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BEATO CAFASS
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1 L’.'J giugno 18(>0 morì iti Torino. Rettori* del Con
vitto Ecclesiastico di San Fra inesco d’Assisi, Don
Giuseppe Cafasso.
La mattina del L'.*> era trasportato nella Chiesa «li
San Frantesi»» d’Assisi, «love una lolla innumerevole
ne visitò la salma: la sepoltura si iniziò eolia sfilata
delle compagnie religiosi*, la corporazione «lei Fran
cescani. ed una lunga tila di sacerdoti. Dopo la Messa
cantata nella Parrocchia dei Santi Stefano e Gregorio,
nella Chiesa «lei Ss. Martiri, i fratelli della Confrater
nita «li San Rocco recarom» a spalle la Salma al Cam
posanto, «love venne sepolta. Ivi rimase lino all’ot
tobre 181M».
Quanilo fu iniziato il processo informativo «lio-
cesano p«*r la Beatificazione, fu trasferita alla I5a*i-
lica «Iella Consolata.
Nelle sue « ritinte volontà per disporsi alla morte »
Don Cafasso scriveva: « «lisceso che sarò nel sepolcro,
desidero e pr«-g«> il Signore a far perir»* sulla terra
la mia memoria, sicché mai più alcuno abbia a pen
sare di me, fuori di quelle pre
ghiere che attenti»» dalla «*arità
dei fi*d«*li ».
L’umiltà »lel Sacerdote, che
nulla avrebbe voluto se non
le preghiere «Iella carità dei
fedeli, oggi è esaudita.
La tomba «lei Beato Ca
fasso, meta ininterrotta di
pellegrinaggio, è centro umile
e»l affettuoso «iella devozione
«lei Torinesi, che in tutte le
ore «lei giorno si alternano
nella Basilica della Consolata
per venerare il modello «lei
Clero Piem«mtese, ed il più po
polare consolatore «Ielle angu
stie m«»rali «Iella nostra città.
Egli è universalmente noto
come <pa«lre dei poviri, eonsi*
gliere «lei dubbiosi, consola
tore «legli infermi, conforto
degli agonizzanti ».
sotto l’altare destro della Basilica. Fu modellata
«la Anacleto Barbieri, maestro «legli Artigianelli «lei
Giuscppini ili Torino, e venne fusa in bronzo dal-
r.lolmson ili Milano: il Santuario deve questo pre
zioso gioiello «l’arte alla munificenza «li S. S. Papa
Pi.» X I.
L’urna «1«*1 Beato Cafasso è stata dumpie creata
in una scuola «li poveri fanciulli, nel noto istituto
torinese.
Semplicità e purezza hanno vegliato sul pregevole
lavoro artistico, che il Barbieri ha creato, mentre
insegnava alla maniera «legli antichi maestri.
Ora «die il fragile corpo riposa alla quieta luce «Ielle
lampade perennemente accese dalla pietà «lei fe«lcli,
accostiamoci a«i ammirare ciò che la matto dell'uomo
ha «-reato, per onorare il « custode » del Santuario:
l'umilissimo prete, caro al cuore di ogni torinese, il
meraviglioso eonsolatore «lei carcerati, il paziente
confortatore «lei condannati al patibolo; il dotto e sa
gace scrittore di teologia, che colla carità inesauri
bile e colla dottrina sapiente combattè e vinse le ul
time propaggini del giansenismo in Piemonte.
*
L'urna monumentale che
dal 1925 racchiude le reliquie
del Beato Cafasso, è situata
Anacleto Barbieri, ispirati
«losi, nelle Chiese di Torino,
:u segni inconfondibili di Ju
vara e del Guarini, ambientò
la meravigliosa urna nello
stile secentesco romano.
Sette figure muliebri l’ador-
nano. Le Virtù « Teologali
e «Cardinali» signorilmente
disposte sul catafalco ed ai
lati, armonizzano fra loro, e
formano un insieme, compo
sto e leggiadro.
Rappresentando le Virtù
('animali «Giustizia», «Tem
peranza», «Fortezza» e «Pru
denza», grandi ad un quarto
del vero, vereconde se pur
rivestite di soave grazia e di
vetusta serenità, l ’Artista
seppe
trasfondere in ognuna
di questa quattro statuette
laterali, raccolte e sobrie
nei
ricchi elementi decorativi,
un
insieme veramente augusto.
L’Unta
a
It reliquia
di
Don C iim ff» Cafaa»a
M ila
Basilica dalla Ca—alata
La •«Giustizia » regge una Spada dall'elsa crociata,
dia «piale è vagamente intrecciato un ramo «l’olivo.
La «Temperanza» ha i fianchi cinti dalla corda
Ila penitenza, e raccoglie sulle forme pudiche un
l«> monacale.
La «Fortezza» rappresenta una giovinetta guer-
era, «lai corpo ricoperto di ampia tunica, e rivestito
una semplice armatura.
La «Prudenza» impersonifica una «Ielle sette Ver
ini della Divina Parabola, regge, colle pure mani,
lampada «Iella fede, e pare che illumini le vie «lei
tondo colla fiaccola, su cui riposa l'amoroso suo
Riardo.
Sulla parte superiore dell'urna «Fede», «Speranza»,
’arità », leggùwlramente unite, troneggiano: nel
ntro s’innalza un fascio di gigli.
La « Fede » è avvolta in ampi veli, e regge, colla
u n mano destra, il calice delTEucarestia.
La « Speranza » giovinetta graziosa e ridente,
etn- la mano congiunta a quella della « Fede », en-
ranibe poggiano su un libro sacro: l’insegnamento di
unt'Alfonso Maria de’ Liguori.
La « Carità » è una madre amorosissima che sor-
tic al bambino avvinto al seno. La donna estasiata
ella visione della sua creatura rivela, nello sguardo
nel gesto, una dolce espressione.
Il trittico è composto, soave.
Troneggia senza sfarzo, e rifulge, nella bellezza
rena dell’opera d’arte.
I bassorilievi in argento vecchio, rappresentano due
articolari caratteristichedella vita del BeatoCafasso.
L’insegnamento del clero.
L’assistenza dei condannati al patibolo.
Inoltre elementi decorativi: fronde di quercia,
rami di <»livo, ghirlande di rose e fasci di gigli, con
tornano l'urna che più di una bara di morte vuol
essere un trionfi» ed mia esaltazione di vita spiri
tuale eternantesi sulla traccia da Don Cafasso la
sciata nel campo della carità ed in quello della
cultura ecclesiastica.
Nella Chiesa «Iella Misericordia in Torino esiste
una vetrina dedicata al ricordo dei giustiziati.
Vi sono, conservati nel eentro, tutti i registri, delle
esecuzioni capitali, e fra gli altri i nomi dei
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indi
vidui assistiti dal Beato Cafasso.
In altro vi è il testo della Messa Votiva per i condan
nati all’estremo supplizio, gioiello liturgico che ispira
sensi di pentimento e di fiducioso abbandono in Dio.
A destra un laccio destinato ai pazienti e la tazza
con cui il boia ha loro apprestata l’ultima bevanda.
A sinistra la tabella, che la vigilia dell'esecuzione
invitava i fedeli a raccogliersi ivi in preghiera per i
condannati.
Il Crocifisso col quale il Beato Cafasso accompa
gnava i giustiziandi sul palco ferale, e che immedia
tamente prima dell'esecuzione presentava all'ultimo
bacio.
Quest’assistenza, penosissima fu
il
ministero più
caroal suoardente cuore di apostolo. La grave respon
sabilità del delicatissimo compito era gradita al suo
eroico spirito di Sacrificio e rese il suo nome prover
biale nella città: e l’epiteto di «prete della forca»




