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di Filippo V in Italia nella primavera del 1702, quando gli fu rifiutato un posto
alla tavola del nuovo genero in quanto non di rango reale. Disgustato, Vittorio
Amedeo quell’anno evitò di prender parte alla campagna dell’armata borbonico-
sabauda e cominciò seriamente a valutare la possibilità di cambiare partito. La
decisione fu in parte il risultato del rancore personale, ma ancor più l’esito di un
calcolo strategico. Non solo l’alleanza con i Borbone non gli prometteva alcun
vantaggio territoriale; essa rischiava anche di mettere in pericolo l’indipendenza
appena conquistata in una dura guerra contro la Francia fra 1690 e 1696. Il lega-
me con Luigi XIV poteva imporgli nuovamente la sua tutela, dal momento che la
vittoria dei Borbone avrebbe trasformato lo stato sabaudo in un satellite borbo-
nico intrappolato fra la Francia e il ducato di Milano. Perciò Vittorio Amedeo
cominciò a cercare una via d’uscita da questa imbarazzante situazione. Era rima-
sto in contatto con Guglielmo III e con l’imperatore sin dall’anno precedente e
ora intensificò questi contatti
6
. All’inizio di febbraio 1702 un emissario di Vienna
arrivò a Torino in gran segreto. I lunghi e tortuosi negoziati che avrebbero con-
dotto Vittorio Amedeo a rompere con Luigi XIV erano iniziati
7
.
Le condizioni per un cambio di alleanze erano favorevoli, poiché l’Inghilterra e la
repubblica olandese si erano unite a Leopoldo I contro le potenze borboniche.
Guglielmo III aveva inizialmente acconsentito alla successione al trono di Spagna
da parte di Filippo V, nella speranza di mantenere la fragile pace con Luigi XIV,
ma nei mesi seguenti fu via via più allarmato dall’andamento ostile della politica
francese. Luigi XIV fece sì che Filippo V garantisse condizioni di favore ai mer-
canti francesi nell’impero spagnolo, colpendo così gli interessi commerciali ingle-
si e olandesi; occupò le fortezze tenute dagli olandesi nei Paesi Bassi spagnoli,
cacciando le guarnigioni olandesi; dichiarò che Filippo V conservava i propri
diritti di successione alla corona francese, aprendo la via alla possibilità che le due
monarchie in futuro si unissero. Queste azioni provocatorie colpirono negativa-
mente l’opinione pubblica delle due potenze marittime e indussero Guglielmo III
ad abbandonare i tentativi di restare neutrale nel conflitto scoppiato fra la Fran-
cia e l’imperatore. Così il 7 settembre 1701 l’Inghilterra e le Province Unite con
Leopoldo I formarono la Grande Alleanza contro Luigi XIV e Filippo V. Gli
obiettivi erano limitati. Inglesi e olandesi miravano a conquiste nell’impero spa-
gnolo d’oltremare e ad aiutare nel contempo l’imperatore a impadronirsi di Mila-
no, del regno di Napoli, delle isole del Mediterraneo e dei Paesi Bassi spagnoli
come risarcimento per la forzata rinuncia all’eredità di Carlo II
8
. Guglielmo III
morì nel marzo 1702, ma la regina Anna, che gli succedette, e gli stati generali
delle Province Unite dichiararono guerra ai sovrani borbonici all’inizio di maggio
dello stesso anno
9
. Loro intenzione era prevenire la nascita di una «monarchia
universale» e «preservare la libertà e l’equilibrio in Europa» tenendo a freno
l’«esorbitante potere della Francia». Lo scoppio della guerra fra i Borbone e la
Grande Alleanza fornì a Vittorio Amedeo l’opportunità di cui aveva bisogno per
sottrarsi al soffocante controllo di Luigi XIV, come era già avvenuto nel 1690.
Pieter Schenck,
’T Geseegend Jaar, van MDCCVII
, inci-
sione in rame stampata in sanguigna [1750]. Nove
piante di città, teatro delle operazioni belliche della
guerra di successione spagnola. Nell’angolo inferiore
sinistro, pianta prospettica delle fortificazioni di Tori-
no e dei dintorni (ASCT,
Nuove acquisizioni
).
6
Annibale Maffei, ambasciatore sabaudo accreditato presso Guglielmo III nel 1700, rimase a Londra fino all’a-
prile 1702; C
ARLO
C
ONTESSA
(a cura di),
Le campagne di guerra in Piemonte (1703-1708) e l’assedio di Torino
(1706)
, 9 voll., Torino: Bocca, 1907-1933 (d’ora in avanti
CGP
), V, p. XX.
7
D. C
ARUTTI
,
Storia del regno di Vittorio Amedeo II
cit., pp. 286-289.
8
Il testo del trattato si trova in G.
DE
L
AMBERTY
(a cura di),
Mémoires pour servir à l’histoire du XVIII siècle
cit.,
I, pp. 620-629. Si noti che la richiesta dei Paesi Bassi spagnoli non proveniva dall’imperatore, che in realtà non
intendeva accollarsi la difesa di un territorio tanto lontano dalle terre ereditarie, ma dalle potenze marittime, che
ritenevano il possesso dei Paesi Bassi meridionali da parte di una potenza amica una garanzia essenziale per la sicu-
rezza della repubblica olandese.
9
Le dichiarazioni olandese e inglese, insieme a quella dell’imperatore (15 maggio 1702) si trovano
ibid
., II, pp.
107-115. La dichiarazione dell’imperatore denunciava come non valido il testamento di Carlo II ed elencava come
casus belli
diverse aggressioni francesi contro il Sacro Romano Impero e l’abusiva appropriazione di certi titoli da
parte di Filippo V. Significativamente essa non menziona Milano, Napoli o i Paesi Bassi spagnoli, ma cita soltan-
to l’occupazione borbonica di Mantova e di altri feudi imperiali in Italia.




