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ze d’appoggio per garantirsi gli approvvigionamenti e i rinforzi o assicurarsi la

ritirata. Come osservò Cesare Cantù molti anni più tardi, il ricorso alla guerra

d’attacco diventava indispensabile soprattutto in territori in cui le fortezze erano

insufficienti o inadeguate, i finanziamenti per costruirne di nuove carenti, così

come assenti gli ingegneri adatti a fabbricarle

52

. La formazione dell’ingegnere

imponeva ora un maggiore approfondimento per dare una risposta tecnica alla

richiesta di nuove forme di difesa e soprattutto partecipare più attivamente al

programma d’innovazione che Vauban intendeva attuare.

In più occasioni si manifesta in Eugenio la propensione alla guerra di attacco e

alla tattica dell’agguato come si può osservare fin dalle fasi di preparazione della

battaglia di Torino. Rallentamenti e accelerazioni delle azioni sono calibrati. I

primi sono indispensabili per procurarsi presso la corte di Giuseppe I i finanzia-

menti necessari per l’approvvigionamento di uomini e armi, per proteggersi le

spalle assicurandosi il sostegno del ducato di Mantova, per controllare il movi-

mento delle truppe nemiche seguite a distanza attraverso la pianura Padana sulla

riva destra del Po e per dominare postazioni strategiche lungo le strade di acces-

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Si veda G

IORGIO

S

IMONCINI

,

Arte della guerra ed uso del territorio tra fine Seicento ed inizio dell’Ottocento

, in

«L’ambiente storico», (1988), nn. 10-11, pp. 113-150, qui in particolare p. 119.

Abbondio Bagutti,

Episodio dell’assedio di Torino del

1706

, olio su tela, 1845 (Agliè, Castello, Galleria d’arte).