destini.
non tradisce la fede che deve avere in
un ordinamento niomlt* preposto aI mondo tutto
«l«*lla siiprrma ragione «In* governa universalmente
la >loria.
I li popolo clic possegga tanta e rosi universale
intdligrnza. d ir abbia avuto
rosi
intrusa ed antica
riviltà roinr l’Italia, un popolo lin o ili tanti destini,
non può. purrlir voglia valersi delle facoltà rd a tti
tudini rlir dalla sua intelligenza e dalla Mia pacata
ri\iltà "li derivano, non risorgere e riformarsi. I
principi ritrarranno onore r vantaggio dal ltisorgi-
llirlito al pali dri popoli, i laici al pari dri sarrrdoti,
il Papa quanto tutti i credenti. Più die un libro -
esclamava Cesare llalho - il
/‘ritmilo
è ili
ì'tizinm,
un
fntln
nella politica italiana . Lo stesso annotava
il Settembrini, nel tratto delle
Itironlan:•
relativo al
lSI.'f, anno di divulga/ione del capolavoro giober-
tiano. Noi eravamo - espongono le
l{ironia iizt -
servi, divisi, siiiinu/zati. spregiati dagli stranieri,
che ci dicevano una stirpe degradata. l'Italia terra di
morti non di uomini vivi, non altro che un nome
rimasto nella geografia e scancellato dal novero delle
Nazioni d'Kuropa; noi stessi ci tenevamo interiori
a tutti gli altri, e per tanti secoli di misera servitù
avevamo offuscato la coscienza ileUVsser nostro,
quando costui
(il
(ìioberti)
ci
dice: ‘ Noi, Italiani,
siete il primo popolo del mondo*. —Noi ; * —• Si. voi
avete primato civile e inorale sopra tutti*. Noli mai
libro di filosofo, e neppure
ili
poeta o di altro scrit
tore è
stato
più potente e più salutare di questo .
Ili Napoli, prodigioso fu l'effetto del liliro;
scosse
e
sollevò la coscienza d’un popolo prostrato .
* *
Questo, nel 18|.‘f.
K nel 18ir», vincendo le riserve di prudenza alle
quali, nel
Primato,
s’era attenuto circa i mezzi da
impiegare per l'attuazione del Itisorginicnto (doveva
evitare che il libro venisse proibito in Italia), il G io
berti diede fuori i
Pi'iileiiniiiriii ni
/*ritmilo inorali i
ririh ilti/li llnliiiiii:
caso singolare; mia prefazione,
e lunt'hissima. stampata dopo il libro. Nei
Proli i/o-
imiti
troviamo tinalmente sdegnose intimazioni al
re ili Napoli, inclemente verso i Fratelli bandiera,
ed una critica acerba contro l'Austria e contro l'o
scurantismo romano. l>a quest'ultimo capitolo della
polemica (ìiohertiana doveva appunto scaturire il
(intuita tinniti-no.
tra il 17 ed il 'IS ; nel medesimo
tempo, ^aiutato ormai come il dittatore morale del
l’Italia rinascente, l'esule del *.{.{ 'i vedeva appa
recchiata la via del rimpatrio. Il quale fu solenne*
nieiite compiuto in aprile del ’ IS). il giorno
stesso
della battaglia di Pastrengo; onorato, in mangio, a
Soimuacampagna. da Carlo Alberto; salutato trion
falmente in Lombardia ed in Toscana; l»encdctto.
intine, a lim ila. da Pio IN . senza peri» che riuscisse
al (ìiolierti di far disdire al Pontefice la sua recentis
sima defezione dalla guerra d'ÌtidÌ|H-ndciiza.
Purtroppo. |;« missione politica del (ìioU-rti press«*
le regioni d'Italia nella fase in cui la guerra volgeva
al precipizio, deve dirsi fallita. Il (ìioberti ne u»
a
11
lara
11
ir
11
1r stupefatto dalla disunioni- negli Italia!
la m i ronronlia rivile si sbriciolava d illi tratto
primo rolpo della sventura. Tristissima poi, do|
soli I I giorni di partn-ipazioiir al .Ministero Casati
dal I al 18 agosto '18 - fu la sua esperienza dell'ilie
titiidine del Parlamnito a fronteggiare i perir(
rslrrllli. Suonano rom r odirrilissiinr qurstr sue p
l'ole del
Itilinoni un nlo
(t. |; pp. .‘t l ’J-.'lb't): •
Ir assimili
non Ininno nini li /n i un
/tarli m i i/raitili rininirnintt
sortali
...
Son ri Ini ixinifiio il'nn /
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0 iihhiii rm to ijrainlixxi m i /n ru oli far riti ili rmixiil
1 ili ih liln razioni
;
imi tulli ilo n Itero la Io ni xnlrez
all'ixfili azioni ih H'ini/t
1/110
im liriihm lt e ih liti itili
In n i
».
Cosi scriveva egli, con l'intento di giovare al
Patria, da Parigi, dove s'era ritirato in secondo v
lontario esilio dopo il disastro della ripresa del
guerra. Lo sperato dittatore ideale della Naziol
non aveva potuto in lui incarnarsi. È proprio al .Min
'tero (ìioberti. nominato il Mi dicembre ISIS,
durato sino al febbraio del ’ l!*, che. infatti, si deve
m ina delle speranze federaliste.
Del resto, fu llli bene.
La politica, 'in allora vagheggiata dal (ìiohert
s'era potuto chiamare
m
o
-
ijih
lia,
soprattutto |h
l'alVcrmata mis'ioiie nazionale del Papato, sostegl
delle speranze federative d ’Italia, e per l’oppos
zioiie dcH'anticlcricali'ino di Mazzini. Fallite le sjh
ranze nel Papa, bisognava adesso accostarsi ad
11
programma laico e democratico; ma non credette
(ìioberti die i tempi
fossero
maturi per inserirvi, qua!
condizioni'
sim i/ita non,
l'idra unitaria. Il Ministri
(ìioberti 'i arcingcva dunque ad un compito confedt
ralista. che avrebbe dovuto accontentale tu tti, e, |h
evitare tanto un intervento deH'Austria in Itali
Centrale i|iiunto
11
n riconoscimento delle proclamai
repubbliche, conciliate perfino gli interessi «li Pio II
e di Leopoldo II di Toscana, fungiti dai loro Stat
con «|iiclli del riordinamento d'un fronte unico fede
ralista che avesse i suoi capisaldi 'iiH'AppctiniiK
Ingannato dalla 'ila 'tr " ;i buona fede. (ìioberti roll
segui il
solo
frutto di sdegnare i democratici, i qual
del resto, seguivano
idee
talmente particolaristirli»
ila non esser preparati nemmeno ad un programin
confederale. Onde, le sin* dimissioni da primo Mi
lìist ro.
* * *
C'è una 'ola nube '
11
1 ravvedimento di lui dop
il ' I!•: un ingiusto rimprovero
{h'innoramt nh>;
t. II
p.
1
al Piemonte d ’c " c i'i rinserrato in una politici
mutiicipalista. di dimensione non italiana. M i questi
il
1
un usanti italiana,
d ir il (ìioln-rti stesso avev a cs|>e
rinicul.ito non |M»tersi ini|>erniarc sii una Confedera
/ione Api M-nninica. proprio il Cavour seppe darla
al fronte unico nazionale
roinfiltrato in Piemonti
Leale patriota, il (ìioln-rti sep|»e
|
m t ò
riconoscerli
nell'
l ltumi n filtra ai Munirifiali,
elle a breve di
stanza di letn|M» corregge lo sfogo «1«*1
Hi nuorametti*




