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nato di abbandonare le operazioni al largo delle coste italiane e di dirigersi verso la
Catalogna per sostenere l’arciduca Carlo che aveva da poco invaso la Spagna dal
Portogallo. Si sapeva che aveva simpatizzanti in Catalogna e si riteneva che questi,
incoraggiati da una prova di forza navale, si sarebbero schierati dalla sua parte.
Rooke non riuscì a suscitare la rivolta catalana, ma ottenne un’inaspettata vittoria
mentre tornava alla base dopo una campagna fino allora totalmente infruttuosa. Il
5 agosto 1704 conquistò la fortezza di Gibilterra e tre settimane dopo sventò il ten-
tativo francese di riprenderla in una battaglia durata tutta una giornata di fronte a
Malaga. Una guarnigione inglese fu prontamente installata in questa roccaforte cru-
ciale, dando agli alleati il controllo dello stretto di Gibilterra e l’uso straordinaria-
mente importante del porto. La perdita di Gibilterra fu una sconfitta di importan-
za strategica determinante per i Borbone. Parte dell’esercito di Filippo V sarebbe
stata periodicamente impegnata nei tentativi di riconquista, mentre la presenza
delle navi alleate in quel luogo costituiva per la marina francese una grave limita-
zione alla possibilità di coordinare l’azione della flotta atlantica, che aveva base a
Brest, con la flotta mediterranea, di stanza a Tolone. In effetti, dopo Malaga, la flot-
ta francese non sarebbe più scesa in mare in forze per il resto della guerra. Azzop-
pata dalla conquista inglese di Gibilterra, erosa nelle sue potenzialità dai tagli di
bilancio, non avrebbe più potuto sfidare le potenze marittime.
I trionfi alleati a Höchstädt-Blenheim e Gibilterra giovarono tuttavia pochissimo
a Vittorio Amedeo II e non alleggerirono la pressione sul suo esercito in grave
inferiorità numerica. Il duca era particolarmente preoccupato perché non lo rag-
giungeva nessun rinforzo
,
come previsto nel trattato con l’imperatore, e per
giunta doveva pagare le truppe imperiali in Piemonte comandate da Starhem-
berg, contrariamente a quanto stabilito nello stesso trattato. Per tutte queste
ragioni si lamentava della letargia e incompetenza dell’amministrazione bellica
austriaca
40
. Intanto le armate francesi avanzavano rapidamente, occupando por-
zioni sempre crescenti del territorio da cui egli avrebbe potuto trarre denaro e
reclute. Mentre Vendôme entrava da est in Piemonte, lasciando parte dell’eser-
cito in Lombardia per bloccare ogni tentativo delle forze imperiali di venire in
aiuto di Vittorio Amedeo, l’armata francese nel ducato di Savoia, ora comanda-
ta dal duca di La Feuillade, passò il Moncenisio e prese Susa il 12 giugno 1704.
La Feuillade non attaccò subito Torino, ma si mosse invece per assicurarsi il con-
trollo di Pinerolo e delle vallate circostanti, mentre Vendôme sottometteva il Pie-
monte settentrionale. Il 21 luglio prese Vercelli e catturò la guarnigione. Rifiutò
lo scambio dei prigionieri per privare Vittorio Amedeo degli effettivi di cui que-
st’ultimo aveva disperatamente bisogno. In seguito Vendôme assediò Ivrea, che
conquistò il 30 settembre
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guadagnandosi così l’accesso alla Valle d’Aosta, rapi-
damente occupata. L’intenzione di Vendôme era occupare tutto il territorio
intorno a Torino, isolandola in preparazione dell’assedio. Nonostante l’avvici-
narsi dell’inverno, alla fine di ottobre cominciò ad attaccare Verrua, pericolosa-
mente vicina alla stessa Torino. Qui però incontrò una resistenza inattesa. La
guarnigione si oppose ostinatamente, sostenuta da forze sabaude e imperiali che
attaccavano le comunicazioni francesi dalla vicina Crescentino. L’accanita difesa
di Verrua fugò le voci che circolavano a proposito dell’intenzione di Vittorio
Amedeo di scendere a patti con Luigi XIV. Gli fece anche guadagnare tempo
prezioso e accrebbe le speranze di poter resistere fino all’arrivo delle armate
imperiali in suo soccorso
42
.
40
Per esempio, Hill a Nottingham, 1 febbraio 1704, o Hill a Marlborough, 14 gennaio 1705: W. B
LACKLEY
(a cura
di),
The Diplomatic Correspondence of the Rt. Hon. Richard Hill
cit., I, pp. 310-312; II, p. 483.
41
D. C
ARUTTI
,
Storia del regno di Vittorio Amedeo II
cit., pp. 304-305.
42
Nell’estate 1704 Hill temeva che Vittorio Amedeo stesse negoziando segretamente con i francesi: si veda ad
esempio Hill a Hedges, 22 agosto 1704, in W. B
LACKLEY
(a cura di),
The Diplomatic Correspondence of the Rt.




