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più attraente persino delle fotografie accanto alle quali

si rfugiano le nostre poche righe. Belle sono senza dubbio

queste foto; lo diciamo col cuore, immuni come siamo

dalla gelosa mania di far scattare obiettivi. Bellissime

anzi; con quel riso che splende nei denti, e quella corsa

che pare raggiungere il trionfo, piuttosto che arrestarsi

m una caduta; imagim candide di due sussulti giova­

nili. Ma il nostro cartellone pubblicitario si farebbe

guardare più a lungo; per un tempo pari a tutto quello

che, senza saperlo dipingere, noi lo abbiamo imaginato.

«Gli sci di primavera»; queste parole le scriveremmo

in alto, cambiando carattere ad ogni lettera, scegliendoli

tra quelli dei titoli dei nostri quotidiani. Volete dire che

ne avanzeremmo, tanto sono oggidì, tali caratteri, pere­

grini e numerosi. Sia pure; ma lasciateci finire il nostro

discorso. Sotto la scritta spunterebbero alcune torri,

quelle che ogni sciatore, in Italia e in Europa, conosce

ed ama; poiché sarebbe giusto dare ai nostri sogni il

medesimo paesaggio della realtà che li ispira. E poi,

infine, metteremmo quattro sci diritti, con il sotto verso

il sole; e intorno si stenderebbe una pace sicura, una

pacata, serena, calda verità, che metterebbe ne l'alto

in pittoresco scompiglio — come dicevamo — tutto

l'effimero alfabeto dei quotidiani impazienti.

Ma il cartellone non esiste; e chi vuole andare ancora

una volta in montagna lo faccia di sua iniziativa, e si af­

fretti. Alza alza, l’abito di neve è giunto oltre le spalle,

al capo inaccessibile, alle vette purissime. Se avete già

dato l’addio, ritornate egualmente; per fare una risata,

come quella che qui vedete; o una caduta, come quella

che nella fotografia si può appena indovinare. Oppure

per vedere un altro cadere, un altro ridere. È quasi

lo stesso. In montagna si sente tutti insieme, si provano

tutti le stesse impressioni. Come al cinema. Senonchè

la virtù del candore irrorato di sole è assai più durevole

di quella dello schermo, che ha bisogno dell'ombra.

Ed è anche assai più invitante. Confessate che se, uscendo

dal cinema, tirate un respiro, un altro assai più lungo ne

tirate giunti, in montagna, alla quota desiderata. Di più

in montagna, sopratutto di primavera, trovate di certo

posto per stare vicino a chi volete; mentre al cinema non

sempre. Resta la questione dei baci, per gli amanti

sbattuti dai venti contrari, e in cerca di un atterraggio

di fortuna; ma è risaputo che una gran luce vale, sotto

tutti i rispetti, la tenebra; mentre poi la solitudine di

un luogo deserto non può essere da meno del raccolto

silenzio di una folla ansiosa.

E allora, sapete come noi daremo l'addio ai monti?

Andando questa sera, tutti quanti, a letto molto presto;

e «vivendo» domani, ciascuno per proprio conto, il

cartellone pubblicitario ch’io non so dipingere nè de­

scrivere.

GIOMOCCA