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so alla capitale sabauda. Egli concentra il comando sul colle di Superga ripropo-

nendo la stessa tecnica di attacco veloce che nel 1683 aveva decretato il successo

di Sobiesky

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sull’esercito turco che assediava Vienna, all’inizio della carriera mili-

tare di Eugenio, e di cui verificò nuovamente l’efficacia a Belgrado nel 1717.

Come il Kalhemberg

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, dall’alto dei suoi 484 metri, domina l’ansa del Danubio, la

cima del colle di Superga si apre sulla confluenza tra Dora, Stura e Po; come

Sobiesky aveva scelto una postazione a una quota superiore a quella dell’esercito

turco cogliendolo di sorpresa dal Kalhemberg, così l’esercito di Eugenio domina

dall’alto le basi francesi appostate alla Madonna del Pilone e al Monte dei Cap-

puccini.

VIENNA E TORINO

:

IPOTESI PER UN CONFRONTO

. Continuando nel parallelismo tra

le due situazioni si può addirittura ipotizzare una diversa interpretazione della

costruzione della basilica di Superga. Laddove sembra ridimensionato il mito del

voto fatto da Vittorio Amedeo

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, si possono rileggere in chiave metaforica le scel-

te di celebrazione dinastica del duca di Savoia in analogia a quelle attuate da Leo-

poldo I d’Austria e proseguite attraverso Giuseppe I fino a Carlo VI. La sommità

del Kahlemberg costituiva il punto più elevato di un ampio sistema coperto di

boschi, in parte coltivato a vigneti e destinato al pascolo, appartenente per lo più

a ordini monastici di protezione sovrana. Dal 1628, grazie a una cospicua dona-

zione in denaro e terreni agricoli di Ferdinando II, vi era stato costruito un Eremo

dei Camaldolesi affidato dal sovrano alla protezione della consorte Eleonora

Gonzaga e del figlio, l’arciduca Leopoldo: essi l’avevano elevato a Priorato e a

sede di un seminario. Qui il monaco cappuccino Marco d’Aviano aveva celebra-

to la messa e benedetto le truppe prima dell’assalto decisivo e nel chiostro del

convento avevano trovato posto le batterie di cannoni per la difesa della città. Il

cappuccino aveva suggerito all’imperatore Leopoldo I di ribattezzare il luogo

Leopoldsberg, poiché là egli aveva ricevuto l’aiuto del Cielo

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. Dopo l’assedio

turco questo convento e la vicina abbazia di Klosterneuburg diventano i cantieri

di una ricostruzione cui Leopoldo I e il figlio Giuseppe I, pur nella brevità del

suo regno (1705-1711), affidano il valore di simbolo di continuità dinastica. Giu-

seppe I provvede infatti a riedificare al Kahlemberg la Josephskirche, chiamando

l’architetto e ingegnere militare bolognese Antonio Maria Nicolao Beduzzi, noto

soprattutto per i lavori condotti nella ricostruzione dell’abbazia di Melk sotto la

direzione dell’architetto tirolese Jacob Prandtauer. Beduzzi propone le forme di

un barocco austriaco semplificato dall’allineamento del fronte della facciata e pri-

vilegia le articolate coperture dei doppi campanili addossati a essa per esaltare la

dimensione verticale nel panorama della collina viennese. Alla morte di Giusep-

pe I il fratello Carlo, perso il trono di Spagna e divenuto imperatore d’Austria con

il nome di Carlo VI

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, affida a Donato Felice d’Allio il compito di trasformare il

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A Giovanni III Sobieski re di Polonia l’imperatore Leopoldo I di stanza a Passau aveva affidato il comando gene-

rale delle truppe nell’assedio di Vienna.

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Letteralmente «Monte calvo» poiché il suo versante meridionale è completamente privo di quei boschi che con-

notano il sistema collinare alla periferia di Vienna. Oggi si raggiunge attraverso una salita panoramica che si con-

clude con una terrazza che dalla Josephskirche domina tutta la città.

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A tale proposito Vera Comoli ha affermato: «appare quindi ben lontana dal solo assolvimento di un voto religio-

so, bensì come precisa scelta tesa a collocare l’edificio sacro sul punto di incontro dell’asse Rivoli-Torino con il cri-

nale della collina, decidendo un luogo che sarebbe stato riferimento duraturo, anche visuale, alla scala del territo-

rio»: V

ERA

C

OMOLI

,

L’urbanistica per la città capitale e il territorio nella

«politica del Regno», in

Storia di Torino

, IV,

G

IUSEPPE

R

ICUPERATI

(a cura di),

La città fra crisi e ripresa (1630-1730)

, Torino, Einaudi, 2002, pp. 939-967, qui p.

965; si veda G

EOFFREY

S

YMCOX

,

La reggenza della seconda madama reale (1675-1684)

,

ibid

., pp. 197-244.

56

La citazione «ist der Ort, wo Eure Kaiserliche Majestät zuerst des Rimmel Hilfe erfahren haben» si trova in

G

UIDO

P

ANEK

,

Der Kalhemberg Kurze Geschiche und Führung

, Wien, 1952.

57

Alla scoppio della guerra di successione spagnola, dopo la morte di Carlo II, il figlio di Leopoldo I era salito al

trono di Spagna con il titolo di Carlo III stabilendo la capitale a Barcellona. A conclusione della guerra che aveva

Giovanni Michele Graneri,

Soldato schiavone

, olio su

tela, [1750] (MCAA).