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decimo ottavo prendesse nome da Vittorio Amedeo II

24

, al promotore del cena-

colo intellettuale che in lui si riconosceva era spettato il compito di narrare le

gesta del principe Eugenio, «splendor di sua patria». In qualità di «scrittor Pie-

montese», dovendo descrivere «i patrj fasti del memorabile assedio», non aveva

potuto esimersi dal cantare «le glorie del proprio liberatore», il coraggio e le virtù

umane, l’osservanza assoluta di tre capisaldi della perizia militare – disciplina, tat-

tica, munizione –, enfatizzando oltre ogni dire le avversità iniziali della carriera,

secondo l’artificio retorico di contrapporre gli incerti esordi alla grandiosità dei

trionfi successivi

25

. Le pagine dedicate al principe di Savoia occupano la maggior

parte del secondo volume

26

; eppure già emergeva la convinzione che gli esiti del-

l’assedio erano stati determinati dalla rabbiosa e crudele, accanita e cieca «guer-

ra di sotto», combattuta nelle gallerie di mina e contromina e decisiva per le sorti

di «quella di sopra». Con il riferimento al «novello Sansone» Pietro Micca,

«sprezzator della vita» mosso «da eroica spensieratezza», il Bava rimandava ideal-

mente alla rievocazione del minatore biellese scaturita dalla penna di un altro

membro della Sampaolina, il conte Felice Durando di Villa, che completò il volu-

me

27

. Egli sosteneva che a determinare il gesto ultimo del minatore non avessero

contribuito né l’educazione, né altri esempi di virtù, ma esclusivamente «la salu-

te della patria ed un generoso amore del suo principe». A dire che l’uomo sem-

plice non doveva domandarsi nulla e, «senza speranza di premio o d’onore», aspi-

rare al sacrificio di sé per il puro e schietto amore di patria, sino ad annullare nel-

l’ora suprema l’amore dei propri cari: «Tacete [...] né più vi sollevate importuni

affetti a turbarmi, io seguo il genio del Piemonte»

28

. Non solo il principe condot-

tiero e il semplice popolano – l’uno in superficie combatte alla luce del sole e si

circonda di chiara fama, mentre l’altro agisce nei sotterranei, dove trova la morte

– venivano associati nelle biografie degli illustri subalpini. Per la prima volta il

gesto di Pietro Micca era riesumato dai semplici resoconti di Metelli, Tarizzo e

Solaro e dalla

vulgata

popolare e innalzato sul piano della letteratura civile del

Settecento, in una duplice rievocazione ideale che per la prima volta ne fissava le

coordinate di esempio di puro e schietto amore della patria. Ciò avveniva grazie

alle lettere di un gruppo di giovani e illuminati aristocratici che sceglievano di col-

locare l’umile minatore nel pantheon degli illustri piemontesi, attenuando l’oblio

che ne aveva oscurato il sacrificio. Eppure doveva trascorrere ancora mezzo seco-

lo prima che la storiografia carloalbertina riscoprisse la figura di Micca, secondo

il medesimo paradigma cristallizzato nell’

Elogio

e ne facesse il sommo esempio di

eroismo popolare.

La storiografia del tempo fece suo un altro concetto già presente nelle prime cro-

nache e interpretò l’avvenimento come momento cruciale delle vicende storiche

del Piemonte e della penisola

29

, punto di non ritorno, evento fondamentale da cui

scaturirono nuovi scenari e nuovi equilibri politici; e sottolineava l’irreversibilità

di un processo di crescita per la dinastia confermato dalla trasformazione del

ducato in regno. Così nelle

Rivoluzioni d’Italia

, opera che spaziava dagli antichi

italici alla guerra di successione spagnola e in cui per la prima volta la cultura pie-

montese si apriva alla compilazione di una storia d’Italia utilizzando i materiali

veda M

ARIA

F

UBINI

L

EUZZI

,

Gli studi storici in Piemonte dal 1766 al 1846: politica culturale e coscienza nazionale

,

in «Bollettino storico-bibliografico-subalpino», LXXXI (1983), fasc. 1, pp. 128-133.

24

A

GOSTINO

T

ANA

,

Prefazione

, in

Piemontesi illustri

, 5 voll., Torino: Briolo, 1781, I, pp. LIII-LIV.

25

E

MANUELE

B

AVA DI

S

AN

P

AOLO

,

Elogio storico del Principe Francesco Eugenio di Savoja

,

ibid

., t. II, pp. 5, 17, 99,

101, 107.

26

Gli elogi dei piemontesi illustri vennero pronunciati nella Sampaolina, quindi pubblicati separatamente e solo

nel 1787 raccolti in volume. Invece nel 1818 uscì il primo volume di G

IAN

F

RANCESCO

G

ALEANI

N

APIONE

,

Vite ed

elogi d’illustri italiani

, Pisa: Capurro, 1818, I.

27

F

ELICE

D

URANDO DI

V

ILLA

,

Elogio di Pietro Micca d’Andorno

, in

Piemontesi illustri

cit., t. II, pp. 359-378.

28

Ibid

., pp. 372-373.

29

Così anche G. S

YMCOX

,

La città di Vittorio Amedeo II e dell’assolutismo

cit., p. 756.