309
del 1706 che aveva assegnato alla dinastia di Savoia una corona e ne aveva fatto
«il cemento storico dell’unità», conferendo «alla Patria, colla gloria di una tradi-
zione millenaria, la forza di uno stato guerriero piantato nel cuore d’Europa».
Questa, a tutta prima, pareva l’interpretazione autarchica del processo unitario
che da Balbo in avanti si era fatta strada nella storiografia ufficiale. Ma nella visio-
ne di De Vecchi il termine ultimo di quel processo stava ora nella grande guerra
da cui era nato il fascismo «donde trasse la forza e furono rivelati i segni del suo
provvidenziale destino al Capo del grande movimento rinnovatore di un’intera
civiltà». Attribuire alla battaglia di Torino l’inizio di un’«era nuova» aveva dun-
que il significato di saldare la visione sabaudocentrica del Risorgimento con l’i-
deologia nazionalista, espansionista e antifrancese del fascismo. Da qui l’interes-
se di De Vecchi «a studiare il destino di Vittorio Amedeo II e di quel grande guer-
riero sabaudo che fu il principe Eugenio, salvatore dell’Europa da un mondo
orientale che minacciava di islamizzarla»
143
. Solo col fascismo si assiste a un’ope-
razione di recupero, di natura diversa e assai più ampia di quanto era successo
negli ultimi due secoli, per annettere uno dei più celebri eroi della storia militare
europea nel pantheon della tradizione italiana. E poco importava che Eugenio
fosse contemporaneamente salutato dagli storici tedeschi come eroe
völkisch
,
campione del nazionalismo tedesco, esaltato dalla tradizione popolare austriaca
come «ultimo difensore della cristianità, nobile cavaliere del
Prinz-Eugen Lied
»
144
.
I protagonisti del 1706 occuparono così un posto di prim’ordine in occasione delle
celebrazioni torinesi dei grandi italiani del Piemonte volute e indette da Mussolini
nel 1935, per cui fu allestita un’importante mostra storica nelle sale di Palazzo
Carignano, anticipazione di quello che da lì a tre anni sarebbe stato il nuovo
Museo del Risorgimento
145
. La prima sala dell’esposizione fu proprio destinata a
Padiglione eretto per la ricostruzione della battaglia del
7 settembre 1706 (ASCT,
Collezione Simeom
, D 2679).
143
C
ESARE
M
ARIA
D
E
V
ECCHI DI
V
AL
C
ISMON
,
Bonifica fascista della cultura
, Milano: Mondadori, 1937, pp. 88-96,
112-113; I
D
.,
Vittorio Amedeo II ed il Beato Sebastiano Valfrè
, in «Rassegna storica del Risorgimento», XXII
(1935), I, fasc. 6, pp. 799-815.
144
D. M
C
K
AY
,
Eugenio di Savoia
cit., p. 304. Al pari di quanto accadeva sul suolo tedesco, dove il ricordo del prin-
cipe risuonava nei nomi di reggimenti e corazzate (sino alle tristemente note Eugen Truppen delle SS naziste),
anche nel regno di Sardegna e poi d’Italia gli furono intitolate vie e piazze e da lui prese il nome la marcia d’ordi-
nanza dell’Arma di Cavalleria, la celebre
Marcia del Principe Eugenio.
Il suo nome venne anche assegnato a un
incrociatore e alla 1^ Divisione Celere dell’Esercito Italiano durante la seconda guerra mondiale. C. P
AOLETTI
,
Il
Principe Eugenio di Savoia
cit., p. 546.
145
A curare la mostra furono il presidente del Comitato Giorgio Bardanzellu, Vittorio Viale, Adolfo Colombo e




