nui tnrrhiali n m a iti— In i Ir tradiziim ali iftuitlrn rhiarchierr
C.
In ne allunga il volio, strizza un po' gli turili nel pul
lular ili lentiggini
...
ansante...
r prosegue con core conimossa, accentando con orienta
zione il cerno anelo
...
corsa (li gara per salire un colle!
La signora del professore, assurta, tenta di allungare
un tantino le corte gambe grassttcce, grossi piedi cal
zati in scarpe ampie e senza tacco-aufj, perchè la
redora non smette di sguardarle - non toccano terra.
Ora questa si rolge alla
«
madama
»
nocarese:
—
Sentitof Meglio renirei con la testa bionda...
—
ed
ha un sorriso insignificante sulle labbra
r
izze. Vorrebbe
esprimere la tristezza della recchiaia irrevocabile. Ma
l'altra è intenta a ricercare la figlia. Uscita! Ah., la
recckia sta biasciando qualcosa. Allora alza le soprac
ciglia, con rammarico, mentre in cuor suo, non riu
scendo a spiegarsi l'espressione compassionevole di
quel volto, si chiede:
—
Ma che diavolo ha!
—
A dire il vero, nella sala, manca anche Giorgio, oltre
sua figlia. Si rasserena. La vedova si erede finalmente
etmpresa. Che amarezza, il fatale andare degli anni...
Irene sta terminando. Oli ultimi tersi,
con »
loro con
trasti di luce e di ombra,
tu
cui giovinezza ingentilisce
nutrie e morte giovinezza, pare narrarli, in attesa della
f>ausa che sarà come la fine della nenia per il bimbo
assopito,
« (uà
madre... adagio per non farti male
».
IA, accanto al pianoforte, qualcuno ha riso.
La
sorella del cappellano si volge di scatto, inviperita,
xtrutando, eon le lenti maligne; la signora del profes
sore assume l'impenetrabile espressione, greve di mi
naccia, che le è abituale quando si appresta a dare
una biuma stregghiatura al rubicondo marito; la dama
di compagnia
è
impietrita di sdegno, il fazzoletti™
penzoloni di tra le dita; la vedova ha
«w
smorfia di
disgusto. Ma la madre non si tolge. La sua boera
non
apparve mai coti secca ed aspra.
Lucia, bionda Lucia, hai piegato il capo, sussultando,
e lo serri tra le mani incerte: ti si contano le volute
delle trecce appuntate coti forcine chiare,
lucci s'è accostata alla finestra, scruta il cielo.
La voce di Irene si spegne, distogliendosi in melati-
conia:
per non farti male...
Un attimo.
Gli applausi.
La madre quasi si abbandona sul canapè. Accetta
passira le congratulaziotii, i battimani
-
sono suoi - e
si ra schermendo, e china un poco la faccia sul busto
,
mentre negli occhi sorprendi
mm
baluginare di commo
zione.
Lucia ha rialzato il capo. Rossa in volto.
Applaude. lucci
si
è voltata; Mario parla alle
signore
che lo osservano dal basso.
Irene si accosta alla Contessa che la vuole a sè.
La dama di compagnia ha aperte le braccia, come per
accoglierla. Il fazzoletto le pende di tra le dita, stanco.
La Contessa abbraccia l'esserino fulvo, accosta le
grosse labbra pesanti al groviglio focoso dei capelli
,
sussurrando lodi. Certo le pare che la bimba abbia
recitato
«
per lei ».
La sorella del cappellano s'è alzata, nervosamente-,
non le è sbollita la bile per quella oscena risata. Oscena
risata. Proprio così. Si avvia verso U pianoforte. Oli
occhiali barcollano sul naso. Esita.
Ma perchèt Smorfiosctta petulante! Quella le deve
incutere soggezione... La
«no
giovinezza procace.
8
i i avvicinata alla finestra. Osserva U cielo.
Mario resta immobile, appoggiato al muro. Mentre
Veroina passa, seguita da un coro di lodi e di rmgrazia-
menti, egli allunga la mano ossuta e le aecaretta U
ruvido rogo fiammante. Ma Irene sfugge
quasi libran
dosi sulle
sue ali di seta.
La madre pensa: Santo cielo. Oggi non m'ha fatto il




