308
dirla con Carutti, per «commemorare, per la prima volta, in modo solenne, questo
fatto così glorioso per la Monarchia, per la Città e per il Paese»
138
. Sebbene di
impianto tradizionale, uno dei meriti dell’opera fu avviare le ricerche parallele e
innovative di Prato e Einaudi, chiamati dalla Deputazione a illustrare gli aspetti
finanziari ed economici nel periodo della guerra di successione spagnola
139
. Le
Campagne di guerra
costituirono il prodotto più illustre dell’autentica selva di pub-
blicazioni uscite per il bicentenario
140
. Per una serie di lutti tra i compilatori e lo
scoppio della grande guerra i nove volumi non solo uscirono sfalsati, ma l’edizio-
ne si protrasse per quasi vent’anni, cosicché l’opera concepita in età giolittiana,
con il primo numero curato da Ermanno Ferrero, venne conclusa in un contesto
profondamente diverso e affidata ad alcuni dei nomi più noti della cultura del regi-
me fascista, come Luzio e Contessa. Proprio il volume affidato a quest’ultimo,
uscito nel 1933, conteneva la dissertazione sulla
Vittoria di Torino
dove veniva trac-
ciato un paragone tra la giornata di San Quintino e il 7 settembre 1706: là Ema-
nuele Filiberto aveva ottenuto la restituzione dei territori perduti dal padre come
compenso di un «servigio prestato come capitano di milizie non proprie, sotto
bandiere altrui, in terra straniera»; qui un altro principe sabaudo, dopo secoli di
«educazione dell’anima dei cittadini», aveva potuto «conseguire la prima grande
vittoria della Casa di Savoia e dei Piemontesi uniti ormai nel vincolo di un patto
indissolubile»
141
. Il legame di fedeltà tra sudditi e monarchia rimaneva in primo
piano come valore da celebrare; ma accanto a esso si collocava negli stessi anni
un’operazione di recupero della mitologia del 1706 dalla portata ben più vasta,
volta a stabilire un nesso duraturo tra le origini guerriere della dinastia sabauda e
gli esiti imperialisti del regime fascista. Artefice di tale complessa operazione fu il
quadrumviro Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, già ministro dell’Educazio-
ne nazionale e dal 1933 impegnato su più fronti a condizionare la storiografia ita-
liana imponendo un’interpretazione sabaudistica della storia del Sette-Ottocento:
come presidente del Regio Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, di cui
riuscì a controllare anche l’organo ufficiale, cioè la «Rassegna storica del Risorgi-
mento», come presidente della Società Storica Subalpina, che nel 1935 si fondeva
con l’antica Deputazione guidata da Manno e Carutti e prendeva il nome di Depu-
tazione Subalpina di Storia Patria, e infine attraverso il riallestimento del Museo
nazionale del Risorgimento di Torino di cui si occupò in prima persona.
Forte del controllo delle istituzioni culturali cui era demandata la divulgazione
della storia patria, De Vecchi seppe utilizzare le memorie risorgimentali, nella ver-
sione monarchica e sabauda, come collaudato strumento di propaganda. Uno dei
cardini della sua costruzione ideologica fu la retrodatazione del destino italiano
della dinastia agli inizi del Settecento. Il Risorgimento italiano non era figlio della
Rivoluzione francese ma nasceva «precisamente alla battaglia di Torino del 1706,
che diede un regno alla Dinastia e le assegnò l’Italia ed il suo mare e la marcia
verso il mezzodì»
142
. L’inizio del Risorgimento era stato dunque la grande vittoria
138
Il presidente della Deputazione Carutti scriveva anche al sindaco affinché facilitasse a Manno la consultazione
dell’archivio e biblioteca civici (ASCT,
Affari Gabinetto del Sindaco
, cart. 232, sottofasc. 10).
139
L
UIGI
E
INAUDI
,
Le entrate pubbliche dello Stato sabaudo nei bilanci e nei conti dei tesorieri durante la guerra di
successione spagnuola
, Torino: Bocca, 1906; G
IUSEPPE
P
RATO
,
Il costo della guerra di successione spagnuola e le
spese pubbliche in Piemonte dal 1700 al 1713
, Torino: Bocca, 1907; L
UIGI
E
INAUDI
,
La finanza sabauda all’aprir-
si del secolo XVIII e durante la guerra di successione spagnuola
,Torino: Società Tipografico-Editrice Nazionale,
1908, pp. VII-IX.
140
C
OSTANTINO
C
ODA
,
Ragguaglio giornale dell’Assedio di Torino cominciato il 13 maggio 1706 e liberazione del
medesimo seguita li 7 settembre del medesimo anno
, Torino: Artigianelli, 1906. L’impegno della Deputazione pro-
seguiva nel 1909 con il saggio di Mario Zucchi sul
Giornale
inedito dell’assedio di Torino, ma soprattutto con la
Bibliografia dell’assedio di Torino del 1706
che forniva materiale di prim’ordine: V
INCENZO
A
RMANDO
, A
NTONIO
M
ANNO
,
Bibliografia dell’assedio di Torino del 1706
, Torino: Bocca, 1909.
141
Le campagne di guerra in Piemonte
cit., V, pp. CIV-CXXI.
142
La stessa tesi era sostenuta con forza da Francesco Ercole dalle pagine della «Civiltà fascista». M
ASSIMO
B
AIO
-
NI
,
Risorgimento in camicia nera. Studi, istituzioni, musei nell’Italia fascista
, Roma: Carocci, 2006, p. 173.




