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un capitano italiano alla testa di truppe straniere. [...] Ma la battaglia di Torino, a

differenza di quella di Pavia, non poneva unicamente l’Italia alla mercé d’una

potenza straniera: essa sanciva altresì il trionfo dell’unico Stato ormai in grado di

rappresentare e difendere gli interessi italiani. Nelle condizioni politiche dell’Eu-

ropa era quanto di meglio si potesse ottenere: una situazione capace di ulteriori

provvidi e grandi sviluppi. [...] Oggi che il sentimento politico e lo spirito militare

degl’Italiani appaiono tanto rinvigoriti da una guerra e da una rivoluzione vittorio-

se e che il nostro Paese si trova avviato a nuovi più alti destini, non sarà inoppor-

tuno ricordare queste glorie passate, e cercare di conoscere e valutare sempre

meglio ciò che rappresenta la nostra più fulgida tradizione guerresca»

147

.

Sin dal 1933 poi, erano state riportate alla luce nelle pagine della «Biblioteca della

Società Storica Subalpina» le

Lettere di Vittorio Amedeo II nel periodo dell’asse-

dio di Torino del 1706

, già pubblicate dal Municipio di Torino a cura di Carlo Pio

De Magistris nel 1914

148

, e grande spazio veniva dato nello stesso anno a Eugenio,

ormai identificato e celebrato come principe di stirpe italiana. Nel 250° anniver-

sario della liberazione di Vienna dai turchi (avvenuta il 12 settembre 1683), allor-

ché la capitale austriaca si apprestava a commemorare la ricorrenza con una serie

di cerimonie pubbliche, usciva infatti a cura di Ilio Jori la prima vera biografia ita-

liana in senso stretto del principe, basata sulle

Campagne del Principe

e sull’ope-

ra dell’Arneth, oltre a ricerche compiute personalmente presso fonti straniere

149

.

I due volumi uscirono nella Collana storica sabauda di Paravia diretta da France-

sco Cognasso, storico di fiducia di De Vecchi, che intendeva raccogliere «in un

corpo organico i fasti gloriosi della Dinastia Sabauda, alla quale la Patria comune

deve la liberazione dallo straniero e l’unità nazionale», e dove erano già uscite le

biografie dei Savoia da Umberto Biancamano a Carlo Felice e altre ancora erano

in preparazione. Nella collana erano confluiti una serie di studi divulgativi di

impostazione sabaudo-fascista il cui primo interprete era proprio De Vecchi

150

;

una storiografia che, come già per Carutti delle grandi biografie di Vittorio Ame-

deo II e di Carlo Emanuele III, o della

Storia della monarchia piemontese

del

Ricotti si identificava essenzialmente nella storia demiurgica dei re. Ancora

Cognasso interpretò le vicende del Piemonte come storia di una dinastia e dei

suoi principi nella

Storia di Torino

del 1934, fornendo un perfetto esempio di tale

impostazione applicata alle vicende del 1706. Egli non si attardava a descrivere gli

assediati: «la prova suprema», la «lotta vera era tra Versailles e Torino: Vittorio

Amedeo II ed il principe Eugenio avevano combattuto contro Luigi XIV per eli-

minare dall’Italia questa lunga, troppo lunga preponderanza della Francia»

151

.

147

P

IERO

P

IERI

,

Principe Eugenio di Savoia. La campagna d’Italia del 1706

, Roma: Edizioni Roma, 1936, pp. 7, 23-

31, nella collana «La guerra e la milizia negli scrittori italiani d’ogni tempo» curata dal generale Francesco Gra-

zioli e da Gioacchino Volpe.

148

Studi su Vittorio Amedeo II

, in «Biblioteca della Società Storica Subalpina», CXL (1933), pp. 319-387.

149

I

LIO

J

ORI

,

Eugenio di Savoia

cit., I, pp. 1-13. L’opera di Jori poté giovarsi di numerose riproduzioni di ritratti

concesse dal principe di Piemonte sulle sue private collezioni.

150

M. B

AIONI

,

Risorgimento in camicia nera

cit., p. 145.

151

F

RANCESCO

C

OGNASSO

,

Storia di Torino

, Milano: Martello, p. 309. Di Cognasso si veda anche

I Savoia nella poli-

tica europea

, Milano: Ispi, 1941, dove viene riassunta la concezione esasperata del fascismo.