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importanza, essendo i Francesi affatto sgombrati da tutta la Lombardia»

32

. L’au-

tore avrebbe ripreso questi concetti nell’

Istoria dell’Italia Occidentale

, assegnan-

do ai Savoia, che attraverso vicende secolari avevano unificato il Piemonte, i desti-

ni della penisola come sovrani del più forte degli stati italiani, la cui storia nel

corso del Settecento aveva finito per sovrapporsi a quella d’Italia. Al

Famoso asse-

dio di Torino

l’autore dedicava tutto il capo VI, considerato il vero spartiacque

nella vicenda secolare della dinastia, «cagione di tanto cangiamento allo stato d’I-

talia»

33

.

Il peso dell’assedio negli scenari e nei destini futuri dell’intera penisola occupava

anche le riflessioni di Muratori

34

, Giannone

35

e Cantù

36

: dal riferimento ai proces-

si avviati dalla battaglia di Torino prese in seguito il via parte della storiografia del

primo Ottocento con il richiamo al formarsi di una prima aspirazione nazionale,

seppur ancora indefinita.

Da fine Settecento la lunga egemonia francese sulla penisola impedisce di fatto

ogni forma di narrazione agiografica e celebrativa dell’assedio: come sentenziò il

capitano del genio Mengin nella sua

Relation du siège de Turin

del 1832, nella

convinzione che le sconfitte fossero più istruttive dei successi per affrontare l’av-

venire, la battaglia di Torino, evento memorabile anche per «la longue durée de

la défense, et par l’intelligence des assiégés», era stato prima di tutto «un des évé-

nements du siècle dernière qui ont été les plus désastreux pour la France»

37

. Il

pubblico piemontese ricordò l’assedio ancora per poco, grazie agli endecasillabi

con cui Paolo Luigi Raby, proponendosi di glorificare l’impresa dinastica, canta-

va il legame dei sudditi «all’adorato monarca il gran Vittorio»: con

Eugenio ossia

Torino liberata

, del 1797, si era ormai alla vigilia di un nuovo, fatidico, arrivo dei

francesi

38

.

L

’

OTTOCENTO

. L’occupazione francese del Piemonte aveva impedito

ipso facto

la

celebrazione del primo centenario della battaglia di Torino. Nel corso del secolo

furono rare le monografie sull’assedio, ma l’avvenimento fu trattato in numerose

opere di carattere più generale; i più noti storici locali si cimentarono con i fatti

del 1706, da Botta a Cibrario, a Carutti, mentre gli studiosi d’Oltralpe e i biogra-

fi del principe Eugenio vi dedicarono interi capitoli, fino alle opere fondamenta-

li pubblicate a cura del governo francese e di quello austriaco, rispettivamente le

Memorie militari relative alla Successione di Spagna

e le

Campagne del principe

Eugenio

di cui si dirà appresso.

Prima di affrontare il periodo carloalbertino e seguire da un lato lo sviluppo di

una nuova storiografia, di impostazione dinastica e moderata e dall’altro la risco-

perta del mito popolare di Pietro Micca, è opportuno accennare all’opera di due

32

C. D

ENINA

,

Delle rivoluzioni d’Italia

cit., pp. 378-379, 381, 400-401.

33

Pur fedele alle descrizioni del Tarizzo, Denina si sofferma sull’atteggiamento sdegnoso del duca e di Eugenio.

Inoltre, forse per riguardo alla Francia (l’

Istoria

è del 1809), dava conto del «magnifico funerale» voluto da Vitto-

rio Amedeo per il Marsin: C

ARLO

D

ENINA

,

Istoria dell’Italia Occidentale

, 6 voll., Torino: Pane, 1809, I, p. XXXIX;

IV, pp. 48 e 111-139. Come già nelle

Rivoluzioni

, Denina si basava sulle memorie di Feuquières, secondo cui per

nessun assedio precedente «i preparativi furono immensi né mai se n’erano fatti di più grandi».

34

Muratori descrive la vittoria di Torino e le conquiste in rapida successione di Eugenio e di Vittorio Amedeo II.

35

«Non pur si tolse l’assedio di Torino, ma in un tratto fu occupato lo Stato di Milano, Mantova e le altre piazze

della Lombardia; tal che i Francesi furon costretti abbandonar l’Italia, e ritirarsi colle loro truppe in Francia».

36

«Eugenio liberò Torino assediato, ciocché fece perdere il Milanese, il Mantovano, il Piemonte e Napoli»: C

ESA

-

RE

C

ANTÙ

,

Storia Universale

, 35 voll., Torino: Pomba, 1838-1846, XVI, p. 524.

37

G

ABRIEL

M

ENGIN

,

Relation du siège de Turin en 1706

, Paris: Imprimerie Royale, 1832, p. 1. Nell’opera, tesa a

rivendicare i meriti di Vauban e degli ingegneri francesi, additando le colpe della sconfitta ai comandanti d’arma-

ta, l’autore citava ampiamente il

Journal

del Solaro.

38

Il poema era dedicato agli sposi Maria Albertina di Sassonia e Carlo Emanuele di Savoia, principe di Carigna-

no, per elogiare le gesta del di lui prozio. Su Pietro Micca il Raby annotava in margine come «con volontario sacri-

fizio della sua vita fece vedere quel che possa nel cuore d’uno benché ignobile di nascita il desio dell’onore e l’af-

fetto alla Patria e al suo Principe». P

AOLO

L

UIGI

R

ABY

,

Eugenio ossia Torino liberata

, Torino: Pane e Barberis,

1797, pp. 3, 32, 58-60 e 68.

Stato delle Truppe di S.M. il re di Sardegna secondo il

nuovo regolamento, e uniforme

, disegno a penna e

acquerello, 1754 (ASCT,

Collezione Simeom

, D 2585).