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Benché esista già una vasta bibliografia sull’argomento

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è possibile ricostruire

solo parzialmente le complesse modalità attraverso cui si andava delineando la

figura professionale dell’ingegnere militare alle corti dell’Europa tra Cinquecen-

to e inizi del Seicento. Proveniente da classi sociali modeste, questi inizia in gene-

re la carriera militare come soldato di artiglieria, con una preparazione di base nel

campo della matematica e della geometria, affinata nel corso del tempo attraver-

so lo studio della balistica, e nel campo del disegno dal vero di fortezze e teatri di

guerra. Il suo lavoro richiede una grande mobilità e versatilità. «Operaio della

fortezza» lo chiama De Zanchi, non certo in senso dispregiativo, ma a sottolinea-

re la componente tecnica della sua professione e le finalità applicative della sua

formazione. In questa appartenenza sociale e in questa radice pragmatica trova

giustificazione il suo impiego nell’artiglieria e mai nell’arma della cavalleria riser-

vata da sempre all’aristocrazia. Mentre il potere decisionale è affidato ai consigli

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Questo tema è trattato da un’ampia bibliografia, di cui si segnalano come contributi più recenti e aggiornati:

G

IOVANNA

C

URCIO

,

La professione dell’architetto: disegni, cantieri, manuali

in E

AD

., E

LISABETH

K

IEVEN

,

Storia del-

l’architettura italiana. Il Settecento

, Milano: Electa, 2000, pp. 50-69; V

ITTORIO

F

RANCHETTI

P

ARDO

,

Città architet-

ture maestranze tra tarda antichità ed età moderna

, Milano: Jaca Book, 2001; G

IULIANA

M

AZZI

, S

TEFANO

Z

AGGIA

(a cura di),

«Architetto sia l’ingegniero che discorre»

.

Ingegneri, architetti e

«proti»

nell’età della Repubblica

, Vene-

zia: Marsilio, 2004.

Eugene François, Prince de Savoie et de Piemont

, inci-

sione in rame (ASCT,

Collezione Simeom

, D 1232).