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primo per Superga, il secondo per il Klosterneuburg opteranno non per sempli-

ci chiese celebrative, ma per complessi edilizi costituiti da chiesa, convento e

mausoleo affidando a un’architettura dallo spiccato e aggiornato linguaggio

monumentale il compito di celebrarne il valore di simbolo dinastico.

Come dopo la sconfitta turca la corte viennese aveva ribadito il suo ruolo di pala-

dina della cristianità promuovendo la costruzione di chiese e conventi, dopo il

1706 lo stato sabaudo era emerso come unica potenza militare italiana capace di

contrastare le ambizioni espansioniste della monarchia francese. L’imperatore

Carlo VI puntava ad affermare la gloria di Vienna quale unica erede dell’

Alma

Roma

, come Vittorio Amedeo era stato educato in una Torino che sua madre, la

reggente Giovanna Battista di Savoia-Nemours, aveva voluto rivale della classicità

di Atene

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. La crescente distanza fra la concezione dell’architettura del nuovo

imperatore (e, in parallelo, del nuovo re di Sardegna) e del principe Eugenio

emerge, fra altre, nella vicenda della costruzione della Karlskirche a Vienna, dove

Carlo VI, oltre al progetto di Ferdinando Galli Bibiena, esclude dal concorso

quello di Johann Lukas von Hildebrandt, la cui fama è legata soprattutto ai can-

tieri della prestigiosa committenza di Eugenio di Savoia. A controbilanciare il

grand goût

del sovrano, questi – che con Carlo VI ebbe rapporti non facili – si fa

raffigurare nei bassorilievi che decorano la facciata del suo palazzo viennese sulla

Himmelpfortgasse, da un lato come Ercole nelle vesti di condottiero romano,

affiancato da uno scudo abbassato recante la scritta

pax

, dall’altro come Apollo

protettore delle arti e delle scienze.

TRA INGEGNERIA E ARCHITETTURA

. Eugenio era consapevole che la barbarie della

guerra non si esauriva con l’assedio, ma portava con sé fame ed epidemie, ecci-

tando la ferocia dei soldati e delle popolazioni direttamente investite. Oltre al

valore di postazioni strategiche all’interno dei precari equilibri internazionali,

territori e città da conquistare dovevano essere considerati come patrimonio

Turino

, incisione di Francesco de Grado su disegno di

Nicolò Bulifon (Wien, Österreichische Staatsarchive,

Kriegsarchiv

, H III d 467).

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G. S

YMCOX

,

La reggenza della seconda madama reale

cit., pp. 197-244.