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produttivo da salvaguardare, cercando di contenere gli effetti distruttivi già
durante l’attacco, come teorizzato dal binomio Colbert-Vauban. Al vertice di
questo dibattito, in una chiave tra provocazione e utopia, nel 1713 a Utrecht,
dove era in corso la definizione del trattato di pace, era uscito il libro
Projet pour
rendre la paix perpétuelle en Europe
in cui l’abate Charles-Irénée Castel de Saint-
Pierre
60
manifestava la sua opposizione al governo di Luigi XIV perché incapa-
ce di condurre una politica di pace duratura, unica condizione che avrebbe
potuto consentire di raggiungere il benessere economico e il progresso della
Francia. Tali opinioni appaiono in sintonia con l’adesione da tempo maturata in
Eugenio alle teorie di Montecuccoli che, precedendo per alcuni aspetti l’abate
di Saint-Pierre, aveva sottolineato come la fedeltà del condottiero dovesse
accompagnare l’affermazione dinastica del sovrano non solo sui campi di batta-
glia, come il successo strategico non consistesse solo nell’effetto «dirompente»
dell’assalto, ma fosse affidato alle abilità diplomatiche e politiche dell’uomo
d’armi
61
.
Presso le corti europee era inoltre radicata la pratica di affidare ai propri generali
d’armata il governo dei territori conquistati, pratica che se per molte monarchie era
andata perfezionandosi attraverso l’esperienza di colonizzazione nei territori ame-
ricani, per gli Asburgo si era consolidata già nel lungo processo di infeudazione
delle province orientali dell’impero e nella costruzione di città fortificate di nuova
fondazione
62
. Nella letteratura biografica sul principe, peraltro, ricorre la contrap-
posizione tra i suoi successi negli incarichi diplomatici e le scarse capacità governa-
tive dimostrate principalmente nel periodo trascorso a Milano. I testi di soggetto
militare conservati nella sua biblioteca non si prestano ad approfondire gli aspetti
concernenti l’esercizio di amministrazione del territorio, né affrontano temi con-
nessi con l’economia di guerra, sebbene sia documentato come questi aspetti fos-
sero al centro delle sue preoccupazioni, quando nel 1717 aveva affidato l’incarico
Veduta del Po a Torino alla Madonna del Pilone, dise-
gno a penna, pennino, inchiostro nero e rosso, acque-
rello grigio e matita nera, [1700-1715] (BRT, Dis. I. 139).
60
C
HARLES
-I
RÉNÉE
C
ASTEL DE
S
AINT
-P
IERRE
,
Projet pour rendre la paix perpétuelle en Europe
, 2 voll., Utrecht:
Schouten, 1713.
61
Raimondo Montecuccoli aveva avuto modo di dimostrare le sue capacità diplomatiche definendo i termini della
pace di Westfalia che concluse la guerra dei Trent’anni. Si veda R. L
URAGHI
,
Le opere di Raimondo Montecuccoli
cit., pp. 2-21.
62
Si pensi in questo senso ai ricorrenti toponimi di
Neustadt
che costellavano i territori dell’Impero tra Cinque e
Seicento.




