell’Italia intera, lo stupore di Eugenio di trovar «tanto amor di

patria in un oscuro ed infimo minatore». La parte più originale consiste forse

nella rappresentazione del principe condottiero che, intento a contemplare «i

ritratti di pochi e grandi italiani che, al par di lui [...] furono astretti a militar sotto

insegna non italiana», esclamava: «noi condottieri italiani siamo obbligati a mili-

tar sotto le bandiere di questa o di quell’altra nazione, e non mai per la patria

nostra»; a dare «tale una lezione agli stranieri che per un pezzo cesseranno [...] di

conculcare la veneranda Italia»

78

. L’autore sorvola sulla nazionalità di Eugenio: il

contributo maggiore di Castorina è proprio, attraverso l’invenzione letteraria, la

diffusione dell’immagine del principe come eroe italiano: sebbene «ascritto fra gli

alti gradi delle milizie austriache», in concreto descritto come un «consanguineo»

che «tuttavolta portava la divisa piemontese». Come ha mostrato McKay, dopo la

vittoria di Torino, umiliato Luigi XIV, più che il retroterra francese per Eugenio

contò l’ascendenza italiana e la discendenza da casa Savoia

79

.

Si assisteva così, alla vigilia dell’Unità, al recupero della figura del principe in chia-

ve piemontese e italiana: perciò mentre di Eugenio veniva ancora riproposta in

prima battuta l’esaltazione delle qualità personali di nobile cavaliere antico, come

la modestia e la generosità, egli era ormai divenuto, come nelle dispense del Litta,

l’autentico liberatore di Torino e quindi dell’Italia

80

. Negli anni successivi all’uni-

ficazione si era inaugurata una vasta operazione culturale, segno di quanto la rap-

presentazione della storia del Risorgimento nelle sue diverse componenti fosse

uno strumento duttile nel processo di omologazione degli italiani. Si trattò di

un’operazione volta a rafforzare l’identità nazionale intervenendo sui temi del

consenso e della partecipazione dei singoli individui, secondo un collaudato

modello pedagogico, rivolta ai ceti più acculturati, destinatari di libri di storia,

75

P

IERGIUSEPPE

M

ENIETTI

,

Pietro Micca nel reale e nell’immaginario

, Torino: Il Punto, 2003.

76

M

ARGUERITE

L

OUISE

L

EMERCIER

V

IBERTI

,

Pietro Micca ou le siège de Turin sous le règne de Victor Amédée II

, Tori-

no: Reycend, 1830, pp. 14-22, 114-117.

77

D

OMENICO

C

ASTORINA

,

I tre alla difesa di Torino nel 1706

, 2 voll., Torino: Schiepatti, 1847, I.

78

Ibid

., pp. 269-275; II, pp. 315-320, 330-347, 376-377.

79

D. M

C

K

AY

,

Eugenio di Savoia

cit., pp. 1-6.

80

P. L

ITTA

,

Famiglie celebri italiane

cit.