Scheda: Evento - Tipo: Culturale

Torino e le donne. Piccole e grandi storie dal Medioevo a oggi - Storie di persecuzione

''Torino e le donne''. Sezione: Storie di persecuzione.

Archivio Storio della Città di Torino, documenti in mostra dal 6 ottobre 2021 al 31 marzo 2022.

Le donne della famiglia Servadio

Dopo l’emanazione delle leggi sulla razza del 1938 Gemma Servadio, una donna di religione ebraica, decise di restare in città con la madre novantenne Nina. Quattro dei suoi 5 figli emigrarono; a Torino rimase solamente il quartogenito Lucio. Gemma e sua madre Nina il 2 dicembre 1943 vennero tradotte alle carceri «Nuove» per poi essere rilasciate nove giorni dopo; nuovamente arrestate a Torino il 23 maggio 1944, furono trasferite a Fossoli per circa un mese, durante il quale Gemma inviò otto missive a conoscenti e amici torinesi, lettere oggi conservate al Museo Nazionale dell’Olocausto di Washington. Gemma e Nina a Torino non fecero più ritorno: le loro vite si interruppero ad Auschwitz-Birkenau il 30 giugno 1944.

Lucia Servadio, la maggiore dei cinque figli di Gemma, dopo la laurea in Medicina abbandonò l’Italia nel 1940 per trasferirsi a Tangeri, dove rimase per 40 anni, su invito del dottor Shakin, anch’egli di religione ebraica. La dottoressa pochi mesi prima di morire ha concesso un’intervista a Olivia Fincato e Renato D’Agostin che riassume così quella fase della sua vita: «Il dott. Shakin chiedeva se mio marito [il medico Nino Vittorio Bedarida] era disposto ad andare a dirigere una clinica privata nella zona internazionale di Tangeri. Tangeri in quel momento era amministrata insieme all’Italia da Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda. I sudditi di queste nazioni potevano entrarvi liberamente senza bisogno di visti ed esercitarvi le loro professioni. Uno spiraglio di luce si apriva per noi...». Lucia, medico, donna, ebrea in un paese musulmano, per anni ha aiutato chiunque avesse avuto bisogno. Si spegne nel 2006 nella sua casa di Cornwall-on-Hudson; le sue spoglie riposano nel cimitero di Torino.

Sandra Aloardi è la moglie di Lucio Servadio, il quartogenito di Gemma che ben presto cominciò la sua lotta contro il regime, pagata a caro prezzo: dopo aver messo al riparo la famiglia – la moglie e il figlio Gianmassimo di neppure due anni – Lucio venne rinchiuso nelle carceri Nuove. Entrò definitivamente nelle file della Resistenza dopo l’arresto della madre e della nonna. La moglie di Lucio, torinese e cattolica, agli occhi del regime ebbe però una grande ‘colpa’: quella di aver sposato un ebreo.
Sandra si battè per i propri ideali e, più concretamente, per la liberazione di Nina e Gemma; crebbe in silenzio il proprio figlio e appoggiò le scelte del marito restando ostinatamente dalla sua parte.


Note

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(Mostra a cura di Maura Baima, Luciana Manzo, Fulvio Peirone. Segreteria: Anna Braghieri. Progetto espositivo: Ottavio Sessa. Allestimento: Gisella Gervasio, Manuela Rondoni. Riproduzioni fotografiche: Giuseppe Toma, Enrico Vaio. Foto web: Deborah Sciamarella. Collaborazioni: Andrea D'Annibale, Massimo Francone, Omar Josè Nunez, Anna Maria Stratta. Per MuseoTorino: Caterina Calabrese, Surya Dubois Pallastrelli, Diletta Michelotto. Traduzioni: Surya Dubois Pallastrelli, Laura Zanasi).

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