278
decimo ottavo prendesse nome da Vittorio Amedeo II
24
, al promotore del cena-
colo intellettuale che in lui si riconosceva era spettato il compito di narrare le
gesta del principe Eugenio, «splendor di sua patria». In qualità di «scrittor Pie-
montese», dovendo descrivere «i patrj fasti del memorabile assedio», non aveva
potuto esimersi dal cantare «le glorie del proprio liberatore», il coraggio e le virtù
umane, l’osservanza assoluta di tre capisaldi della perizia militare – disciplina, tat-
tica, munizione –, enfatizzando oltre ogni dire le avversità iniziali della carriera,
secondo l’artificio retorico di contrapporre gli incerti esordi alla grandiosità dei
trionfi successivi
25
. Le pagine dedicate al principe di Savoia occupano la maggior
parte del secondo volume
26
; eppure già emergeva la convinzione che gli esiti del-
l’assedio erano stati determinati dalla rabbiosa e crudele, accanita e cieca «guer-
ra di sotto», combattuta nelle gallerie di mina e contromina e decisiva per le sorti
di «quella di sopra». Con il riferimento al «novello Sansone» Pietro Micca,
«sprezzator della vita» mosso «da eroica spensieratezza», il Bava rimandava ideal-
mente alla rievocazione del minatore biellese scaturita dalla penna di un altro
membro della Sampaolina, il conte Felice Durando di Villa, che completò il volu-
me
27
. Egli sosteneva che a determinare il gesto ultimo del minatore non avessero
contribuito né l’educazione, né altri esempi di virtù, ma esclusivamente «la salu-
te della patria ed un generoso amore del suo principe». A dire che l’uomo sem-
plice non doveva domandarsi nulla e, «senza speranza di premio o d’onore», aspi-
rare al sacrificio di sé per il puro e schietto amore di patria, sino ad annullare nel-
l’ora suprema l’amore dei propri cari: «Tacete [...] né più vi sollevate importuni
affetti a turbarmi, io seguo il genio del Piemonte»
28
. Non solo il principe condot-
tiero e il semplice popolano – l’uno in superficie combatte alla luce del sole e si
circonda di chiara fama, mentre l’altro agisce nei sotterranei, dove trova la morte
– venivano associati nelle biografie degli illustri subalpini. Per la prima volta il
gesto di Pietro Micca era riesumato dai semplici resoconti di Metelli, Tarizzo e
Solaro e dalla
vulgata
popolare e innalzato sul piano della letteratura civile del
Settecento, in una duplice rievocazione ideale che per la prima volta ne fissava le
coordinate di esempio di puro e schietto amore della patria. Ciò avveniva grazie
alle lettere di un gruppo di giovani e illuminati aristocratici che sceglievano di col-
locare l’umile minatore nel pantheon degli illustri piemontesi, attenuando l’oblio
che ne aveva oscurato il sacrificio. Eppure doveva trascorrere ancora mezzo seco-
lo prima che la storiografia carloalbertina riscoprisse la figura di Micca, secondo
il medesimo paradigma cristallizzato nell’
Elogio
e ne facesse il sommo esempio di
eroismo popolare.
La storiografia del tempo fece suo un altro concetto già presente nelle prime cro-
nache e interpretò l’avvenimento come momento cruciale delle vicende storiche
del Piemonte e della penisola
29
, punto di non ritorno, evento fondamentale da cui
scaturirono nuovi scenari e nuovi equilibri politici; e sottolineava l’irreversibilità
di un processo di crescita per la dinastia confermato dalla trasformazione del
ducato in regno. Così nelle
Rivoluzioni d’Italia
, opera che spaziava dagli antichi
italici alla guerra di successione spagnola e in cui per la prima volta la cultura pie-
montese si apriva alla compilazione di una storia d’Italia utilizzando i materiali
veda M
ARIA
F
UBINI
L
EUZZI
,
Gli studi storici in Piemonte dal 1766 al 1846: politica culturale e coscienza nazionale
,
in «Bollettino storico-bibliografico-subalpino», LXXXI (1983), fasc. 1, pp. 128-133.
24
A
GOSTINO
T
ANA
,
Prefazione
, in
Piemontesi illustri
, 5 voll., Torino: Briolo, 1781, I, pp. LIII-LIV.
25
E
MANUELE
B
AVA DI
S
AN
P
AOLO
,
Elogio storico del Principe Francesco Eugenio di Savoja
,
ibid
., t. II, pp. 5, 17, 99,
101, 107.
26
Gli elogi dei piemontesi illustri vennero pronunciati nella Sampaolina, quindi pubblicati separatamente e solo
nel 1787 raccolti in volume. Invece nel 1818 uscì il primo volume di G
IAN
F
RANCESCO
G
ALEANI
N
APIONE
,
Vite ed
elogi d’illustri italiani
, Pisa: Capurro, 1818, I.
27
F
ELICE
D
URANDO DI
V
ILLA
,
Elogio di Pietro Micca d’Andorno
, in
Piemontesi illustri
cit., t. II, pp. 359-378.
28
Ibid
., pp. 372-373.
29
Così anche G. S
YMCOX
,
La città di Vittorio Amedeo II e dell’assolutismo
cit., p. 756.




