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R E C I T A Z I O N E

N

el troppo stretto unione dell'albergo irrompe qual­

che marmocchio, cui farà seguito il corteo digni­

toso dei pensionanti, damma di riraci colori, maglie,

gonne, giubbetti stonati.

La teoria si scioglie, in pigro strascicamento di seggiole

e mastodontiche poltrone: su quella agghindata ili pizzi

polverosi si abbioscia la Contessa, greve sfasciume, la

voce, appena percettibile, ringrazia il piccolo, che ha

recato il seggio, in segno di affettuoso rispetto. Sui

tarchiati canapè s'adagiano

.

fra le tradizionali quattro

chiacchiere, ora la signora del professore, piccoletta,

acconciata con una buffa crocchia sul cocuzzolo, ve­

stita d'un abito severo da santocchio; ora la vedova del

diplomatico, volto glabri», fastidiosa parrucca bigia, col­

laretto di trine, serrato sotto la gola cascante; e la so­

rella del cappellano militare, occhiali u pinzetta sul

naso grosso, labbra carnose e scialbe, occhi scuri, irre­

quieti, la madre di Irene, obesa, chiusa in una reste

chiazzata di inqualificabili grandi fiori, la

«

madama

»

norarese (accompagna ai monti la figlia), occhi senza

luce, volto capellatura senza colore.

I giorani si trincerano in un angolo, accosto al piano­

forte

;

poche signorine, qualche ragazzo, studenti quasi

tutti. Mario è in piedi, rifuggendo dalla facile comodità

della poltroncina rossa

—

ha detto proprio così

Alle signore, che sanno ancora, per l'ennesima volta

,

miravigliarsi con una certa spontaneità della sua al­

tezza inconsueta, risponde invariabilmente, a giusti­

ficarsi:

—

Mio fratello mi supera, mi supera. Quando

«

verrà su

»,

in ferragosto...

—

Ma ecco Irene. Questa sera dirà

«

qualcosa

»

del suo

repertorio. Santo cielo, dicera or ora la madre, hanno

tanto insistito; era bello ricordare - del resto i nuovi

arrivati forse non lo superano - che la cara Irent

vinse, quest'inverno, il premio di recitazione.

Irene può arere tredici anni. I cappelli rossicci, ac-

catricchiatisi in inestricabili grovigli, malamente arruf­

fati, fiammeggiano sulla testolina vivace. (ìli occhi

escono, con un loro grigiore vivido, da un pullular di

lentiggini. Le labbra si confondono nel rossicare del

rollo.

Ella risponde tujli applausi piegando il capo

,

compunta,

con un sorriso incerto

,

noti sai se ringrazi o se celi

uh

briciolo di presunzione. Se ben osservi

,

ti avredi cht

lancia rapide furtive occhiate alla madre, per constatare

dal rolto pietrificato nel sorrisetto convenzionale, st

tutto procede a modo.

Ora Irene chiede quale delle

«

sue

»

poesie si desideri.

Le elenca, adagio. Ogni tanto calca la voce, per far

risaltare le preferenze. La signora del professore la

interrompe:

—

L'Aquilone... brara!

—

e si dimena alquanto, cer­

cando di farsi largì>sul canapè.

—

("è qualcosa di nuoro... oggi...

—

incomincia a

mezza voce la sorella del cappellano, dondolando

,

ner-

rosa, la gamba sovrapposta all'altra.

—

Oh sì! L'Aquilone...

—

all'altro capo della gala la

Contessa fa eco con la sua voce scolorita,*sollevando a

fatica il peso delle labbra grosse, appassite in

ww<i

smorfia.

Qualcuno accanto al pianoforte armeggia con la sedia.

Irene attende il silenzio perfetto.

Ha aperto i braccìni nuotanti nelle vaste maniche

ci

palloncino, ha alzato gli occhi al soffitto, fissandoli sul

lampadario polreroso, e

«

dice

».

Pare canti con rocetta

stridula.

... ed ecco, ondeggia, pencola, urta, sbalza,

risale, prende il vento; ecco...

Si solleva insieme all'ala bianca della cometa; agita le

maniche a palloncino

,

accompagnando l'ascesa faticosa,

come per aiutarsi nel volo.

L'occhio ferrigno è fiso verso l'alto, ricercando alcunché

di leggero. La sorella del cappellano ha inforcato gli

occhiali: tutta protesa in aranti

,

le gambe accavallate

quasi fuori della sottana. Ora si accomoda fugacemente

la crocchia con la sinistra.

... «stringendoti sul cuore

il più caro dei tuoi cari balocchi...

La covetta si fa mielosa, assume toni forzati di accora­

mento mal coloriti. T

al

dama di compagnia della Con­

tessa ha gli occhi liquidi. Tiene simbolicamente in

mano un fazzoletto ricamato.

La Contessa

è

immota, palpebre abbassate

,

le grosse

dita, ricche di troppi anelli

,

disposte senza armonia

sui braccioli del seggio, il capo

,

coperto di una

volu­

minosa massa di

capelli grigi

,

appoggiat o alTimbotti-

tura ietto schienale.

Meglio venirci...