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tra gli animatori e membri di maggior rilievo dell’Accademia delle Scienze di
Torino, vero centro del riformismo di Carlo Alberto: i fratelli Alessandro e Cesa-
re Saluzzo, appartenenti alla grande aristocrazia di sangue, figli di Giuseppe
Angelo, fondatore dell’Accademia, e ancora vice presidenti della Deputazione di
Storia Patria fondata nel 1833; alcuni loro contributi concepiti durante il periodo
francese furono tesi a celebrare il valore delle truppe e dell’ufficialità piemontese
e la lunga tradizione militare dei Savoia. Nella fortunata
Histoire militaire du Pié-
mont
, premiata dall’Accademia nel 1812 e pubblicata nel 1818, Alessandro, già
ministro della Guerra, allontanato nel 1821, aveva definito Vittorio Amedeo «le
créateur du systême militaire, qui valut au Piémont les succès les plus brillans» e
elogiato il valore che la «Milice générale» di Torino aveva dimostrato durante l’as-
sedio del 1706, tanto da assurgere a esempio per le altre città
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. Furono però
soprattutto gli studi del fratello Cesare a dare la cifra di un progetto di recupero
della tradizione intorno alla raccolta di scritti militari dati in consegna alla Biblio-
teca del duca di Genova, tra cui di particolare interesse la
Miscellanea Militare
Patria
relativa alle guerre dal 1636 al 1726. Dalla ricca rassegna Cesare, uomo
vicino al nuovo re Carlo Alberto e precettore dei principi reali, poté estrapolare
degli
exempla
militari legati agli aspetti della tradizione del vecchio Piemonte, l’e-
roismo dell’esercito nella sua unità, il valore degli alti ufficiali e delle truppe. I
souvenirs militaires
, dedicati nel 1853 «alla gioventù militare del mio paese»,
erano stati concepiti durante l’occupazione napoleonica e a restaurazione avvenu-
ta dovevano servire come oggetto di studio per gli ufficiali dell’Accademia Reale
Militare, di cui il Saluzzo era comandante generale. Essi compendiavano una serie
di caratteristiche di una eredità militare di cui si intendeva rivendicare l’autore-
volezza rispetto alla forza dell’esercito francese (per il quale i giovani piemontesi
avevano combattuto a Lipsia, a Wagram, ad Austerlitz contribuendo a consolida-
re la grandezza dell’impero) e del cui valore autoctono, dopo la caduta di Napo-
leone, il Piemonte doveva andare orgoglioso. Attraverso un elenco di utili inse-
gnamenti, la cui fonte non era certo «straniera all’istoria nostra», si trattava di
corroborare la riscoperta del valore militare della tradizione piemontese che tro-
vava terreno fertile nel decennio cavouriano, quando l’opera veniva per la prima
volta pubblicata in italiano. Nel momento in cui il Piemonte guidava il processo
di unificazione, Cesare Saluzzo intendeva mostrare ai giovani compatrioti la forza
e il peso di tale tradizione, la continuità ininterrotta del valore con cui si era com-
battuto sotto le insegne dell’aquila imperiale nelle campagne europee con la
«bandiera di Savoia che aveva fatto risplendere il valore piemontese a Torino, a
Cuneo, al colle dell’Assietta», in modo da «far germogliare e mantenere vivo nelle
anime loro il sentimento di nazionalità» che aveva ispirato i loro padri. Nella
ferma convinzione dell’importanza dell’educazione militare della gioventù, i
sou-
venirs
assolvevano il compito di celebrare una storia dinastica cui si associava l’in-
tera tradizione di un paese e un sentimento di nazionalità inseparabile da quella
casa di Savoia che dopo «otto secoli se n’era fatta il più saldo sostegno». Nello
svolgimento dell’opera gli
exempla
, divisi per virtù, erano sia singoli sia collettivi.
Tra quelli individuali Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Savoia venivano citati più
volte come esempi di pietà, probità, amore della patria, benevolenza, nobiltà di
sentimenti, onore, prodezza, sangue freddo, prontezza d’ingegno, fermezza.
Come esempio collettivo di amore della patria era invece elencata l’intera guarni-
gione piemontese di Torino nel 1706: dopo aver ricordato come «da ogni parte
gli abitanti del Piemonte accorrevano al grido di Vittorio e andavano in folla a
schierarsi sotto le sue bandiere, sicuri di trovar sempre il principe primo al peri-
Surÿ
, in
Stendardi vecchi e nuovi [...]
, 1765 (BRT Ms.
Mil. 134, p. 12).
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Histoire militaire du Piémont par le comte Alexandre de Saluces
, 5 voll., Torino: Pic, 1818, I, pp. XXVII-XXVIII,
271-272.




