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condurre operazioni congiunte in Italia settentrionale. Per compensare le pretese

del duca all’eredità spagnola (attraverso la bisnonna, l’infanta Caterina, figlia di

Filippo II) e per premiare il suo apporto militare, l’imperatore gli garantiva la Val-

sesia, la Lomellina, i territori di Alessandria e Valenza e le parti del Monferrato

appartenenti ai Gonzaga

23

. Con una clausola segreta, aggiunta peraltro al trattato,

Auersperg si spinse oltre. Egli impegnò l’imperatore a cedere il Vigevanasco per

indennizzare Vittorio Amedeo della recente perdita delle truppe a San Benedet-

to Po e dell’imminente pericolo d’invasione che doveva fronteggiare. Questa

clausola divenne in seguito un preoccupante elemento di discordia

24

. Poiché il

trattato era stato concluso in gran fretta, l’imperatore non aveva avuto tempo di

accettare questo articolo e così l’adempimento venne lasciato alla sua «generosità

e benevolenza». Speranza rimasta inappagata. I successori di Leopoldo rifiutaro-

no di considerarsi obbligati da questa clausola e non cedettero il Vigevanasco,

nonostante le forti pressioni delle potenze marittime. La controversia sul Vigeva-

nasco avrebbe per decenni guastato le relazioni fra casa Savoia e gli Asburgo.

Il trattato di alleanza prevedeva anche che l’imperatore si impegnasse a ottenere

dalle potenze marittime assistenza finanziaria per il duca. Era solo una formalità,

giacché i governi inglese e olandese si erano interessati ai negoziati tra Vittorio

Amedeo e l’imperatore fin dall’inizio e cominciarono ad appoggiare economica-

mente Vittorio Amedeo fin dalla firma del trattato. Il sostegno delle potenze

marittime (o più specificamente dell’Inghilterra, visto che i sussidi olandesi erano

di solito in arretrato) era di importanza fondamentale: senza di esso, Vittorio

Amedeo non sarebbe potuto sopravvivere

25

. George Stepney, l’inviato inglese alla

corte di Vienna, aveva fatto pressioni su Leopoldo I e il suo consiglio per affret-

tare la conclusione dell’alleanza, di grande importanza per le potenze marittime

26

:

esse erano pronte non solo a finanziare in contanti l’alleanza austro-sabauda, ma

anche a concludere in proprio trattati con Vittorio Amedeo, grazie alla posizione

dei suoi domini a cavallo delle Alpi alle frontiere sud-orientali della Francia, che

suggeriva loro interessanti possibilità strategiche. Per il duca di Marlborough,

comandante in capo delle armate anglo-olandesi e, insieme al principe Eugenio,

responsabile delle strategie alleate, il Piemonte avrebbe potuto aprire un nuovo

fronte nella guerra contro Luigi XIV, come negli anni novanta del Seicento. Pote-

va anche divenire teatro di operazioni in cui le potenze marittime avrebbero fatto

fruttare la loro superiorità navale e nel 1704 e 1705, in effetti, flotte alleate sareb-

bero state inviate da Lisbona nel Mediterraneo per aiutare il duca di Savoia asse-

diato. (Non riuscirono a raggiungerlo, ma ottennero la presa di Gibilterra nel

1704 e di Barcellona nel 1705). Un’altra opportunità strategicamente importante,

resa più forte da sentimenti di solidarietà religiosa, veniva dalla rivolta dei

Cami-

sards

protestanti delle Cévennes, scoppiata l’anno precedente; il governo inglese

in particolare vi scorse l’occasione di lanciare un’invasione in profondità nel ter-

ritorio francese

27

. (Era naturalmente una pia illusione: non c’era infatti alcuna

Le Theatre de la guerre en Italie [...]

, incisione in rame,

1701 (ASCT,

Collezione cartografica

, 158).

23

Ferdinando-Carlo II di Gonzaga-Nevers, duca di Mantova, si era alleato con Luigi XIV. Di conseguenza l’im-

peratore lo dichiarò vassallo disobbediente e lo condannò a perdere le sue terre. Mantova sarebbe dovuta torna-

re all’imperatore.

24

Vittorio Amedeo chiedeva questa compensazione anche perché lamentava che l’imperatore avesse lasciato tra-

pelare i loro negoziati segreti; D. C

ARUTTI

,

Storia del regno di Vittorio Amedeo II

cit., p. 296.

25

Per il totale degli aiuti alleati si veda L

UIGI

E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la

guerra di successione spagnuola

, Torino: Bocca, 1908, pp. 350-352. Essi rappresentavano circa il 20 per cento del

bilancio e una percentuale assai maggiore sulle entrate reali, e raggiunsero l’apice del 33 per cento del bilancio nel

fatidico 1706. Gli aiuti tuttavia non garantivano che Vittorio Amedeo seguisse le direttive degli alleati; si veda C.

S

TORRS

,

War, Diplomacy and the Rise of Savoy

cit., pp. 117-118.

26

Stepney (1663-1707) era assai esperto nelle questioni riguardanti il Sacro Romano Impero, avendo servito come

inviato presso numerose corti principesche tedesche. Fu inviato speciale a Vienna dal 1701 al 1705.

27

Marlborough a Godolphin, 8/19 luglio 1703, in H

ENRY

S

NYDER

(a cura di),

The Marlborough-Godolphin Corre-

spondence

, 3 voll., Oxford: The University Press, 1975, I, p. 218. Si vedano le istruzioni per Richard Hill, inviato

speciale presso Vittorio Amedeo II, 26 luglio/6 agosto 1703, in W

ILLIAM

B

LACKLEY

(a cura di),

The Diplomatic