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riassumere il nesso ideale tra il 1706 e l’impero, ospitando i calchi delle statue di

Vittorio Amedeo II e di Eugenio, i ritratti dei generali dell’assedio, le riproduzio-

ne di documenti dell’epoca e infine la copia del grande quadro di Parrocel conser-

vato a Vienna

146

. Tale operazione celebrativa trovava controparte nella produzione

editoriale, con l’uscita dell’opera di Pieri sulla campagna del 1706, per cui la vitto-

riosa battaglia di Torino e le operazioni che l’avevano preceduta rappresentavano

innanzitutto «una mirabile manifestazione del genio italiano», ed erano gloria «di

quella tenace e guerriera Dinastia sabauda che nel forte Piemonte trovò la sicura

base per i più alti destini suoi e d’Italia»: «Gl’Italiani possono lamentarsi che la

battaglia di Torino abbia sancito per un secolo e mezzo il predominio austriaco

nella penisola, e che una così fulgida vittoria sia stata ottenuta ancora una volta da

L’assedio di Torino

, 1939 (ASCT,

Nuove acquisizioni

).

Augusto Cavallari Murat.

Vita dell’Istituto

, in «Rassegna Storica del Risorgimento», XXII (1935), II, fasc. 4,

pp. 677-678. Una conferenza sul principe Eugenio fu tenuta dal nazionalista Roberto Forges Davanzati, perso-

naggio chiave della propaganda fascista.

Vita dell’istituto

, in «Rassegna Storica del Risorgimento», XXII (1935),

II, fasc. 6, p. 956.

146

M

ASSIMO

B

AIONI

,

Risorgimento in camicia nera

cit., pp. 146, 173, 199, 223-232.