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Dalla primavera 1705 La Feuillade era stato impegnato nella conquista degli ultimi possedi-
menti transalpini di Vittorio Amedeo. A marzo occupò la contea di Nizza e il 10 aprile la
stessa città. La guarnigione però rifiutò di arrendersi e si asserragliò nella cittadella, donde
condusse una valorosa difesa. Luigi XIV a quel punto ordinò a La Feuillade di dirigersi
immediatamente su Torino, piuttosto che perdere altro tempo nella presa di Nizza, obietti-
vo di gran lunga meno importante
53
. Così si negoziò un armistizio di sei mesi e, dopo aver
lasciato alcuni uomini a sorvegliare la cittadella, La Feuillade condusse il nerbo delle forze
attraverso le Alpi a Susa, pronto a unirsi con Vendôme e a dare il colpo di grazia a Vittorio
Amedeo. Anovembre il duca di Berwick avrebbe assunto il comando aNizza e ripreso l’as-
sediodella cittadella, che si sarebbe finalmente arresa il 5gennaio1706
54
.Questo fuuno scac-
co per Vittorio Amedeo, perché con Nizza in mani nemiche non c’era più alcuna speranza
che le potenzemarittime potessero farvi sbarcare truppe in suo appoggio.Nello stessoperio-
do capitolò anche la fortezza di Montmélian in Savoia. La caduta di questi due ultimi avam-
posti lasciò ai francesi il pieno controllo delle terre transalpine di Vittorio Amedeo e com-
pletò l’accerchiamento del territorio che il duca ancora conservava in Piemonte. Però la resi-
stenza di queste due fortezze, come quella di Verrua e Chivasso, aveva rallentato in maniera
significativa l’avanzata francese, mentre la presenza dell’esercito del principe Eugenio in
Lombardia aveva obbligato Vendôme a distogliere forze che altrimenti avrebbe usato per
affrettare la caduta di Vittorio Amedeo. Questi ritardi sul programma dei francesi si sareb-
bero dimostrati di importanza determinante.
DUE ASSEDI E UNA BATTAGLIA
(1705-1706). Gran parte della stagione propizia alle
campagne militari era già trascorsa prima che l’armata di La Feuillade si muoves-
se infine all’assedio di Torino nei primi giorni di agosto 1705; a soli due mesi dal-
l’autunno, il tempo che restava era pericolosamente breve per un’impresa di tale
complessità. La Feuillade pose il suo quartier generale a Venaria e perlustrò le
difese della città; dovette presto riconoscere la difficoltà che si trovava ad affron-
tare. Torino era protetta da fortificazioni molto solide e tecnicamente aggiornate,
circondate da ampi terrapieni. Il duca aveva arruolato lavoratori dalla città e dal
circondario per ampliare e rafforzare questi terrapieni. La Feuillade sperava tut-
tavia che la sua superiorità numerica – egli inizialmente stimava di poter schiera-
re 25.000 uomini contro 4000 del duca – gli avrebbe consentito di avere rapida-
mente la meglio sui difensori. Ma non sarebbe stato così, perché molti suoi uomi-
ni caddero ammalati e a fine agosto non ne aveva più di 12.000 abili al servizio
55
.
Inoltre in quel momento La Feuillade non disponeva ancora dell’artiglieria
pesante per bombardare Torino. Il suo parco d’assedio non sarebbe arrivato sino
alla fine di settembre – un altro fatale ritardo. Finché non arrivò, egli potè solo
effettuare il blocco della città e, dati gli effettivi limitati a disposizione, non gli fu
possibile completare l’accerchiamento. La Feuillade non iniziò le regolari opera-
zioni d’assedio fino al 6 settembre, allorché le sue truppe cominciarono a scavare
una parziale linea di circonvallazione a sud della città, dal Po a Lucento. Eviden-
temente egli intendeva applicare a Torino il metodo da manuale per l’assedio di
una città fortificata, concentrando il fuoco sulla cittadella: una volta che questa
fosse caduta, la città si sarebbe inevitabilmente arresa. Il grande ingegnere milita-
re maresciallo Vauban era però di diversa opinione. Grazie alla sua conoscenza
delle fortificazioni di Torino (era stato consultato dal duca Carlo Emanuele II
53
Ibid
., VI, pp. 634-635.
54
P
AUL
C
ANESTRIER
,
L’oeuvre de Vauban dans les Alpes-Maritimes
, in
Congrès Vauban, Avallon 1933. Mémoires
,
Beaune: Giraud, 1935, pp. 117-118.
55
La stima di La Feuillade sull’entità delle truppe (10 agosto) si trova in J.-J. P
ELET
, F.-E.
DE
V
AULT
,
Mémoires mili-
taires relatifs à la succession d’Espagne sous Louis XIV
cit., V, p. 179. Per una stima dell’effettiva forza di La Feuil-
lade, si veda Hill a Hedges, 11/22 agosto 1705, in W. B
LACKLEY
(a cura di),
The Diplomatic Correspondence of the
Rt. Hon. Richard Hill
cit., II, p. 606.




