Table of Contents Table of Contents
Previous Page  33 / 336 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 33 / 336 Next Page
Page Background

33

Ormai il duca di Marlborough temeva che, senza un tempestivo soccorso degli

alleati, Vittorio Amedeo sarebbe stato costretto a un accordo con Luigi XIV. Con-

clusa la campagna fece dunque visita alle corti di Prussia e Palatinato per assicu-

rarsi truppe di rinforzo per l’esercito imperiale sul teatro italiano

43

. Egli era parti-

colarmente critico nei confronti di quella che definiva «la supina negligenza della

corte di Vienna» nell’aiutare con tempestività l’alleato in maggior pericolo

44

. Il

principe Eugenio, ora a capo del consiglio di guerra imperiale, condivideva que-

ste apprensioni. Egli premeva sull’imperatore perché impegnasse gli uomini e il

denaro necessari per aiutare il duca, sconfiggere le armate borboniche in Italia

settentrionale e vincere l’ambito premio costituito da Milano. Il suo scopo, però,

non era tanto soccorrere il cugino in gravi difficoltà, quanto piuttosto risollevare

le sorti asburgiche in Italia; salvare Vittorio Amedeo dalla sconfitta era semplice-

mente un mezzo, perché la sua disfatta avrebbe inevitabilmente comportato quel-

la dell’intera causa alleata. A metà aprile 1705 Leopoldo finalmente acconsentì ed

Eugenio lasciò Vienna per assumere il comando dell’armata imperiale in Italia

45

.

L’incarico affidato al principe Eugenio rappresentò un nuovo impegno dell’impe-

ratore nella guerra in Italia. Gli fu possibile perché si trovava ora in una situazio-

ne strategica molto migliore. Sebbene la rivolta ungherese non fosse ancora sopi-

ta (continuò fino al 1711, distraendo consistenti forze asburgiche), l’occupazione

della Baviera a seguito della battaglia di Höchstädt-Blenheim annullò il pericolo

di invasione, concesse a Vienna ulteriori risorse da destinare allo sforzo bellico e

la rese libera di dedicare maggiori energie alla conquista di Milano. L’impegno di

Leopoldo era peraltro in larga misura teorico, in quanto non fornì a Eugenio il

supporto finanziario di cui aveva bisogno

46

. Tre settimane dopo la partenza del

principe per l’Italia, però, le cose cominciarono a prendere una piega diversa. Il

5 maggio l’imperatore Leopoldo morì; gli successe l’energico figlio maggiore che

divenne imperatore col nome di Giuseppe I. Egli avrebbe proseguito la guerra

con molto maggior vigore del padre e in cooperazione più stretta con gli alleati.

Immediatamente revocò i vecchi ministri e nominò uomini nuovi a lui fedeli. Ma

gli sarebbe occorso tempo per scuotere l’indolente amministrazione asburgica: il

cambiamento non avrebbe potuto essere istantaneo. In sintonia con il principe

Eugenio, Giuseppe guardava a Milano e al Reichsitalien come al principale obiet-

tivo della sua politica e perciò si mise al lavoro immediatamente per allestire l’ar-

mata d’Italia. Si accordò per avere truppe di rinforzo da Prussia e Palatinato, ma

la fiacca amministrazione finanziaria asburgica non riuscì a procurare il denaro di

cui Eugenio aveva bisogno per pagare i suoi uomini

47

. Oltre a essere carente di

denaro e forniture e devastato dalle malattie, l’esercito di Eugenio si trovava in

grave inferiorità numerica – egli disponeva di circa 15.000 uomini, di cui solo la

metà adatti al servizio, contro i 30.000 di Vendôme. Non poteva dunque pensare

di irrompere attraverso le linee francesi per portare a Vittorio Amedeo l’aiuto che

The sea fight of Malaga

e

The Duke of Marlborough

conducted by Pallas to the temple of honour

, in John

Campbell,

The military history of the late Prince Euge-

ne of Savoy and of the late John Duke of Marlborou-

gh [...]

(BCT, 413 A 64, dopo p. 352 e dopo p. 92, par-

ticolare).

Hon. Richard Hill

cit., I, p. 411. Sulle possibilità di soccorso, ancora Hill a Hedges, 4 febbraio 1705,

ibid

., II,

p. 491. Vittorio Amedeo diede istruzioni a Brianzone, suo ambasciatore a Londra, di smentire queste voci: si veda

il riassunto della sua lettera (18 febbraio 1705), in

CGP

, V, p. 361.

43

D. C

HANDLER

,

Marlborough as Military Commander

cit., p. 152. Si veda Marlborough a Heinsius, Gran Pensio-

nario d’Olanda, 26 ottobre 1704, in B

ERT VAN

’

T

H

OFF

(a cura di),

The Correspondence 1701-1711 of John Chur-

chill, First Duke of Marlborough, and Anthonie Heinsius, Grand Pensionary of Holland

, Den Haag: Nijhoff, 1951,

p. 145. Con il trattato siglato il 28 novembre 1704, il re di Prussia forniva 6000 fanti e 2000 cavalieri per combat-

tere in Italia nel 1705, in cambio di 300.000 scudi annui pagati dalle potenze marittime; si veda C. S

OLARO DELLA

M

ARGARITA

(a cura di),

Traités publics de la Royale Maison de Savoie avec les puissances étrangères depuis la paix

de Cateau-Cambrésis jusqu’à nos jours

cit., II, pp. 240-248.

44

Marlborough a Hill, 6/17 febbraio 1705, in W. B

LACKLEY

(a cura di),

The Diplomatic Correspondence of the Rt.

Hon. Richard Hill

cit., I, p. 179.

45

M

AX

B

RAUBACH

,

Prinz Eugen von Savoyen. Eine biographie

, 5 voll., Munich: Oldenburg, 1964, II, p. 88 e sgg.

46

Stepney al segretario di stato Harley, da Vienna, 18 aprile 1705: il principe è partito per l’Italia «più come un

apostolo che come un generale, visto che non ha denaro». Citato da D

EREK

M

C

K

AY

,

Eugenio di Savoia. Ritratto di

un condottiero 1663-1736

, Torino: Sei, 1989, p. 108.

47

C. I

NGRAO

,

In Quest and in Crisis

cit., p. 79 e sgg.