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Parte prima Declino economico ed equilibrio istituzionale (1280-1418)

vitori dei suoi parenti; sebbene fosse membro del consiglio di credenza

dal 1377, anche i suoi rapporti con le autorità cittadine erano spesso

burrascosi. Ora, dai conti del clavario risulta che nel 1383 Antonietto

«fecit quandam ligam cum pluribus popularibus Taurini de faciendo id

quod faceret». Si trattava di una vera e propria lega giurata, palesemente

illegale a norma degli statuti, e tanto più pericolosa in quanto, come sot-

tolineano tutte le fonti, coloro che si erano impegnati a seguire Anto-

nietto in tutto ciò che avrebbe fatto erano uomini del popolo: altri con-

ti, questa volta di tesoreria, registrano il pagamento della multa cui fu

condannato Antonietto «occasione iure per ipsum facte cum certis po-

pularibus dicti loci».

Non sappiamo che cosa avesse in mente il nostro, ma il vicario Pe-

rino Malabaila, non appena informato, provvide immediatamente ad

arrestarlo, non senza una colluttazione che valse più tardi al Borgesio

un’ulteriore multa, per aver afferrato il vicario per il cappuccio del-

l’

houppelande

e aver pronunciato al suo indirizzo parole ingiuriose. Il

prigioniero venne incarcerato nel castello, ma i suoi seguaci scesero in

piazza col proposito di liberarlo, e qualcuno di loro «dixit incitando po-

pulum: bonum esset capere vicarium dum ibit ad mixam quousque re-

laxaret Anthonium Borgexii». Fallito quel tentativo, la folla si radunò

davanti al palazzo comunale rumoreggiando contro le autorità, e «pro-

ferendo plura verba illicita in vicarium et credendarios Thaurini tunc

consilium facientes». Ben cinquanta sono i popolari multati in seguito

all’accaduto, di cui alcuni in cifre assai considerevoli, come Tomaino

Delfino multato in 40 lire per aver preso parte al tumulto «se faciendo

quodammodo capitaneum popularium»: parola grossa, questa di capi-

tano, e segno inequivocabile che il consenso di cui godeva Antonietto

era radicato, con inquietudine delle autorità, fra ceti indiscutibilmen-

te popolari.

Una rapida indagine prosopografica dimostra per giunta che in que-

sta occasione il sostantivo

populares

designa senza possibilità di dubbio

uomini appartenenti ai ceti più modesti, senza quasi alcun rapporto con

l’oligarchia che pure continuava a dirsi popolare: fra i seguaci di Anto-

nietto infatti non compaiono se non pochissimi membri delle famiglie

che capeggiavano politicamente il popolo e che dividevano con gli al-

berghi il controllo del consiglio comunale. Ad eccezione di tre o quat-

tro membri della credenza, osti o bottegai di professione, i cui nomi era-

no iscritti agli ultimi posti nell’elenco dei credendari, e dello stesso Del-

fino, che senza essere membro del consiglio si ritrova più volte fra i

membri di commissioni composte di «bonos marchatores et suficien-

tes», tutti i multati erano uomini di modesta o infima condizione, ap-