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1

Tra queste, in particolare, ricordiamo G

UIDO

A

MORETTI

, P

IERGIUSEPPE

M

ENIETTI

,

Torino 1706. Cronache e

memorie della città assediata

, Torino: Il Punto, 2005; F

ABIO

G

ALVANO

,

L’assedio. Torino 1706

, Torino: Utet,

2005.

2

«Gli erôi dipendono dall’equipagiamènto... Se ai soldati ci dà le uôse che si slaciano e le micie che bruciano in

diéci secondi, di erôi ne fa quanti ne vuôle». L’

Intervista con Pietro Micca

è raccolta in U

MBERTO

E

CO

,

Il secondo

diario minimo

, Milano: Bompiani, 1992, pp. 9, 11-17. La rappresentazione divertita e critica dei difetti e delle

manchevolezze tecniche e logistiche dell’esercito sabaudo suscitò le reazioni scandalizzate di varie associazioni

d’arma, che accusarono l’autore di aver fatto della facile ironia sul sacrificio di un eroe.

3

G

UIDO

A

MORETTI

, P

ATRIZIA

P

ETITTI

(a cura di),

La scala di Pietro Micca. 1958-1998

, Torino: Omega, 2000,

pp. 13-24.

La costruzione di un mito:

l’assedio nella storiografia

di Silvia Cavicchioli

Mito, luogo della storia costruita

a posteriori

, dove il reale sfuma nell’ideale, è

forse il termine che più d’ogni altro spiega la fortuna storica e storiografica del-

l’assedio del 1706. Se l’evento sarà raccontato partendo da dati reali e inconfu-

tabili, come la sconfitta dell’esercito di Luigi XIV e la ritirata dei francesi, i morti

rimasti sul campo e le trattative diplomatiche, a fianco di tutto ciò un corollario

di imprese, ricostruzioni, narrazioni sarà recuperato in chiave trionfalistica, dif-

fuso con toni epici, trascolorato nel racconto leggendario, per rafforzare, a

seconda delle epoche e delle circostanze, la componente sabauda e lo spirito

militare, i supposti caratteri della piemontesità e del vecchio Piemonte, l’attacca-

mento dei torinesi alla propria città. Si tratterà di una costruzione storica

a poste-

riori

, come già detto, altrettanto significativa ma più difficile da decifrare nelle

sue componenti.

Quello del 1706 è un mito di lunga durata che, iniziato già all’indomani dell’asse-

dio, percorre la storia del Piemonte fino ai nostri giorni: basti pensare alle recen-

ti monografie

1

; alla ricostruzione radiofonica di cinquanta anni fa, a firma di

Eugenio Galvano, dal titolo

Il grande assedio

; alla moderna

pièce

teatrale della

commedia dell’arte

L’assedio di Torino

(1986), messa in scena da Eugenio Allegri,

con le figure storiche convertite in maschera: il timido Pietro Micca e il valoroso

principe Eugenio, la pazza Anna Maria d’Orléans e lo sventato Vittorio Amedeo

II; fino alla dissacrante rappresentazione di Umberto Eco, uscita nel 1975 su

«L’Espresso», dove Micca muore «malvolentieri, perché ha cercato di far bene il

proprio mestiere, e quasi sempre per colpa di altri che lo hanno fatto male»

2

.

Mentre già nell’autunno del 1958, per opera del generale Amoretti, era stata defi-

nitivamente portata alla luce una scala sotterranea che congiungeva due livelli

della galleria di contromina, in un punto in cui inequivocabili erano i segni di

un’esplosione

3

. Il ritrovamento archeologico intercettò l’interesse di quanti si pre-

paravano a celebrare il primo centenario dell’Unità italiana, e il 14 maggio 1961

fu inaugurato il Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706, con l’im-