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plesso documentale delle
Instruzioni
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in cui non solo dà prova di controllare le
diverse scale del progetto, da quella topografica territoriale fino al dettaglio del-
l’arredo interno, ma anche di definire un programma di organizzazione gerarchi-
ca del cantiere. Permane tuttavia il dubbio sulla contrapposizione tra il segno
compositivo dell’architettura costruita, che aderisce al rigore del linguaggio clas-
sico, e quello dell’architettura disegnata spesso interpretata esclusivamente come
abile esercizio grafico rispondente all’affermarsi del gusto della veduta e della fan-
tasia. Tornare a leggere anche i numerosi «pensieri» di Juvarra non solo come
esercizi ma come messaggi simbolici e metafore di una dinastia che, muovendosi
spesso attraverso celate alleanze politiche, stava emergendo con un ruolo più inci-
sivo negli equilibri delle monarchie europee, rimane una sfida ancora aperta.
La composizione della biblioteca eugeniana offre la possibilità di inoltrarsi nei
complessi e tormentati scenari della cultura europea tra Sei e Settecento abitati da
protagonisti come il principe Eugenio, capace di vigilare sulle trasformazioni in
atto, di interagire con una realtà spesso contraddittoria, di osservare prospettive
possibili. Difficilmente inquadrabile all’interno dei confini della specializzazione
dei saperi, si circonda di preziose collezioni librarie i cui testi e manoscritti di sto-
ria, arte militare e architettura civile non costituiscono che uno dei frammenti e
dei possibili punti di osservazione.
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Su questo aspetto lo studio più approfondito, poiché affronta anche le relazioni tra cantiere e implicazioni nor-
mative è: C
OSTANZA
R
OGGERO
B
ARDELLI
,
Juvarra Primo Architetto Regio: le istruzioni di cantiere
, in V. C
OMOLI
,
A. G
RISERI
(a cura di),
Filippo Juvarra architetto delle capitali da Torino a Madrid
cit., pp. 215-225.




