S
i ha un bel andare in alto, molto in alto; ormai la
stagione degli sci è finita. Bisogna dire addio ai
monti; anzi, i più lo hanno già persino detto, e
noi facciamo la figura di eh:, dopo scambiati i baci e
gli abbracci, si volta ancora indietro.
E sorprendiamo la montagna che sta cambiando abito;
eccola già verde sino alle ginocchia, sino alla vita. É
un abito stretto, quello della neve; e si toglie dal sotto
all 'insù. come tutte le vesti molto aderenti. La montagna
segue in ciò le abitudini feminili. L'abito verde sarà
poi invece molto ampio, e fluente, e ondeggiante per
sino, con quei prati che i fiori avvivano simili a ricami
ingenui; e la montagna allora se lo toglierà da le spalle
alle prime nevi autunnali, e lo lascerà scendere giù
piano piano. Due modi in tutto opposti, tranne che nel
lentò indugio; e in tutto simili poi a quelli feminei,
come si diceva, se alla montagna non mancasse l'aiuto
di due morbide braccia e di due mani, per diradare le
nevi primaverili, per solcare i prati mossi dal vento.
La montagna dunque cambia abito; in quale modo
ciò
avvenga, ai più forse non importa nemmeno.
ImporU
un'altra cosa; che non
è
mai piaciuta come in
queste
ultime settimane. «G li sci di primavera»; se
fossimo
esperti nel disporre
sulla carta
o
sulla tela forme e colorì
così come lo siamo
neH’amarli, vorremmo con questo
titolo
fare
un
cartellone pubblicitario; e sarebbe
assai




